Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT confermano un andamento in chiaroscuro del mercato del lavoro italiano. A dicembre 2025 il tasso di disoccupazione si è attestato attorno al 7,2%, mostrando un leggerissimo miglioramento rispetto ai mesi precedenti, ma senza segnali di svolta strutturale. La disoccupazione giovanile resta invece elevata, con valori che oscillano intorno al 22%, a testimonianza di un divario generazionale che continua a pesare.
Il calo registrato riguarda soprattutto la componente femminile e alcune regioni del Nord, mentre il Mezzogiorno continua a mostrare livelli di disoccupazione doppi rispetto alla media nazionale. In crescita anche il numero degli occupati a tempo indeterminato, ma rimane consistente la quota di contratti a termine e part‑time involontari, che rappresentano una delle criticità più persistenti del mercato del lavoro italiano.
Sul fronte macroeconomico, gli analisti sottolineano come la lieve ripresa dell’occupazione sia legata a una fase di stabilizzazione post‑inflattiva e a un rallentamento dei costi energetici, fattori che hanno favorito alcuni settori produttivi. Tuttavia, permangono nodi strutturali: bassa produttività, investimenti insufficienti e un tasso di inattività ancora tra i più alti d’Europa.
Il confronto con la Svizzera — dove la disoccupazione si mantiene su livelli minimi e in ulteriore calo — evidenzia la distanza tra due modelli economici profondamente diversi. L’Italia mostra segnali di tenuta, ma la strada per un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo resta lunga.