DI FRONTE ALLA MORTE LE “DIFFERENZE” NON DOVREBBERO ESISTERE

L’enfasi ad oltranza non garantisce un “percorso migliore” per la via dell’eternità. L’uomo è eguale ovunque… sempre

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

È certamente normale, forse fin troppo, ricordare con una certa enfasi protagonisti di successo quando ci lasciano, prematuramente o meno. In questi casi solamente sono ricordati da biografi, commentatori-opinionisti o più semplicemente da giornalisti in quanto la notizia del (loro) decesso rientra tra le notizie di cronaca. In questi ultimi due-tre decenni hanno lasciato questo mondo molti personaggi noti dello spettacolo, dello sport, della cultura e della politica e, a tutti, è stato riservato un ricordo spesso elogiativo chiamando a “testimonianza” famigliari, loro colleghi, fan e qualche volta la voce del cosiddetto uomo di strada o del vicinato. Quello che mi colpisce in questi casi non solo è l’eccessiva enfasi nel rievocare il loro passato (carriera, successo, virtù… meno spazio a pochi difetti), ma anche la differenza delle citazioni per i diversi personaggi che, a rigor di logica, se tutti hanno avuto un proprio percorso artistico, socio-culturale o politico non vedo perché si debbano evidenziare determinate differenze (spesso eccessivamente), giacché il fine ultimo è il medesimo; tuttalpiù le varianti possono riguardare la loro età, le loro origini e il loro ruolo. Queste mie iniziali considerazioni potrebbero essere lette come una sorta di dietrologia, ma non è così perché dal punto di vista prettamente umano siamo tutti uguali per l’origine e per il termine… Inoltre, l’aggravante è data dal fatto che per certi personaggi noti, e taluni non troppo, oltre alla classica (e “monotona”) omelia, giornalisti e fan continuano per giorni a rievocare questo o quel personaggio, talvolta esprimendosi con sentimenti di devozione, in alcuni casi anche delirando: classico è l’esempio della star statunitense Elvis A. Presley (1935-1977) i cui ammiratori anora oggi lo piangono anche in modo esasperato recandosi sulla sua tomba; e più recentemente del goleador Diego Armando Maradona (1960-2020), del quale si sono creati manufatti e amuleti d’ogni sorta in segno di venerazione e protezione. Questi esempi si potrebbero paragonare ad alcuni altri nostri connazionali ma a parte il fare nomi, credo sia sufficiente considerare che questo “vezzo”, per quanto considerato normale per i fan, talvolta è responsabile di assurde emulazioni (in epoca medievale il rogo era garantito!). Inoltre mi sconcerta il fatto che a scienziati di chiara fama che hanno dedicato la loro vita al benessere dell’umanità (spesso senza arricchirsi, e taluni ammalandosi o perdendo la vita sul campo), non sempre vengono dati loro gli stessi tributi di qualche star.

E che dire, infine, della dipartita del nostro vicino,  del negoziante del quartiere, del nostro ex insegnante che il più delle volte ci hanno lasciato con umiltà, in silenzio e ricordati con espressioni laconiche e della durata di un solo giorno, se non addirittura per la sola durata delle esequie? Così anche per il povero clochard che ogni tanto abbiamo visto sostare sul marciapeide o in un angolo della strada, e al quale magari abbiamo donato una monetina senza degnarlo di uno sguardo compassionevole, e il cui decesso è avvenuto a nostra insaputa proprio perché non lo conoscevamo… e non lo si è divulgato proprio perché uno dei tanti! Se critichiamo la nostra esistenza perché troppo effimera e magari anche perché il destino non è stato con noi particolarmente generoso, l’assistere a queste differenze che personalmente definisco “incomprensibile distanziamento umano”, ci dovrebbe indurre a qualche riflessione in più proprio perché il fine ultimo degli esseri umani è univoco e, i beni materiali accumulati in vita, non sono trasportabili e a volte nemmeno ereditabili; e questo perché di fronte a Dio in quel momento non esistono distinzioni… L’umanità da sempre è accompagnata da questo “mistero”, che personalmente ritengo non debba essere svelato, in ragione del fatto che ognuno di noi è libero di condurre la propria vita come meglio ritiene, e volersi differenziare gli uni dagli altri non migliora certo il nostro destino. Proseguendo, mi rendo conto di sconfinare nella Teologia ed ancor più nella Filosofia o Antropologia culturale, campi che didatticamente non mi appartengono, ma non per questo sono da eludere perché ritengo essere lecito porsi gli interminabili “perché” dei comportamenti umani, le cui risposte (volendo) possiamo trovarle dentro di noi. Ma purtroppo non tutti sono dotati di una certa base culturale per distinguere ciò che è razionale e ciò che non lo è e, potenzialmente, se siamo sani di mente e liberi da ogni costrizione e/o vessazione altrui, è bene protendersi per tutti coloro che hanno bisogno di un’attenzione e, alla loro dipartita, considerarli alla pari indipendentemente dalla loro storia… ricca o povera di gloria!

La seconda immagine è tratta dal quotidiano Avvenire

1 thought on “DI FRONTE ALLA MORTE LE “DIFFERENZE” NON DOVREBBERO ESISTERE

  1. Condivido, ed applaudo il bravo giornalista Bodini, per la sua attenta ed esatta critica, ad un fenomeno che ci riguarda tutti da vicino. Poi quella: ” Inquisizione ” una vera ciliegina sulla torta.

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