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Desmond Doss eroe della non violenza

Era un obbiettore di coscienza e non impugnò mai un'arma, ma salvò 75 uomini durante la 2° Guerra Mondiale

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La guerra è sicuramente la parte più oscura della storia umana poiché in essa si sviluppano violente carneficine e massacri che mostrano tutta la crudeltà umana. È difficile trovare delle persone che mantengano intatta la propria integrità morale ed i propri ideali durante un conflitto, specialmente se parliamo della terribile Seconda Guerra Mondiale. Eppure è giusto ricordare personaggi che, nonostante tutte le avversità, sono riusciti a portare un messaggio di pace e solidarietà malgrado il contesto fosse tutt’altro che favorevole e uno di questi è sicuramente l’eroe  Desmond Doss.

Desmond Doss è stato un militare statunitense come tanti che combatté nella Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico. Quello che lo ha reso unico è che Desmond Doss fu il solo fra gli unici tre obiettori di coscienza che si arruolarono mai nell’esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale ad essere insignito della Medal of Honor (Medaglia d’Onore) senza aver sparato un colpo per tutta la durata della conflitto mondiale. Per riuscire a ricevere questa onorificenza (la massima a cui si può aspirare nell’esercito statunitense) Desmond Doss riuscì a salvare la vita a 75 uomini senza sparare alcun colpo. La sua storia comincia qualche anno prima quando, nel 1942, decide di arruolarsi come volontario nell’esercito per difendere il suo paese ma, essendo un forte credente nella chiesa cristiana avventista del settimo giorno (ramificazione della religione cristiana che ripudia la guerra e l’utilizzo delle sue armi in ogni forma), si arruolò come soccorritore militare. Le sue peripezie, come viene fedelmente riportato nel film ispirato alla sua storia “Hacksaw Ridge”, cominciarono già dall’addestramento dove il soldato Doss fu vittima di maltrattamenti e umiliazioni da parte dei suoi compagni e dei suoi superiori per il suo atteggiamento del tutto contrario nell’impugnare un’arma. Nonostante tutte le minacce ed i soprusi Desmond Doss rimase fedele ai suoi ideali e non toccò un’arma da fuoco né sparò un colpo durante tutto l’addestramento e fu, in seguito, inviato nel Pacifico accompagnato dalla certezza dei suoi superiori che sarebbe morto nel giro di pochi giorni. Incredibilmente per tutti, durante la battaglia tenutasi nell’isola di Okinawa, il soldato riuscì a salvarsi nonostante i vari giorni di pieno conflitto fra i Giapponesi e gli Americani, rimanendo sempre fra le prime linee a soccorrere i feriti, evitando i proiettili e le granate provenienti da ambo i lati. Durante un momento di tregua tra le due fazioni in cui entrambi gli eserciti si ritirarono Desmond Doss rimase sul campo di battaglia per più di 24 ore di fila trasportando senza sosta i feriti al campo medico americano. Il giovane soldato non fece distinzioni e trasportò sopra le sue spalle anche feriti Giapponesi salvando la vita a 75 persone. Non fu affatto un’impresa facile soprattutto perché nel frattempo i Giapponesi stavano rastrellando il campo di battaglia in cerca di sopravvissuti Americani a cui dare il colpo di grazia e intanto l’esercito degli USA non poteva inviare rinforzi al soldato Doss perché a corto di uomini. Malgrado le difficoltà Desmond continuò a trasportare feriti completamente disarmato e nascosto agli occhi dei Giapponesi, che lo avrebbero sicuramente ucciso se lo avessero individuato, per 24 ore di fila, ripetendosi tutte le volte che ne metteva uno in salvo: “Dio per favore fammene trovare un altro”. Desmond è morto felicemente nel 2006 nella sua casa in Alabama.

Lorenzo Toninelli

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