Ursula von der Leyen e il presidente della Confederazione Guy Parmelin prima di una sessione plenaria nella sala congressi durante il 56° Incontro annuale del Forum economico mondiale (WEF) a Davos, martedì 20 gennaio 2026. Keystone / Laurent Gillieron
Il Forum economico mondiale 2026 di Davos è iniziato in un contesto di tensioni geopolitiche estreme. Nonostante il motto “A Spirit of Dialogue”, la scena è dominata dalle minacce tariffarie del presidente statunitense Donald Trump e soprattutto dalla sua richiesta di acquistare la Groenlandia.Trump minaccia gli Stati europei con dazi fino al 200%, mentre la Danimarca e altri Paesi dell’UE oppongono resistenza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato nel suo discorso di martedì a Davos che l’UE reagirà “in modo fermo, unito e proporzionato” alle minacce di Washington. La Svizzera tenta nel frattempo di ottenere slancio diplomatico dalla situazione. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin vuole portare avanti i negoziati per un accordo commerciale con gli Stati Uniti, allo scopo di ridurre drasticamente i dazi sull’export elvetico. Nel suo discorso al WEF ha sottolineato l’importanza dell’unità e delle relazioni internazionali.Parallelamente, lunedì sera a Zurigo si sono verificati gravi disordini. Durante una manifestazione anti-Trump che ha radunato migliaia di partecipanti, la polizia ha usato cannoni ad acqua e proiettili di gomma contro i “black bloc”, dopo che erano state distrutte vetrine ed erette barricate. L’organizzazione Campax ha criticato il WEF come una mera “storia di soldi e potere.
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La nostra traduzione di un divertente articolo del Financial Times sul gergo parlato al WEF