Dal carcere di Spoleto una lettera al direttore di Repubblica.it

Dal carcere di Spoleto una lettera al direttore di Repubblica.it

Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera aperta di un ergastolano,

un uomo ombra,

a Vittorio Zucconi

 

“L’amore è l’unica forza capace di trasformare un nemico in amico”. (Martin Luther King)

 

 

Di Vittorio Zucconi, La Repubblica, 11 Maggio 2012:

Premessa per evitare equivoci. Ogni persona che arriva alla decisione di togliersi la vita merita la nostra pietà umana, quali che siano le sue ragioni e la sua storia.  Ma  perché le centinaia di detenuti, cioè di individui affidati alla nostra custodia, ripeto, custodia, detenuti in carcere che si uccidono e magari neppure entrano nelle statistiche per cavilli formali (non è morto in cella, ma in ospedale a causa del trauma riportato nel tentativo di uccidersi, per esempio) non provocano brividi di sdegno o di attenzione e non increspano spesso nemmeno l’oceano della Rete?

Forse  perché sono esseri umani da buttare, escrementi sociali? Sono condannati, qualcuno naturalmente obietterà, anche se a volte si tratta di detenuti in attesa di giudizio dunque formalmente innocenti come ci ripetono tutti i manigoldi sorpresi con le mani nel bussolotto pubblico. Giusto, ma condannati a morte? O si ignorano perché non possono essere usati come carne da cannone televisivo e come munizioni politiche da sparare contro questo o quel partito politico, essendo un peso che sta sulla coscienza di tutti i governi e di tutti i vecchi o nuovi politicanti che non ne parlano, dunque nostra?

 

Dottor Zucconi, sono “Un uomo ombra”, un ergastolano ostativo, un cattivo e colpevole per sempre, mi permetto di risponderLe io.

Saprà che molti detenuti sono spinti a disegnare e a scrivere i nomi dei propri cari, poesie, insulti e  preghiere nei muri delle loro celle.

E per esperienza diretta, per essere stato in centinaia di celle,  Le testimonio che ho trovato spesso scritto dappertutto questa frase: “Meglio morto che prigioniero”.

 

Dottor Zucconi, alcuni detenuti fra la paura di vivere e quella di morire non scelgono né l’una né l’altra.

E i vigliacchi come me si accontentano solo di sopravvivere.

I più coraggiosi che invece amano e rispettano tanto la vita non riescono a sopportare di vederla appassire, nell’illegalità istituzionale e umana, dentro l’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) e scelgono di morire.

E, mi creda, non è facile morire e rinunciare a tutto ciò che ami, io non ho questo coraggio, ma non Le nascondo che certe notti questo coraggio lo vorrei avere.

 

Dottor Zucconi, è vero,  se s’impicca un detenuto, nessuno ne parla, pochissimi ci fanno caso e tutti rimangono indifferenti,  se invece s’impicca un imprenditore, un politico, un banchiere, apriti cielo!

Questo semplicemente perché si può essere criminali ed essere brave persone invece si può essere persone perbene ed essere criminali.

E poi i “buoni” è difficile che abbiano pietà e con la scusa di chiedere giustizia cercano vendetta e i politici li accontentano per avere i loro voti e rubare meglio.

 

Dottor Zucconi, complimenti per il suo articolo e Le mando un sorriso fra le sbarre.

 

Carmelo Musumeci

Carcere Spoleto, maggio 2012

www.carmelomusumeci.com

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