
Se lo chiede Alessandro Di Battista e ce lo chiediamo anche noi. Riportiamo il suo commento sulle dichiarazioni del nostro presidente della Repubblica, al quale, a nostro avviso, non si può aggiungere altro.
2 giugno 1946. Nasceva la Repubblica italiana. Una Repubblica nata dal voto popolare con una partecipazione enorme: oltre l’89% degli aventi diritto. Quel giorno non si scelse solo tra monarchia e repubblica. Si scelse anche chi avrebbe scritto la nostra Costituzione, quella che “ripudia la guerra”.
Ma oggi, 2 giugno 2025, cosa resta di quella Repubblica? Cosa resta di una Repubblica che ripudia la guerra ma che continua a partecipare alle guerre della NATO? Cosa resta di una Repubblica che ripudia la guerra ma che vede come unica soluzione della guerra Russia-NATO in Ucraina l’invio di armi a Kiev e che disconosce la diplomazia come strumento di risoluzione dei conflitti? Cosa resta di una Repubblica che ripudia la guerra ma che non riesce a prendere una netta posizione sul genocidio palestinese?
Ieri, dopo 19 mesi di silenzio, ha parlato finalmente Sergio Mattarella. Il garante della Costituzione, il Presidente che, quando si tratta di Israele pesa ogni singola sillaba. Eppure, settimane fa, non ebbe problemi a paragonare la Russia di Putin al Terzo Reich.
Ieri, ha detto: “Che venga ridotta alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani, è disumano. È grave l’erosione di territori attribuiti alla Autorità Nazionale Palestinese. I Palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi”.
Ma davvero era così complicato dire “Stato sovrano”? I palestinesi hanno diritto a una patria, non a un “focolare”. Hanno diritto a uno Stato, non a una briciola di territorio da elemosinare sotto occupazione.
Ascoltando Mattarella mi è tornato in mente un altro Presidente della Repubblica. Uno che le parole non le dosava col contagocce, ma le usava per svegliare le coscienze. Sandro Pertini. Era il 31 dicembre 1981. Hamas non esisteva. Hezbollah stava nascendo in quei giorni. Ma l’occupazione israeliana c’era da anni. E la sofferenza palestinese era una realtà drammatica dal 1947, l’anno in cui ebbe inizio la pulizia etnica in Palestina.
Pertini parlò così: “Ora io questo vorrei dire al popolo di Israele. siamo sempre stati al suo fianco, al fianco degli ebrei quando erano perseguitati; ma gli ebrei non sono stati perseguitati, prima di avere uno stato, nell’oriente, dagli arabi. Sono stati perseguitati in Europa, dagli europei. E finalmente, poi, dopo la prima guerra mondiale, ebbero un territorio ed una patria. E quindi anche un territorio ed una patria, a mio avviso, devono avere i palestinesi, altrimenti non vi sarà mai pace nel medio oriente”.
Altro che “focolare”. I palestinesi hanno diritto ad una patria! Quelle di Pertini che erano parole di pace vera, di giustizia, di verità. Parole che oggi mancano. E allora buona festa della Repubblica a chi non si accontenta delle celebrazioni vuote. A chi non si dimentica il senso della parola “Repubblica”. A chi continua a credere che la Costituzione non sia un testo da incorniciare, ma una promessa da rispettare. Anche — e soprattutto — quando fa comodo ignorarla.
Il commento proviene da “Scomode Verità” di Alessandro Di Battista.




