Corsa contro il tempo per salvare con un trapianto un paziente gravissimo

Corsa contro il tempo per salvare con un trapianto un paziente gravissimo

Riceviamo e pubblichiamo:

 

CORSA CONTRO IL TEMPO NEL NORD  ITALIA  PER FAR ARRIVARE  UN ORGANO A CAGLIARI  E SALVARE LA VITA A UN PAZIENTE GRAVISSIMO

Anche ieri un nuovo trapianto di fegato eseguito con successo dal dr. Fausto Zamboni e dalla sua equipe.

facciata dell'ospedale Brotzu con giardino antistanteDetto così, questo trapianto nella sua eccezionalità sembrerebbe quasi un cosa normale, uno dei tanti trapianti di fegato che si eseguono al “G. Brotzu” dal 2004 ad oggi.
Invece, quello di ieri è stato un trapianto a dir poco eccezionale, perché le condizioni del paziente erano gravissime con immediato pericolo di vita,  era  urgentissimo trovare un fegato, un codice rosso nazionale,  di quelli che “il primo fegato compatibile disponibile deve arrivare a Cagliari” senza se e senza ma. L’allarme è stato lanciato dalla U.C. di  Chirurgia Generale del  “G. Brotzu” al Centro Regionale dei Trapianti, che si trova fisicamente nell’Ospedale “R. Binaghi” di Cagliari, e da lì è stato rilanciato verso il Centro Nazionale dei Trapianti di Roma, che è collegato con tutti i Centri Trapianti di tutti gli Ospedali italiani.

È partita così una corsa contro il tempo alla ricerca di un fegato che fosse compatibile con il paziente sempre più grave in attesa a Cagliari, e tutti potete immaginare la disperazione dei parenti in attesa di avere notizie. Poi, dopo qualche ora, all’improvviso la chiamata dal C.N.T. di  Roma, c’è la disponibilità di un organo compatibile in un ospedale  da una città della Liguria, bisogna far partire subito l’equipe del prelievo da Cagliari.

Questa equipe, che era già in ospedale pronta a partire,  aspettava solo un ordine che è poi arrivato, indossato un “caldo giubbotto blu”( che ha una scritta che ci piace), ha lasciato prima l’ospedale e poi l’aeroporto di Elmas con un “aereo executive” direzione Liguria.

Dall’aeroporto di Genova corsa in macchina all’ospedale indicato dal C.N.T. , fatte tutte le verifiche del caso, l’organo era in condizioni tali da poter essere trapiantato, è stato prelevato e disposto nel particolare contenitore termico di colore rosso, che per un certo numero di ore salvaguarda lo stesso da ischemie.

All’uscita dall’ospedale per il piccolo team sardo la prima brutta sorpresa, l’aeroporto di Genova a causa del maltempo era chiuso, bisognava trovare un aeroporto a poca distanza che permettesse di rientrare a Cagliari nelle 6 ore massime che devono intercorrere tra il prelievo del fegato da donatore ed  il successivo trapianto nel ricevente (per il cuore il tempo è di 4 ore per il rene anche 12 ore).

L’unico aeroporto disponibile, che non fosse bloccato dalla buriana di vento e pioggia, era quello di Torino Caselle che distava più di 200 km., con nessuna altra possibilità di scelta e guai ad arrivare in ritardo: tutto il lavoro fatto fino ad allora sarebbe stato vano e il paziente a Cagliari sarebbe sicuramente morto.
A questo punto, allertata dal 118, entra in azione la Prefettura, che di norma coordina questo tipo di operazioni e fa dirigere una pattuglia della polizia stradale verso Savona  per scortare a sirene spiegate e lampeggianti accesi l’autovettura con i nostri sanitari verso Torino.

L’abilità dell’autista, i continui slalom della Polizia stradale in questa “folle ma lucida corsa” contro il tempo, in una drammatica giornata di freddo, pioggia e forte vento, nella  autostrada che da Savona conduce  a Torino  sul filo dei 150-170 km l’ora,  ha fatto sì che il nostro  piccolo ma coraggioso team arrivasse alla scaletta dell’aereo, fermo a Caselle con i motori accesi, in tempo ragionevole.
Il tempo di salutare gli agenti della Polizia Stradale e da lì l’aereo, un piccolo Executive da 4 posti, ha spiccato il volo con il suo prezioso carico e in meno di un’ora era già all’aeroporto di Elmas.
Altra corsa con la vettura scura dei prelievi verso il “G. Brotzu” e, in questo luogo, la nostra  squadra di uomini e donne coraggiosi ha consegnato il contenitore rosso.
Al 5° piano, quello delle sale operatorie, il piccolo gruppo dei “prelevatori” si è avvicinato al gruppo di colleghi in camice e maschera e nella sala si è sentita la voce di una donna dal timbro deciso, come quello di chi sa di aver compiuto una cosa importante : “primario, ce l’abbiamo fatta, questo è per lei”.
E subito dopo effettuati tutti gli ulteriori controlli è partito il trapianto….
Ieri notte il paziente, dopo un lungo intervento, stava bene….spero anche oggi e spero per tantissimi anni.

Ho voluto raccontare questo fatto, che nella sostanza è vero, con qualche piccola “licenza poetica” che spero vogliate perdonarmi, solo per valorizzare il coraggio, l’abnegazione e la professionalità di questi uomini e donne che per me sono i “veri eroi moderni” della nostra società, quelli che non si vedono, che non salgono alla ribalta delle cronache, i cui visi sono sconosciuti ai più, ma sono anche quelli che con il loro operato salvano la vita a tante persone.
Penso che il nostro grazie sia la parola più abusata ma anche quella più rispondente.

Un grazie particolare alla pattuglia della Polizia Stradale senza di loro non sarebbero arrivati in tempo.

Giuseppe Argiolas

P.S.  Salvo il nome di Fausto Zamboni, non ci sono nomi di proposito anche per tutelare la privacy del paziente.

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