Tibor Schlosser, ambasciatore d'Israele in Svizzera Keystone / Alessandro Della Valle
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo l’approvazione da parte del Parlamento di Tel Aviv dell’estensione della pena di morte.
“La Svizzera respinge la pena di morte ovunque e in ogni circostanza poiché essa è incompatibile con il diritto alla vita e alla dignità umana”, scrive il DFAE.
Tim Enderlin, capo della Divisione pace e diritti umani del dipartimento, esporrà questa settimana di persona la posizione elvetica all’ambasciatore israeliano nella Confederazione, Tibor Schlosser. Quest’ultimo, intervistato dalle testate del gruppo Tamedia, ha detto di capire il punto di vista della Svizzera, ma che “l’attenzione nel suo Paese è rivolta anche alla dignità delle vittime del terrorismo e delle loro famiglie, nonché alla prevenzione di ulteriori attacchi terroristici”.
La nuova legge prevede che, in caso di omicidio a sfondo terroristico con l’obiettivo di distruggere lo Stato di Israele, possa essere inflitta la pena di morte o l’ergastolo. Davanti ai tribunali militari israeliani nei territori palestinesi, la pena di morte è addirittura obbligatoria, per impiccagione, entro 90 giorni dalla sentenza. Le voci critiche considerano la legge razzista, poiché di fatto riguarda solo il popolo palestinese.
Israele aveva abolito la pena di morte per omicidio nel 1954, tranne che per i casi di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, crimini contro il popolo ebraico e tradimento militare. L’ultima esecuzione dopo la sentenza di un tribunale è stata quella del criminale nazista Adolf Eichmann, nel 1962.




