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CONTINUANO LE CONFERENZE IN TEMA DI PREVENZIONE

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di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

 

 

 

 

La cultura della prevenzione, soprattutto in campo alimentare, è fonte inesauribile e l’associazione torinese “Più Vita in Salute” (Onlus) continua a spendersi con proposte di conferenze ad un pubblico sempre più assiduo e numeroso. Nei giorni scorsi, sempre al Centro di Biologie Molecolari di Torino si sono tenuti due incontri: Dalla prevenzione al trattamento dell’infarto acuto”, a cura della dott.ssa Maria Rosa Conte, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’A.S.O. Mauriziano; e Principi di sana alimentazione e differenza di genere, a cura della dott.ssa Daniela Vassallo, specialista in Scienza dell’Alimentazione nello stesso ospedale.

 

La cardiologa (nella foto), dopo aver sintetizzato elementi di anatomia cardiovascolare, ha ricordato che le malattie di cuore e cardiovascolari nel mondo occidentale sono la causa più importante per morbilità e mortalità, la cui incidenza è del 43%, del 6% per l’apparato respiratorio e del 26% per i tumori in generale; mentre gli infarti acuti sono un po’ diminuiti per merito della prevenzione; per contro, sono in aumento le malattie relative all’ictus e vascolari a livello periferico. Altro elemento di riscontro è dato dalla diminuzione dell’infarto nei maschi, ma sono in leggero aumento nelle femmine soprattutto post menopausa, oltre ad essere più soggette ad ammalarsi nel tempo in quanto statisticamente vivono di più. Le coronarie (vasi che portano sangue ossigenato al muscolo cardiaco) che vanno incontro all’arteriosclerosi provocano l’angina, e quindi la conseguenza può essere l’infarto del miocardio; se si verifica carenza di sangue ossigenato al cervello la conseguenza patologica è l’ictus ischemico, se invece un evento analogo interessa gli arti inferiori si va incontro alla cosiddetta claudicatio. «Di fronte a uno di questi episodi – ha specificato la relatrice – l’aspettativa di vita si riduce più o meno sensibilmente per la malattia vascolare nella misura di circa il 7%, in caso di infarto meno del 9,2% a seconda della gravità, e in caso di ictus meno del 12%. Quindi, avere una malattia in un distretto arterioso equivale ad una minore aspettativa di vita». Ogni anno nel mondo sono più di 4 milioni i ricoverati per infarto acuto, e 900 mila vengono sottoposti ad angioplastica, ossia la dilatazione del restringimento del vaso ostruito. «L’infarto miocardico – ha precisato – determina la morte di una parte del muscolo cardiaco per necrosi del tessuto, le arterie tendono ad ostruirsi per un processo di formazione di un trombo all’interno delle coronarie, e l’eccesso di colesterolo nel sangue ne è la causa del trombo stesso». È indubbio che la prevenzione di queste patologie (primaria e secondaria) implica diversi atteggiamenti comportamentali, a cominciare da un corretto stile di vita e ad una sana alimentazione priva di eccesso di questo o quell’alimento; come pure i vizi voluttuari, e non meno importante favorire un’attività fisica costante… Ma al di là della logica scontata, perché fare prevenzione? «La malattia arteriosclerotica – ha puntualizzato la cattedratica – ha un decorso insidioso e spesso è misconosciuto per più anni; i cui effetti non di rado sono causa di morte improvvisa e va da sé che l’eliminazione dei fattori di rischio riduce l’incidenza di morbilità e della mortalità. Si tratta però di individuare i soggetti a rischio e la valutazione delle caratteristiche degli stessi. Ed è certamente un toccasana il controllo della pressione arteriosa, evitare di contrarre il diabete, controllare il livello di dislipidemia, ossia l’eccesso di colesterolo cattivo (LDL) e dei trigliceridi nel sangue; abolire il fumo, evitare il sovrappeso e ciò anche in considerazione del sesso di appartenenza, dell’età e della familiarità». Non si può sottacere che vi sono soggetti più a rischio di altri, tra questi vi sono quelli con malattia cardiovascolare pregressa, i cosiddetti asintomatici di malattia cardiovascolare, gli affetti da diabete e con malattia aterosclerotica prematura o a rischio particolarmente elevato. Studi specifici in merito confermano che il rischio cardiovascolare è direttamente proporzionale alla pressione sistolica oltre i valori normali. Nel mondo sono 2 miliardi le persone ad alto rischio di malattie cardiovascolari, un miliardo e 300 milioni sono fumatori, 600 milioni quelli affetti da ipertensione, e 220 milioni quelli affetti da diabete. Si calcola inoltre che nel 2030 si prevedono 438 milioni di pazienti con diabete; mentre in Italia la prevalenza di questa patologia (con relative complicanze) interessa circa il 4% della popolazione. «Investire nella prevenzione – ha concluso Conte – comporta la riduzione delle assenze per malattia nella misura del 28%, i costi della salute del 26% e i costi di risarcimento e le rendite per invalidità del 3%. Quindi è opportuno puntare sulla educazione sanitaria con tutti gli accorgimenti del buon senso e della razionalità: alimentazione adeguata, riduzione della massa corporea, mantenimento della pressione arteriosa nella norma e una salutare attività fisica all’aperto, oltre naturalmente alla abolizione o riduzione dei vizi voluttuari».

È sempre più scontato che l’alimentazione, oltre ad essere la necessità primaria per il proprio sostentamento, implica un minimo di accortezze sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di ingerirli. E questo vale sia per il soggetto uomo che per il soggetto donna. «Infatti – ha introdotto la dott.ssa Vassallo (nella foto) –, il concetto di medicina di genere non è riferito soltanto alla “differenza uomo-donna”, ma implica un aspetto socio-culturale. Si tratta di avere consapevolezza soprattutto nel comportamento alimentare e delle relative scelte di alimenti che sono spesso differenziati… La donna è di norma più consapevole nelle proprie scelte alimentari e predilige alimenti vegetariani, mentre l’uomo è più incline ad alimentarsi con cibi ipercalorici come i carboidrati e la carne, se oltre una certa misura…». Parlando di differenza di genere (ossia con identità personale il senso che ognuno ha di essere continuo nel tempo e distinto come entità da tutte le altre, e la capacità di costruire una memoria personale che permette una relazione stabile, e avere una buona identità personale è importante per l’equilibrio psichico, ndr) la relatrice ha precisato che è significativo rilevare la sicurezza economico-sociale, al fine di garantire ad ognuno una sana alimentazione con alimenti igienico-sanitari opportuni. Ma in molte realtà, come la nostra, vi sono situazioni di estrema povertà; tuttavia vi sono nazioni che si propongono di garantire entro il 2025 diete salutari, combattere i rischi nutrizionali cagionevoli e promuovere l’allattamento al seno per una maggior protezione del nascituro dalle malattie infettive. «Si dà per scontato – ha sottolineato – che tutti sappiano cosa si intende per alimentazione umana e per dieta particolare… Ma ciò che preme sapere è avere la consapevolezza in quello che si mangia, e a monte quello che si vuole acquistare per la nostra quotidiana alimentazione, considerando anche la digeribilità degli alimenti scelti. La malnutrizione non è solo individuabile in pazienti sottopeso ma anche in quelli in sovrappeso, ossia nei soggetti obesi la cui quantità di tessuto adiposo in eccesso non permette una adeguata ed utile attività fisica. Si tratta quindi di modificare le proprie abitudini alimentari». Una alimentazione deve essere equilibrata tra carboidrati, frutta, verdura, proteine e grassi a nutrimento della flora batterica intestinale, e quindi il microbiota (ecosistema complesso costituito da miliardi di diversi microrganismi commensali: batteri, virus, funghi, distribuito a livello di cute, via aeree, cavo orale, apparato gastroenterico e genitourinario, ndr), e ciò anche per un miglior assorbimento dei nutrienti. Secondo i Quaderni del Ministero della Salute del 2016, ci si può alimentare in modo corretto variando spesso le scelte degli alimenti, fare una sana prima colazione e non saltare i pasti, consumare regolarmente frutta e verdura di stagione, non eccedere nel consumo di sale, limitare i dolci, preferire l’acqua e limitare le bevande zuccherate e l’alcol. «Le attuali linee guida – ha aggiunto la relatrice – propongono la scelta di alimenti anche sostenibili con riguardo alla alimentazione per la sicurezza della salute, ma al tempo stesso è importante leggere le etichette nutrizionali. E la recente letteratura suggerisce che la nutrizione possa influenzare in modo diverso la salute di uomini e donne, e che queste ultime sono state a lungo trascurate dalla ricerca scientifica. In Italia le abitudini alimentari inappropriate rappresentano la principale fonte di rischio per la salute, e tra i fattori che portano a tali scelte sono da includere i meccanismi biologici, genetici ed elementi socio-culturali. Dal 2015 l’Oms ha predisposto linee guida sull’assunzione di zuccheri, la riduzione degli stessi che, se al di sotto del 5%, potrebbero determinare ulteriori effetti positivi per la salute, escludendo quelli contenuti nella frutta e nel latte». Va quindi precisato che per concetto di sicurezza alimentare si intende garantire acqua e alimenti per soddisfare il fabbisogno energetico; la sicurezza igienico-sanitaria nell’ottica di filiera integrata ambientale. E dal punto di vista economico-sociale per sicurezza alimentare si intendono le misure che assicurano la copertura delle esigenze delle popolazioni da un raccolto all’altro, con un sufficienti livelli di scorte per le evenienze negative.
Foto di Giovanni Bresciani

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