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Continua la progettualità nel carcere torinese

I volontari dell’associazione di ascolto “La Brezza” e gli studenti dell’Istituto Bodoni Paravia in prima linea nel valorizzare l’arte dei detenuti e la loro dignit

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di Ernesto Bodini (giornalista e critico d’arte)

 

Ormai è un dato di fatto che la solidarietà ha sempre più ragione di “imporsi” in questa società, nella quale convivono infinite realtà di emarginazione, pregiudizi, incomprensioni e tante altre ancora. Tra gli esempi di solidarietà, quella più genuina e per certi versi garantista, si vanno sempre più imponendo le concrete proposte dell’associazione di ascolto La Brezza (onlus), istituita nel 2001 e che da oltre quindici anni fa sempre più proseliti di giovani volontari spesso particolarmente motivati, con l’intento di conoscere la realtà del carcere torinese “Lorusso e Cutugno”, non solo per acquisire nozioni di carattere psico-sociale ma anche con il desiderio-esigenza di essere parte attiva nei progetti promossi dall’associazione, con il sostegno del Centro per il Volontariato (VOL.TO) presieduto da Silvio Magliano. Il recente progetto presentato nei giorni scorsi nella sala delle Colonne del Comune porta il titolo “L’espressione della goccia” fatto di sentimenti ed emozioni scaturite dal Laboratorio di “Arte espressione del Sè” (Padiglione B uomini, manche quello femminile), della Casa Circondariale dove le persone detenute hanno potuto incontrare gli studenti dell’Istituto Istruzione Superiore di Arti Grafiche e Fotografia Bodoni Paravia, una opportunità per creare arte con dipinti, scritti e scatti fotografici alla ricerca della bellezza e dell’armonia. Ma ancora più incisiva è risultata l’impronta emotiva, carica di messaggi. «Il cammino fatto – hanno spiegato Lucia Sartoris e Chanel Iyamu, rispettivamente presidente e vice presidente de’ La Brezza – ha portato ad un confronto e a profonde riflessioni tra gli stessi partecipanti al laboratorio che hanno vissuto l’esperienza, grazie anche al metodo adottato “Entro un attimo” la cui stampa su manifesto verrà consegnata a scuole e gruppi di cittadini che desiderano vivere un’esperienza diversa quale l’approccio al carcere». Uno dei simboli del progetto, nella sua valenza artistica, è rappresentato dall’opera pittorica “Gocce di cristallo” della pittrice torinese Mirella Ribero, una veterana delle testimonianze di carattere sociale, in cui emerge in primo piano una giovane figura femminile che si vede riflessa allo specchio apparentemente incatenata e, ammirando la propria bellezza, lascia intendere spazio alla speranza..; ma in realtà vede riflessa la sua anima imprigionata da mille pensieri legati al passato, ma anche al futuro che l’attende una volta libera… Ed è proprio la luce riflessa che la sostiene anelando quella libertà che le è stata negata e che ora l’attende… Ecco che, con questo contributo, il progetto si completa con l’intento di infondere negli studenti coinvolti un ideale ingresso in quel mondo, per loro ancora oscuro, fatto di pregiudizi e di inconscio rifiuto; ma restarne coinvolti significa sfatare certi miti cercando di vedere nella giusta ottica la realtà carceraria nel rispetto della dignità delle persone che ne fanno parte. Ed ogni volta che si parla di progettualità la stessa implica la produzione di opere artistiche e letterarie realizzate da questi “autori”, i quali si raccontano uscendo idealmente fuori per incontrare la cittadinanza ed essere accolti nel comune intento della comprensione e della solidarietà, pur non negando il proprio vissuto ma nel contempo riscattarsi per tornare ad essere Persona. Non v’é dubbio che l’attività artistica continuamente stimolata in chi intende frequentare il Laboratorio, sia nell’ambito della sezione maschile che femminile, rappresenta ogni volta quella “goccia” di significativa speranza. A tutt’oggi sono ormai molte le testimonianze raccolte dai volonatri de’ La Brezza, recepite dalle Istituzioni in quell’ottica che fa ben sperare in ciascun autore-artista un ritorno ad un’esistenza più “vera”, priva di stereotipi che spesso fanno parte di quel vivere troppo comune e banale… proprio perchè in parte ancora lontano dalla considerazione della dignità umana.
Nell’immagine il frontespizio del Progetto

 

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