CONTINUA EVOLUZIONE O UN “FRENO” DELLA STIRPE?

Un dilemma esistenziale paragonabile al dramma teatrale di Shakespeare in cui nemmeno Amleto avrebbe trovato una ipotetica risposta…

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Certo non possiamo giudicare in toto lontane epoche precedenti non avendole vissute, ma da testimonianze e numerosi testi (di varia natura) pervenutici nel corso dei secoli, possiamo altrettanto certamente azzardare ipotesi e qualche giudizio sulla condizione umana. Anche se non si è necessariamente degli storiografi è lecito dedurre che i comportamenti dei nostri antenati hanno subìto continue evoluzioni, dando adito ad azioni di bene e ad azioni di male per causa diretta o indiretta. Prendiamo ad esempio tutto ciò che è attinente ai molteplici patimenti (fisici, psicologici e materiali) e conseguentemente le complicanze che in molti casi hanno portato al decesso più o meno precocemente, tant’è che nei secoli scorsi le aspettative di vita erano assai  modeste sia per carenza di nozioni che di mezzi. Eppure gli esseri umani sono aumentati, la stirpe si è evoluta acquisendo nuove conoscenze e dando largo censo ad innumerevoli progressi un po’ in tutti i campi. Ma a che prezzo? Molte le menti illuminate ed altrettante quelle più modeste o prive di nozioni e intraprendenza… E in buona sostanza, le vicende umane da che cosa sono determinate? A questa domanda si potrebbero dare molte risposte oltre a quanto citato poco sopra, ma io credo che a monte ci sia il mistero della psiche umana che, per quanto studiata, ha chiarito poco o nulla…. In questi ultimi secoli in molti Paesi considerati emancipati, le popolazioni si sono evolute rigogliosamente in ogni ambito, altre invece non sono “cresciute” rimanendo ancorate a concetti arcaici dal punto di vista esistenziale e quindi dei rapporti umani, oltre che per carenze di vario tipo a scapito della sopravvivenza. Perché queste differenze? Gli astrologi avrebbero certamente da dire la loro, ma io non credo che l’essere nati sotto un determinato segno zodiacale piuttosto che un altro, influisca sul destino delle persone; e purtroppo non sono pochi coloro che ancora credono in ciò che si “legge” da una carta tarocco o si “intravede” da una sfera di cristallo: secondo statistiche 10 milioni di italiani credono ancora a maghi e fattucchiere… più o meno accreditati, ma assai discutibili. Poi, per antonomasia, si dice che i più fortunati sono nati “sotto una buona stella” o “con la camicia”, e che solitamente queste persone sono eredi di famiglie dal passato ragguardevole per importanza e agiatezza, ma non è detto che il loro percorso di vita sia lo stesso dei loro antenati. Molti si chiedono, ancora, quale sia il criterio di designazione del loro status, ma anche qui risposte certe non ce ne sono e non ce ne saranno, quindi è evidente che far parte della famiglia Rossi o della famiglia Verdi talvolta può fare la differenza, in bene o in male, come pure è inconfutabile che le circostanze della vita che si frappongono, per l’uno o l’altro caso, determinano il loro destino, da qui come conseguenza la varietà dei comportamenti. Ed è alquanto triste fare queste considerazioni constatando quanto debole sia l’uomo che sia un “nulla”, se non l’essere una infinitesima particella nello sconfinato Universo, sia pur votato a riprodursi e a moltiplicarsi. Già, dare seguito alla stirpe che, anche in quest’era moderna “fagocitata” dalla globalizzazione e dai continui progressi in genere, non è priva di problemi esistenziali… se non anche di sopravvivenza. Nel nostro Paese, per esempio, da tempo si discute (con preoccupazione) del calo delle nascite, un problema di non poco conto per le comprensibili conseguenze, ma nello stesso tempo incrementare le nascite comporta una serie di responsabilità per altrettante comprensibili conseguenze…

A questo riguardo recentemente, durante una udienza Papa Francesco ha detto: «Tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti… Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli». L’essere umano non è certo paragonabile ad un animale (ma in ambedue i casi sono creature di Dio), ma quello che lui ha definito questo momento essere un “inverno demografico” soprattutto in Italia, credo abbia voluto intendere non solo la necessità di un riequilibrio della popolazione, ma anche (se non soprattutto) fare riferimento alla Genesi (28), che così recita: «Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra», dando come incombenza quella di avere una progenie, figli dei figli, che popoleranno la terra. Un comandamento sempre più osservato dalle origini ad oggi, ma a che prezzo? Chiunque intenda rispondere abbraccia un dilemma senza fine, ma non si può sottacere cosa comporta oggi creare una famiglia con prole: esigenza del sapere, necessità materiali e della sicurezza fisica e mentale per una serena esistenza. Parimenti non si può pensare ad una totale od estesa interruzione della stirpe perché non rientra nel disegno di Dio; quindi a mio avviso si tratterebbe di ponderare con estrema meticolosità il “pro e il contro” in base alle proprie capacità di discernimento e, durante questa fase impegnativa, non si può eludere gli “eventi” prodotti dalla Natura come ad esempio la nascita di soggetti con malformazioni: poveri infelci le cui famiglie (in parte la società) dovranno farsi carico sotto ogni aspetto. Quello della progenie è un tema di per sé complesso, ancestrale e delicato, e per queste ragioni non mi compete andare oltre; tuttavia può essere oggetto di appropriate letture e studi, nel rispetto del dono della maternità che Dio ha voluto riconoscere alla donna, e che l’uomo non potrà mai “comprendere” nella sua intima essenza. Dunque, procreare o non procreare? Questo è il dilemma, parafrasando William Shakespeare, che nessuno può sciogliere perché solo con la Fede e la razionalità del momento si può decidere di fare l’opportuna scelta.

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