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Considerazioni sulla dislessia

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Notevole il sostegno delle iniziative di volontariato e una legge a tutela, ma anche il ruolo dei mass media e dell’editoria

 

Anche sulla dislessia il vasto panorama dei mass media e dell’editoria ha dedicato attenzione e spazio dal punto di vista della mera informazione di cronaca, culturale e scientifica. Oltre alla emanazione della legge n. 170/2010, numerose in questi anni le attività medico-psicopedagogiche e le iniziative di volontari a sostegno del problema sociale come i “significativi” services dei Lions Club subalpini, e della rappresentativa Associazione Italiana Dislessia (AID). È pur vero che le persone dislessiche hanno qualche difficoltà nella elaborazione del linguaggio, ma è altrettanto vero che non per questo siano da ritenere meno dotate di intelligenza di altre… anzi! È ormai accertato che persone con dislessia hanno una organizzazione mentale particolare, dotata e produttiva in grado di imparare sia pur in maniera diversa.

Ma cos’è la dislessia? È una disabilità specifica (a mio parere meglio sarebbe dire difficoltà) dell’apprendimento di natura neuro-biologica che riguarda le attività di lettura, di scrittura (disgrafia), disturbo nei processi linguistici di transcodifica (disortografia), di calcolo (discalculia), che vanno sotto la sigla DSA, ovvero disturbi specifici di apprendimento che possono sussistere separatamente o contemporaneamente. A questo riguardo, dopo svariate iniziative e mozioni da parte di famiglie di dislessici e della Associazione che le rappresenta, la  legge n. 170 del 18/10/2010 prevede nuove norme in materia di disturbi di apprendimento scolastico. Si tratta di prendere atto in modo consapevole delle basi della conoscenza, poiché sui problemi sociali legati al disagio psico-fisico incide la cultura, e direi non poco se si considera che ancora oggi genitori e insegnanti non sanno riconoscere che tale manifestazione è un disturbo dell’apprendimento, e non un handicap, come erroneamente si tende a considerarlo ancora come tale. Lo scrittore e drammaturgo irlandese George Bernard Shaw (1856-1950), e premio nobel per la letteratura nel 1925, sosteneva: «Le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano le creano». (Del resto la creatività è l’ossigeno della nostra anima).

A questo proposito, ad esempio, mi è sembrato intelligente e di buon “effetto” comunicativo il titolo di un convegno organizzato nel 2007 da alcuni Lions Club piemontesi: “La dislessia, conoscerla per saperla riconoscere”; come pure il convegno-tavola rotonda del 2008 “Dislessia: come affrontarla ai quali hanno partecipato clinici, insegnanti, pedagogisti, psicologi, logopedisti e soprattutto famiglie di persone affette da dislessia, che si sono confrontati sfatando miti e dubbi per una più corretta comprensione e sostegno al soggetto dislessico. Anche se le statistiche ci dicono che il 5% della popolazione in età scolare (350 mila) è affetto da dislessia, di cui 1 bambino su 30 mila nel solo Piemonte, la storia riporta una serie di personaggi famosi dislessici i quali, a vario titolo, hanno avuto una posizione relazionale, sociale o professionale di particolare rilievo. Fra questi gli scienziati Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Albert Einstein, Thomas A. Edison; gli scrittori Hans C. Andersen, e Agatha Christie; i cantanti John Lennon e Cher; il cartonista Walt E. Disney;  il pittore Pablo Picasso; gli attori Robin Williams, Tom CruiseWoophi Goldberg; l’industriale Henry Ford; il pugile Muhammad Ali; etc.

Ma anche più recentemente è stato dimostrato che i dislessici possono avere un futuro relazionale, sociale e professionale al pari di altri. Un esempio ci viene dalla pubblicazione del libro “Musica e dislessia” di Matilde Bufano (Ed. Rugginenti) nel quale spiega, attraverso il racconto delle esperienze personali di alcuni autori, che i dislessici possono essere molto dotati. Un libro dal messaggio ottimistico in quanto dimostra che musicisti dislessici possono arrivare al successo, a condizione di essere incoraggiati e compresi.  Forse è bene ricordare che la musica è troppo importante per lasciarla esclusivamente ai professionisti.

E questo vale anche per lo scrivere. Tralasciando personaggi storici, che ho citato ed altri ancora, è altrettanto confortante e di buon stimolo l’esperienza di Filippo Barbera (24 anni), studente di Scienze della Formazione, che ha pubblicato il libro dal titolo “Una insolita compagna: la dislessia” (Editrice Veneta), in cui racconta la sua sofferenza, specie nelle medie: incomprensioni e indifferenza di alcuni insegnanti, derisione dei compagni quando leggeva ad alta voce; una sorta di strategia per studiare. Se ce l’ha fatta lui, perché anche non altri? Ad ogni dislessico mi sento di suggerire: se fai le cose bene, falle meglio. Sii il primo, fai la differenza, accetta le sfide.

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

 

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