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Karim, un bambino palestinese di un anno, è stato torturato durante un interrogatorio nei pressi del campo profughi di Al-Maghazi, nella Striscia di Gaza centrale, nel tentativo di estorcere una confessione al padre.
Il piccolo è stato sottoposto a violenze davanti al padre: secondo un referto medico, gli sono state inflitte ustioni da sigaretta, punture e una ferita provocata da un chiodo.
Il bambino è stato rilasciato dopo circa 10 ore con evidenti segni di ustioni e lesioni, ed è stato affidato alla famiglia tramite il Comitato Internazionale della Croce Rossa ad Al-Maghazi.
Il padre, Osama Abu Nassar, coinvolto in una sparatoria nei pressi della propria abitazione, resta invece detenuto dalla polizia israeliana.
Ramy Abdu, presidente dell’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, ha dichiarato: “Il piccolo Karim è stato torturato dall’esercito israeliano a est del campo profughi di Maghazi, nel tentativo di fare pressione sul padre ed estorcergli una confessione. Il bambino è stato rilasciato in stato di shock psicologico e fisico”.
In un rapporto recentemente diffuso, Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati, afferma che Israele pratica torture in modo sistematico nei confronti dei palestinesi, su una scala che “suggerisce una vendetta collettiva e un intento distruttivo”.
Il documento, intitolato “Tortura e genocidio”, analizza l’uso della tortura nei territori palestinesi occupati a partire dal 7 ottobre 2023.
Il rapporto afferma inoltre che la tortura è diventata parte integrante del controllo e della punizione di uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi, sia attraverso una continua campagna di sfollamento forzato, uccisioni di massa, distruzione dei mezzi di sussistenza, con l’obiettivo di infliggere dolore e sofferenza collettiva a lungo termine.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite del 19 febbraio 2026, anche in Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, le forze di sicurezza israeliane utilizzano sistematicamente la forza in modo illegale.
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