Come si divertivano gli antichi?

Il gioco, nelle sue diverse forme, è da sempre un’attività basilare nella vita dell’uomo a partire da tutte le età. Come tale, il gioco, aveva una certa notorietà già nei tempi antichi. Il ritrovamento archeologico più remoto risale addirittura al 7000 a.C. ed è quello che riguarda il gioco delle bocce. Il secondo in classifica è invece il backgammon che risale a ben 5000 a.C. e ha origine dalla città di Shahr-i-Sokhta, nell’attuale Iran.

Per risalire a queste informazioni è stato essenziale l’aiuto dell’archeologia, infatti i reperti archeologici ascrivibili alla sfera ludica sono estremamente numerosi nel corso dei secoli, diversamente dalle fonti scritte, le cui testimonianze sono piuttosto rare ed effimere. Infatti, con i reperti rinvenuti finora, è difficile capire quali fossero i regolamenti dei vari giochi e quali presupponeva l’utilizzo di determinati oggetti.

Una delle prime testimonianze letterarie a citare il gioco fu l’Odissea. In un punto del racconto viene descritto il gioco che i Proci erano intenti a giocare al momento dell’arrivo di Ulisse nella sua villa ad Itaca. Il gioco in questione non fu mai identificato chiaramente dagli storici, si sa solo che venivano utilizzate delle pedine, ma nulla di più. L’aspetto importante però non è capire di quale gioco si trattasse, ma di come esso fosse già presente nelle azioni quotidiane antiche.

Anche nell’Iliade il gioco fa la sua comparsa. Questa volta è l’ombra di Patroclo a parlare di giochi, in particolare degli astragali, un tipo di gioco nel quale le pedine erano formate da degli ossicini del tarso di bovini ed ovini. Questo tipo di gioco era però utilizzato anche per scopi divinatori, e Patroclo con le sue parole vuole demonizzare tutti coloro che usavano queste pedine con uno scopo ludico.

Dei giochi in antichità le informazioni e le regole sono ancora piuttosto effimere, ma sappiamo che i più piccoli erano soliti giocare con le noci, mentre gli adulti si dedicavano solitamente a scommettere somme di denaro e spesso riuscivano ad ottenere delle vere e proprie fortune. Così come era possibile che accadesse il contrario. Per tutelare i cittadini da possibili rischi e frodi, in epoca Repubblicana, a Roma, vennero promulgate alcune leggi, tra cui la Lex Alearia, che proibiva una serie di giochi ritenuti pericolosi per le tasche dei romani e tutelava i giocatori.

Basti pensare come lo Stato al giorno d’oggi faccia lo stesso, e cerchi di proteggere i cittadini da possibili truffe. Per la tutela dei giocatori esistono anche piattaforme specializzate contraddistinte da appositi riconoscimenti, come quello rilasciato dell’ADM che individua i casinò online più sicuri e legali, in modo da contrastare il gioco praticato illegalmente. I siti che ottengono questa certificazione sono inseriti sulle pagine di questa piattaforma e garantiscono ai giocatori un numero di giri gratis utili agli utenti per testare le nuove slot e vincere soldi veri senza rischi.

Allo stesso modo la Lex Alearia metteva al bando giochi considerati illegali come per esempio il Ludus Latruncolorum, una sorta di dama con delle pedine le cui regole sono tutt’ora sconosciute, per tutelare i propri cittadini per un gioco più sicuro.

In un limbo non circoscritto si trovavano invece le scommesse. Questa pratica in antichità non riusciva a trovare una sua collocazione, talvolta era considerata un’azione ludica, mentre altre volte assumeva connotati negativi. Nel mondo anglosassone era una pratica prettamente praticata dagli aristocratici, mentre in altre culture le veniva attribuita addirittura una valenza divinatoria.

Nel corso dei secoli l’uomo ha scommesso su ogni cosa possibile, tutt’oggi le scommesse sono azioni ordinarie nella vita di tutti i giorni. Si scommette sulle competizioni sportive, sull’esito delle guerre, su quale papa verrà eletto e quale partito vincerà alle elezioni. Si è sempre trattato di predizioni, che hanno la possibilità di avverarsi o meno ma sulle quali è possibile speculare, e quindi scommettere, per probabilità.

Quasi 11 anni fa, durante i mondiali sudafricani di calcio del 2010, fece molto discutere il noto polpo Paul, un comunissimo polpo che viveva in un acquario pubblico presso il centro di vita marina di Oberhausen, in Germania. Paul indovinò l’esito di tutte le sette partite della nazionale tedesca, prevedendo le vittorie dei tedeschi contro Australia, Ghana, Inghilterra, Argentina e Uruguay, così come le sue sconfitte contro Serbia e Spagna. Le sue previsioni divennero presto oggetto di scommesse in tutto il mondo, ma Paul non fallì mai una volta. 

Ma perché l’uomo, fin dalla nascita, è affascinato dal gioco? La sensazione di controllare il gioco e la stessa che si prova se si pensa di poter controllare il destino. La stessa costanza con la quale si verificano successi o insuccessi, produce nella mente umana un meccanismo tale da pensare che il risultato sia controllabile. La vincita o la perdita del gioco sono determinati dalle abilità del giocatore e per questo motivo, anche se la sorte la fa da padrone, il giocatore è portato a pensare che la sorte si possa prevedere in termini di probabilità.

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