
L’estate 2026 conferma una tendenza che va avanti da qualche anno: gli italiani non rinunciano alle vacanze, ma le ridimensionano. Si parte in tanti, spesso per periodi più brevi, con un occhio costante al portafoglio. Secondo l’indagine dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori diffusa a giugno, quest’anno andrà in vacanza circa il 44% della popolazione, e oltre l’84% resterà entro i confini nazionali.
È una stagione segnata dai rincari, che spingono le famiglie a pianificare con più attenzione e a distribuire nel tempo le spese. Capire come si finanzia il periodo delle ferie racconta molto delle abitudini di consumo del Paese.
Vacanze più corte e budget sorvegliato
Il primo dato che colpisce è la durata. Oltre la metà di chi parte, il 54,8%, sceglie soggiorni brevi, tra i tre e i cinque giorni, una soluzione che permette di contenere i costi senza rinunciare del tutto allo stacco. La stagione, del resto, si è aperta con numeri consistenti: secondo Confcommercio, già a giugno, subito dopo la fine della scuola, sono stati circa 16 milioni gli italiani in viaggio.
La scelta di restare in Italia non nasce solo dall’affetto per il territorio. Con l’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto negli ultimi anni, la vacanza nazionale e più corta è anche una forma di autodifesa del bilancio familiare. Le rilevazioni segnalano un atteggiamento prudente diffuso: la quota di famiglie che dichiara di aver ridotto il budget rispetto all’anno precedente supera quella di chi lo ha aumentato, mentre la fetta più ampia punta a spendere come nel 2025 senza sforare. Resta comunque una minoranza quella che parte: se va in vacanza il 44% della popolazione, significa che più della metà delle famiglie quest’anno rinuncerà o ridurrà al minimo, complice il caro prezzi.
Quanto costa partire, tra caro trasporti e listini in salita
I numeri spiegano la prudenza. Secondo Federconsumatori, per una famiglia di quattro persone una settimana al mare in Italia costa in media circa 6.734 euro, mentre per la montagna si scende intorno ai 4.915 euro. Va peggio a chi punta alla crociera, con un conto medio vicino ai 6.616 euro per lo stesso nucleo e rincari del 4,7%, i più alti tra le tipologie di vacanza. A pesare non è solo l’alloggio: i rincari medi rispetto al 2025 si attestano intorno al 3,5%, ma alcune voci corrono di più. I carburanti registrano un aumento del 10,4% e i pedaggi autostradali del 5,4%, colpendo in particolare chi viaggia in auto, il mezzo più usato per le vacanze nazionali.
Di fronte a questi importi, la gestione della spesa diventa un esercizio di programmazione. C’è chi accantona nei mesi precedenti, chi sfrutta le offerte con prenotazione anticipata, chi ripiega su mete meno battute. E c’è una quota che, per non intaccare i risparmi o per far fronte a un esborso concentrato in poche settimane, ricorre al credito, distribuendo la spesa su più mesi.
Liquidità, la prima ragione per cui si chiede un prestito
Non è un caso che, guardando alle finalità dei prestiti personali, la liquidità risulti la voce più frequente. Le rilevazioni degli osservatori di settore la collocano al primo posto, davanti al consolidamento di altri debiti e all’acquisto dell’auto, con una quota che supera un terzo delle richieste. Sotto la voce liquidità rientrano proprio le spese non legate a un bene specifico: un viaggio, un impegno familiare, un imprevisto da coprire. Sul fronte degli importi, la richiesta media di un prestito personale si aggira intorno ai diecimila euro, con un’età media del richiedente vicina ai 46 anni. Per le spese di viaggio più contenute, come un volo o un pacchetto, si è diffusa invece la dilazione in poche rate proposta al momento dell’acquisto, il cosiddetto Buy Now Pay Later, che secondo il Barometro CRIF è la forma di credito cresciuta di più nell’ultimo anno, con un balzo dell’8,9%.
Il meccanismo del prestito personale è lineare: una somma erogata in un’unica soluzione, restituita con rate fisse mensili per una durata concordata. La differenza tra una scelta sostenibile e una rischiosa sta nel rapporto tra la rata e il reddito. Gli operatori del credito indicano come soglia di prudenza un impegno che non superi il 30-35% delle entrate nette mensili, contando tutte le rate già in corso. È un calcolo che vale a maggior ragione per una spesa rinviabile come la vacanza, dove il ricorso al finanziamento ha senso solo se resta gestibile e circoscritto. Le stesse rilevazioni CRIF mostrano famiglie attente a questo equilibrio, con tassi di insolvenza che restano su livelli contenuti.
L’importanza di mettere a confronto i prestiti
Chi valuta un finanziamento per distribuire le spese estive si trova davanti a offerte molto diverse tra loro. A parità di importo e durata, il costo complessivo cambia in base al TAEG, che riunisce interessi e oneri accessori, e la forbice tra la proposta più conveniente e quella più cara può essere ampia. Per orientarsi, strumenti di comparazione come Prestiti.it permettono di analizzare le condizioni di più banche e finanziarie, confrontando tasso, rata e importo totale a partire dagli stessi parametri. Su un importo medio da diecimila euro, uno scarto di pochi punti di TAEG può pesare per alcune centinaia di euro sul totale restituito.
Al di là della singola stagione, il modo in cui gli italiani finanziano le vacanze riflette un rapporto con il credito diventato più selettivo. Si spende, ma si calcola. E la vacanza, per molti, resta un piacere da programmare con la stessa cura riservata alle altre voci del bilancio familiare.




