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I partiti politici svizzeri sono quasi unanimi sulla proposta di aumentare l’imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,8 punti percentuali, anche se le loro obiezioni (e alternative) sono molto diverse.
Il bollettino di ieri riguardava la decisione del Governo federale di commissionare un progetto da porre in consultazione entro la fine di marzo, che prevede un aumento temporaneo dell’IVA per 10 anni a partire dal 2028. Ora anche i partiti hanno reso note le loro posizioni.
Il ministro della difesa sembra avere il sostegno del suo partito, il Centro. Il presidente del partito, Philipp Matthias Bregy, ha dichiarato al Tages Anzeiger che un aumento dell’IVA sarebbe preferibile a un maggior debito pubblico. La vicepresidente del Centro, Yvonne Bürgin, ha tuttavia sottolineato che i beni di prima necessità, come cibo e medicinali, non dovrebbero essere toccati.
L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), il Partito socialista (PS) e il Partito liberale radicale (PLR, destra) si oppongono tutti a un aumento dell’IVA, ma per ragioni molto diverse. L’UDC dubita che l’aumento rimarrebbe “temporaneo”, citando come esempio l’imposta federale introdotta nel 1940. Propone invece tagli alla spesa per l’asilo, all’aiuto allo sviluppo e al personale federale.
Il PS concentra le proprie critiche sulla dipendenza a lungo termine della Svizzera dal settore della difesa statunitense. Il PLR, dal canto suo, auspica un’azione più ampia che non si limiti al solo finanziamento della difesa. “La Svizzera deve finalmente reagire. Le linee ferroviarie vengono sabotate in Polonia, i droni sorvolano Monaco di Baviera e Putin sta diventando sempre più aggressivo”, ha dichiarato il parlamentare liberale radicale Heinz Theiler durante la conferenza stampa di ieri.
Rimane un punto di consenso: la Svizzera deve proteggersi meglio dalle future minacce alla sicurezza. Il modo in cui finanziare tale protezione è però tutt’altro che definito.