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Perché leggere “Colonia Dux” di Fabio Medda

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di Marcella Onnis

Con Colonia Dux, suo terzo romanzo, Fabio Medda si mette doppiamente in gioco. Innanzitutto, per la prima volta sceglie di autoprodurre il suo libro. In secondo luogo, abbandona l’impronta autobiografica che caratterizza i suoi due precedenti romanzi: Il dio dell’orizzonte (Editrice Nuovi Autori, 1996) e Virato seppia (Editrice Cocco, 2000).

Quella narrata nella sua ultima fatica è, infatti, una storia di pura fantasia. E trattandosi di un giallo dai toni truci, aggiungere un “fortunatamente” è d’obbligo.

Le vicende descritte gravitano intorno alla spiaggia del Poetto di Cagliari e si svolgono durante il trasferimento dell’ospedale Marino dalla vecchia sede (l’ex “Colonia Dux” in cui i giovani trascorrevano le vacanze nell’epoca fascista) alla nuova. Per sottolineare che i fatti sono frutto di invenzione, l’autore decide, però, di collocare cronologicamente la storia nel 2007, anziché negli anni in cui effettivamente fu realizzato il trasferimento.

Colonia Dux è un giallo breve ma avvincente, con un finale sicuramente non scontato e con un buon ritmo. La storia è raccontata con uno stile vivace, in particolare nei dialoghi tra i personaggi, ed è impreziosita, nelle ultime pagine, da alcuni note dolci che fanno da gradito contrappeso alla crudeltà che domina in quasi tutto il romanzo.

Una lettura adatta a tutti, in particolare ai cultori del genere, ma che sicuramente non possono perdersi i cagliaritani e soprattutto i governanti che hanno il poter di influenzare il futuro della loro città. Il perché risulta chiaro leggendo la dedica finale dell’autore: “Questo racconto è dedicato al Poetto, con l’augurio che sopravviva ai continui oltraggi di troppi uomini stolti.” Auguri allora allo “spiaggione” di Cagliari, affinché venga recuperata in pieno la bellezza della sua “solita irresistibile scia romantica”.

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