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Cinema: Il “Senso” di Visconti per la storia

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Tra le ragioni dell’insuccesso di Senso di Luchino Visconti al festival di Venezia del ’54 ci fu senza dubbio l’accusa, da parte della critica, di una visone del Risorgimento poco patriottica. Ma ascrivere Senso al genere storico sarebbe, oggi come allora, un errore plateale: scelto per l’apertura del corso Storia d’Italia sul grande schermo – Momenti di storia nazionale attraverso il cinema curato dal prof. G. la Russa e la dott.sa A. Rampulla, il film è in realtà un kolossal melodrammatico che adotta lo sfondo risorgimentale ed è perciò da ascrivere più al Realismo che al Neorealismo.

Nell’aprire il primo degli appuntamenti che si ripeteranno ogni martedì e giovedì presso l’Aula Magna del Liceo Cannizzaro di via Arimondi, il prof. La Russa ha sottolineato come la vicenda del film si apra alla Fenice di Venezia durante una rappresentazione de Il Trovatore, per dichiarare allo spettatore che le tinte emotive saranno forti e drammatiche. Ha ricordato doverosamente lo sforzo fatto ai tempi per internazionalizzare l’opera, attraverso la recitazione in inglese, la presenza di Granger in un cast che avrebbe dovuto comprendere Marlon Brando e Ingrid Bergman, e soprattutto l’adattamento del romanzo di Camillo Boito a cura di Tennesee Williams e Paul Bowles.

Ha anche invitato ad ammirare i dettagli maniacali dell’illuminazione: i notturni riverberi di luce lungo i canali veneziani, i lumi di candele che incorniciano la fuga dei due amanti.

Tutti rilievi necessari per comprendere fino in fondo come la storia dell’innamoramento della Contessa Livia Serpieri (Alida Valli) nei confronti del soldato austriaco Franz Malher,  nel risolversi in un triplo tradimento di famiglia, patria e amore, si trasformi in un’ scura discesa agli inferi che tocca anche il tema della lotta di classe.

Innamorato di una storia d’amore nella storia risorgimentale, Visconti sceglie mezzi espressivi nobili e colti, spalmando le sinfonie di Bruckner su immagini di perfezione formale che diventano citazionismo pittorico in movimento. Si tratta di riferimenti alti che rimangono sempre funzionali alla narrazione, se è vero che Il Bacio di Hayez viene citato nel momento più romantico della vicenda, e Fucilazioni di Goya nell’angoscia cosmica del finale. È quindi il perfezionismo di un cinema aristocratico, il ‘senso’ di Visconti per la storia.

Andrea Anastasi

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