J. Edgar, biografia sul fondatore dell’FBI Hoover diretta dal premio oscar Clint Eastwood, proprio non ci è piaciuto, al limite del non capire come sia possibile che il regista di questa pellicola, di Mystic River, Million Dollar Baby e altri indimenticabili capolavori sia il medesimo. Solo la sontuosa ricostruzione d’epoca e la curata fotografia tradisce qualche somiglianza con altri lavori precedenti, soprattutto con Changeling, ambientato nel 1928. Ma è proprio il paragone col film interpretato da Angelina Jolie e John Malkovich a rivelare la mediocrità di quest’ultima fatica eastwoodiana.
In Changeling, il doppiogiochismo, gli affari sporchi e gli abusi di potere della polizia prevalevano sulle altre istituzioni (chiesa, sistema sanitario) con un cinismo che rendeva l’idea di quanto raffinato e organizzato fosse il corpo (malato) dello stato. Ha sempre dato sostanza ai suoi detective, Eastwood, che siano stati espressione del suo pessimismo o della sua etica.
E invece J. Edgar Hoover, forse non l’uomo più potente del mondo (come scandito sulla locandina del film), ma pur sempre il fondatore dell’FBI, non ha ricevuto dal suo creatore neanche le briciole della temerarietà dell’ispettore Callaghan o dell’ingegno del detective di Potere Assoluto. Benché abbia inventato i metodi d’investigazione basati sul rigore scientifico (impronte digitali, archivi modernamente concepiti, rilevazione delle targhe automobilistiche) l’Hoover di Eastwood non merita riverenza alcuna, ed è unilateralmente fragile, insicuro, ripetitivo.
L’intento del regista di dissacrare l’ennesima icona americana è evidente, ma qui siamo alla macchietta, alla caricatura involontaria, alla quale presta il volto un Di Caprio poco convincente (attore solitamente eccezionale, qui ridicolizzato anche da un doppiaggio infelice).
Un personaggio poco sfaccettato ma esageratamente doppio, quello mostratoci da Eastwood, che alla fine risulta poco credibile. Se si aggiunge che la trama del film non vive di particolari scossoni e sembra un po’ ripiegata sul colpo di scena tanto atteso, un bacio gay tra due uomini al vertice della virilissima FBI (girato da uno dei registi più repubblicani di Hollywood), ecco farsi largo, inesorabile, la noia.
Andrea Anastasi