
di Francesca Lippi
La demolizione della storica scuola primaria ha lasciato un vuoto emotivo nella comunità. Il nuovo edificio, moderno ma poco amato da molti residenti, apre una fase di riflessione sul valore della memoria e sull’identità architettonica del paese.
C’era una volta la scuola primaria di Ronta, a cui tutto il paese voleva bene.
Era grande, sicura, recentemente messa a norma antisismica. Generazioni di rontesi e non rontesi l’hanno frequentata, ricordando con affetto le insegnanti storiche che vi hanno insegnato e tuttora vi insegnano, gli operatori ATA, e naturalmente gli ampi spazi che l’edificio offriva.
La scuola di Ronta aveva un ampio salone d’ingresso con, sulla destra, il banco della portineria. Di fronte si trovava la mensa: poco insonorizzata, è vero, ma ampia, con cucina annessa, bagno di servizio e un piccolo ripostiglio. Accanto alla mensa si apriva l’accesso interno alla palestra. Subito dopo la portineria, alcuni scalini — con accanto lo scivolo per le persone disabili — conducevano al primo piano, dove si trovavano tre aule, i bagni e una piccola stanza morbida.
Due rampe di scale portavano al piano superiore, che ospitava due ampie aule, i bagni, un mini salone, una grande biblioteca con aula docenti, un altro bagno per gli insegnanti e un ripostiglio. Ci rendiamo conto che, forse, al lettore la planimetria di questa scuola non interessa poi così tanto, ma per chi quella scuola l’ha vissuta, ogni dettaglio è un ricordo che resta inciso nel cuore.
Come dimenticare i giochi, lo scalpiccio dei piccoli passi, le risate, le canzoni, le voci e le lezioni che riempivano quei corridoi. Non vogliamo essere nostalgici, ma un pezzo del nostro cuore se ne va insieme ai detriti di cemento, mattoni e ferro che ogni giorno vengono portati via dai camion.

POI ARRIVARONO I FONDI DEL PNRR
La nuova scuola, di cui vedete la foto qui sotto, si colloca agli antipodi di ciò che amavano i rontesi. È stata costruita perché i fondi del PNRR erano stati accettati dalla precedente amministrazione, che scelse di aderire al finanziamento e avviare il progetto di sostituzione dell’edificio storico.
Il buon senso, purtroppo, non è arrivato insieme ai finanziamenti, lasciando l’amaro in bocca a chi amava la vecchia scuola “Antonio Cinti”, omonima della via in cui sorgeva, dedicata a un partigiano ucciso dai nazisti.
E così, mentre i camion continuano a portare via gli ultimi frammenti di ciò che eravamo, Ronta saluta la sua scuola con un misto di gratitudine e malinconia. Non è solo un edificio che se ne va: è un pezzo di infanzia, di comunità, di memoria condivisa.
La nuova struttura “Antonio Cinti” è lì, pronta ad accogliere altre generazioni. Ma chi ha camminato in quei corridoi, chi ha imparato a leggere, a scrivere, a crescere dentro quelle mura, sa che certe storie non si cancellano con una ruspa. Restano. E continueranno a vivere nei ricordi, nelle fotografie, nelle voci di chi, passando davanti al cantiere, ancora si ferma un istante.
Perché la scuola primaria di Ronta non era solo un luogo: era casa per tutti noi.





