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Il caso Forteto: parla il dr. Marunti che si schierò contro la “comunità degli orrori”, ma non fu ascoltato

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di Francesca Lippi

Torniamo a parlare del Forteto pur se sulla “comunità degli orrori” toscana  già si è scritto molto. A fronte delle riduzioni di pena, ottenute dai 16 imputati nella sentenza di  secondo grado, per  reati finiti in prescrizione,  ci sembra doveroso ascoltare dr. Marino Marunti che in qualità di psicologo ha conosciuto la realtà del Forteto in modo diretto. Il dr. Marino Marunti, ex responsabile dell’Unità funzionale per la Salute Mentale di Infanzia e Adolescenza della Asl 10 per la zona Mugello, espresse delle riserve sul modello operativo della comunità e lo fece in  diverse sedi: Asl,Tribunale dei minori, Comuni, Comunità Montana ma non fu ascoltato.

“Premetto che ormai sulla vicenda Forteto vi sono innumerevoli testimonianze e descrizioni dei fatti, – spiega il dr. Marunti – come si possono evincere dagli atti della recente sentenza di 1° grado, dalle deposizioni dei testi al processo, dagli articoli di giornale, dagli atti delle due commissioni regionali e dai contenuti delle relative varie audizioni. Mi risulta almeno una pubblicazione sul tema e tutta una serie di considerazioni più o meno ufficiali, che cercano di spiegare l’accaduto. Materiale per capire e farsi un giudizio ce n’è in abbondanza. Ricordo che la materia rimanda a tutta una serie di conoscenze sui procedimenti organizzativi e legislativi, che non sempre è di facile acquisizione per chi non è addentro ai lavori e non conosce le organizzazioni relative ai servizi complessi, per l’assistenza ai minori. Riguardo ai fatti, direi che poco di nuovo ancora ci sia da dire, su questa drammatica vicenda, se non che il “Sistema” si sta difendendo e che ci sono troppi “non ricordo o non c’ero”. Forse ci sarebbero dovute essere, da parte di alcuni organi istituzionali coinvolti, posizioni più chiare e precise, qualche approfondimento in più. Mi pare ormai che le “colpe” verranno confinate entro i muri del Forteto, colpe, per altro, in parte già ridotte dalla prescrizione di pesanti reati. Con questa necessaria premessa rispondo volentieri alle sue domande, anche se l’argomento è ampio per esporlo in poco spazio.”

-Dr. Marunti cosa non la convinceva del Forteto?

Premetto che agli atti del Tribunale dei Minori, ci sono tutte le evidenze professionali della nostra responsabilità specialistica, per i casi, anche del Forteto, che abbiamo seguito nel tempo, senza preclusioni e col massimo impegno; tra l’altro i positivi risultati della nostra attività lo dimostrano. Si consideri che un conto è se siamo a conoscenza di fatti da segnalare per reati ed un altro se non abbiamo condiviso una impostazione del modello Forteto, ritenuta però valida da Enti superiori, che in seguito ha confermato i nostri dubbi. In effetti il tema Forteto si deve valutare secondo due aspetti: le violenze e gli abusi, verificati in seguito, e la libertà con la quale la struttura si poteva muovere all’interno del panorama assistenziale e legislativo, nonostante due precedenti condanne per abusi e per violazione dei diritti umani(!). Senza considerare gli abusi al Forteto, come emerge dal dibattimento giudiziario, già l’eccessiva libertà ed i vari finanziamenti di cui ha goduto la struttura, sarebbero stati da esaminare con attenzione, dagli Enti coinvolti. Al tempo, quando ebbi notizia della condanna del 1985 rimasi molto sorpreso, data la delicatezza dei temi in questione, che tutto alla fine restasse come prima e che il Forteto non subisse modifiche, rispetto al modello organizzativo. Già dal 1970 avevo diretto una struttura innovativa per il recupero di minori e, conoscendo bene la materia, francamente restai perplesso per come fu gestito il dopo sentenza, dagli organi pubblici coinvolti: Tribunale dei Minori, Regione, Provincia, Comuni ecc. Mi sembrava evidente che la sentenza di condanna del 1985 e le imputazioni connesse, escludessero nei condannati la capacità, l’impegno e la maturità personale, richieste nell’affrontare il disagio e la sofferenza altrui. Quello che non mi convinceva era l’organizzazione della comunità dove uomini e donne vivevano separati, dove la sessualità normale era ufficialmente osteggiata, dove i contatti con l’esterno erano ridotti al minimo e dove venivano ostacolati al massimo i contatti tra i minori affidati ed i loro genitori naturali. Non male per la cultura dell’affido.Inoltre rappresentava un modello troppo vincolato a due persone: Fiesoli e Goffredi, peraltro già condannati. Si consideri anche le teorie psicologiche bislacche, come il chiarimento e la famiglia funzionale, ma il tema è troppo articolato per essere espresso in poche righe.
Si trattava di un modello poco trasparente e la struttura non aveva controlli.Vi era una preoccupante commistione tra Forteto, funzioni del Tribunale, dirigenti ASL, commercio, politica e politici di spicco, ideologia, fondazione culturale, Università, il tutto unito da un eccessivo accanimento dimostrativo, spesso avallato da istituzioni pubbliche e scientifiche, che in generale non mi convinceva.”

-Lei provò a parlare delle sue perplessità con il suo superiore e cosa le rispose?

“La situazione era più ampia e va contestualizzata, perché si deve distinguere tra i gravi reati commessi dai vari soggetti ed il controllo istituzionale per questa comunità. Ovviamente se fossi venuto a conoscenza di un qualunque reato avrei provveduto alle relative denunce, come ho fatto in altri casi. Tutto era alla luce del sole e l’organizzazione del Forteto era ben conosciuta da tutti gli organi istituzionali aziendali ed esterni e propagandata, nei minimi dettagli, dai responsabili del Forteto, sia direttamente, sia tramite progetti, seminari, con invito di personalità di spicco e numerose pubblicazioni. Sempre in presenza delle perplessità che ho evidenziato in precedenza, mi veniva risposto che era una organizzazione particolare e che avevano buoni risultati: occupandosi di soggetti con situazioni difficili si poteva accettare quel modello, che veniva presentato ufficialmente in molte sedi istituzionali. In pratica veniva convenuto a livello generalizzato, che effettivamente il modello era particolare, ma non essendoci niente di negativo da valutare, ma anzi di positivo, non era il caso di farsi troppe domande e lasciarli lavorare in pace, oltretutto con alle spalle una sentenza quasi sicuramente sbagliata, quella dell’85, dove giudici retrogradi non avevano capito il valore pedagogico dei loro principi. Si considerava anche l’apprezzamento di tutta una serie di personalità di spicco del mondo sanitario, della politica, del mondo giudiziario, dei Comuni, dell’Università ecc., con abituali frequentazioni autorevoli, rimarcate anche dalla stampa, compreso una presentazione del modello in Parlamento nel 2010. I possibili e rari detrattori erano considerati, probabilmente, solo invidiosi dei successi educativi e dei notevoli riscontri economici. Significativo come dirò in seguito, anche quanto accaduto, dopo la sentenza della Corte Europea, dove tutto rimase come prima, con il solito avallo dei soggetti istituzionali titolati, come tra gli altri il Tribunale per i Minori, la dirigenza Asl, La Regione, i comuni del territorio e così via. Non mi rimase che restare con vigile e professionale attenzione, non avendo reati da denunciare, per seguire il complesso caso derivante dalla sentenza della Corte Europea di Strasburgo, che alla fine mi rimase in esclusivo carico, per l’esonero forzato di tutti gli altri “esperti” aziendali. La sentenza di condanna all’Italia ebbe negativa risonanza a livello europeo, con grande inquietudine negli apparati statali e notevole timore di non riuscire a risalire la china; nonostante questo alla Asl tutti dormivano sonni tranquilli (vedi punto 3), salvo io che seguivo direttamente il caso. Questi fatti non portarono cambiamenti e grazie a 10 lunghi anni di mia attività ad alto impegno professionale sono riuscito, alla fine, a far dirimere il contenzioso, lavorando esclusivamente insieme ai Servizi Sociali, senza nessun interesse da parte della Asl, dei suoi dirigenti e della Regione, in pratica da soli. Ed anche questo mi fa pensare. Sottolineo questi 10 anni in completa solitudine, salvo le numerose e costanti relazioni che inviavo, insieme alle valenti colleghe del Servizio Sociale, al Tribunale per i minori ed alla rappresentanza italiana a Strasburgo. A parte il Tribunale per i Minori e la rappresentanza a Strasburgo, nessuno si interessava a quello che facevo o lo valutava come un carico aggiuntivo complesso alla mia attività. Pur essendo presente sul territorio e nei servizi Asl nessuno mi fece sentire il suo appoggio o si espresse criticamente sul Forteto. Può capitare per un anno, ma dieci anni di disinteresse la dicono lunga. Ed anche questo avrà un significato.”

– Il direttore generale della ASL, Paolo Menichetti, ha dichiarato di considerarla uno psichiatra di impostazione tradizionale, vuole spiegarci cosa intendeva dire?

“Significativa questa sua dichiarazione, premetto che Menichetti si ricorda male, infatti io sono Psicologo. Probabilmente non conosceva il mio ampio curriculum formativo e quello professionale, dove ho sempre seguito e dato avvio a progetti innovativi. Potrei fare un lungo elenco, ma credo che abbia detto quella frase per togliersi da una domanda imbarazzante. Invero è molto significativo quanto esprime successivamente, quando dice «Escludo però di aver partecipato direttamente ad un dibattito tra colleghi della Psichiatria, con tutte le questioni di cui dovevo occuparmi non avrei avuto certo il tempo». Ricordo che il Dipartimento di Salute Mentale è composto da diverse professionalità e Menichetti rileva solo la Psichiatria come interlocutrice ed anche questo ha una particolare valenza, dimostrando una visione riduttiva ed anacronistica dei servizi multidisciplinari, da lui diretti. Veniamo ai fatti certi, c’è stata una condanna pesante per l’Italia su un tema che getta discredito all’Italia ed alla competenza della Asl, Direzione generale e dipartimentale compresa, sempre in accordo con le tesi Forteto.
I 17 giudici europei hanno stigmatizzato la Asl e il Governo italiano per un comportamento ritenuto non professionale e lesivo della dignità umana, per le azioni professionali di alcuni dirigenti Asl coinvolti, sempre appoggiati dalla Asl: Direzione e Dipartimento. La Corte Europea di Strasburgo ha sanzionato il Governo Italiano con una cospicua multa di 226 milioni di Lire dell’epoca, più il 2,5 % di interesse legale per ogni anno, più le notevoli spese sostenute per la propria difesa e per la rappresentanza italiana a Strasburgo, inoltre ha prescritto specifiche modalità e responsabilità operative alla ASL e nonostante Menichetti sia il Direttore Generale, questi non trova il tempo per questo tema. Tempo che trova per numerose frequentazioni (!) al Forteto “…..io stesso avevo visitato la struttura varie volte riportandone una buona impressione”.Ogni considerazione è superflua.”

-Secondo lei perché la struttura dirigente ASL difendeva Il Forteto e credeva nel Fiesoli?

“Non ho una risposta da dare, se non quanto ho scritto in passato alla Asl ed alla Commissione regionale, su aspetti particolari del rapporto Asl-Forteto, riportato in forma ridotta anche in un articolo della “Nazione” di Firenze. “Relativamente al tema di fondo, per quanto è emerso e per mia convinzione, la sostanza è che per anni il Forteto ha goduto di notevole prestigio, perché in molti, tra gli esponenti titolati di vari settori – anche pubblici di alto livello – per ingenuità, interesse, fascinazioni suggestive, problematiche personali, convinzioni ideologiche fuorvianti, forme di protesta contro modelli convenzionali di vita, abbagli derivanti dalle figure carismatiche di alcuni dirigenti del Forteto, simpatia e accondiscendenza per modelli alternativi di vita comunitaria, hanno dato credito – mostrando superficialità – ad una struttura particolare che sicuramente, pur con alcuni meriti imprenditoriali, si è dimostrata capace di sviluppare forme di indicibile sofferenza in diversi soggetti coinvolti. Certo tanti accadimenti, anche durante il processo di 1° grado, fanno venire in mente molti dubbi su collegamenti e possibili altre complesse motivazioni. Saranno le eventuali ulteriori indagini a dimostrare i fatti, certo è che molta colpa l’hanno avuta le istituzioni che hanno lasciato troppo spazio incontrollato, dato e facilitato credenziali che si sono dimostrate nei fatti, ma lo erano già nelle premesse, assolutamente non pertinenti.

– Durante i lavori della Commissione d’inchiesta sulle responsabilità politiche ed istituzionali riguardo la vicenda Forteto lei ha dichiarato che se si vuole capire il meccanismo di quella comunità, occorre partire dalla sentenza di Strasburgo. (Nel 2000 fu la Corte europea dei diritti dell’uomo a intervenire sanzionando l’Italia per i rapporti recisi tra genitori biologici e figli all’interno della comunità. Marunti seguì direttamente la vicenda di due fratelli affidati al Forteto, che si concluse nel 2001 con la sentenza della Corte europea di condanna dell’Italia ad un forte risarcimento.) Persone che hanno determinato la condanna dell’Italia – lei ha affermato – non solo non sono state rimosse, ma in qualche caso hanno ricevuto premi di produttività e hanno fatto carriera, per quale motivo, secondo lei, a chi faceva comodo Il Forteto?

“A distanza di tanti anni dalla sentenza del 2000, si è potuto dimostrare come le mie intuizioni professionali fossero corrette, perché la valutazione del follow-up lo dimostra. Oltretutto la sentenza, che riporta anche una singolare difesa dell’Italia, che dovrebbe far riflettere per gli argomenti presentati a favore del Forteto, non fu subito eseguita ed occorse un richiamo ufficiale all’Italia, che costrinse il Tribunale per i Minori a dare il via agli incontri. Probabilmente le tesi del Forteto erano considerate di maggior rilevanza! Nella Sanità a fine anno viene corrisposto ai dipendenti ed alla direzione un premio di risultato, rispetto agli obiettivi raggiunti entro l’anno. Non mi risulta che dopo la sentenza di Strasburgo ci sia stata una valutazione negativa di tutti i dirigenti coinvolti, della Direzione di Dipartimento e della Direzione Asl. Quindi pur in presenza di un onere pecuniario ed una “figuraccia” internazionale certificata, tutti hanno continuato a beneficiare di quanto previsto per i positivi risultati raggiunti e confermati dalla Direzione, anche per tutti gli anni successivi. Ne faccio un problema di metodo abituale. Stranamente i due dirigenti che sono stati indicati nella sentenza per attività e scelte professionali non conformi, hanno continuato le loro carriere, raggiungendo posizioni di prestigio. Considerando che le nomine dovrebbero esser fatte secondo la professionalità e la competenza dimostrata, tutto questo è ben singolare. Come risulta dalle dichiarazioni alla seconda Commissione regionale, tre direttori generali, insieme alla direzione sanitaria ed amministrativa, quando hanno previsto queste nomine di vertice, o non se ne ricordano oppure non sono informati sulla sentenza di condanna della Corte Europea. Verrebbe allora da chiedersi su quale base vengano assegnati importanti incarichi di responsabilità: parrebbe con molta superficialità, a meno che i criteri non siano solo quelli della competenza, come sottolinea la narrazione dei fatti, con le varie “dimenticanze” comprese. I premi di produttività sono stati comunque sempre corrisposti, a quanto mi risulta.”

-Lei ha dichiarato che la struttura Il Forteto non era accreditata, cosa vuol dire?

“La Regione Toscana ha previsto una normativa a garanzia della qualità dei servizi offerti, che obbliga le strutture assistenziali anche private ad avere una “certificazione di qualità”, ovvero accreditamento, che prevede controlli continuativi nel tempo, tramite strutture Asl e dei Comuni, per garantire la rispondenza a criteri obiettivi di valutazione. Se una struttura privata vuole occuparsi di assistenza deve essere quindi accreditata. Affido vuol dire offrire temporaneamente una famiglia disponibile come aiuto e sostegno a minori a rischio, evitando l’inserimento in una istituzione. Al Forteto non c’è stato mai nessun ritorno a casa, salvo casi nei quali abbiamo lavorato noi. L’esperienza del Forteto non è stata di affido, perché non ha reinserito mai direttamente nessun minore in famiglia, anche con l’avallo ideologico della lotta alla famiglia tradizionale. L’esperienza dell’affido prolungato alla fine si è trasformata in adozioni mascherate. Il Forteto, ricevendo solo affidi, pur essendo una comunità, col mancato accreditamento eludeva i controlli connessi, con la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti: Tribunale dei Minori e Regione compresi. Singolare l’incarico di far promuovere il Centro Affidi pubblico nel Mugello al privato (Forteto), a chi non aveva la cultura della famiglia, ma questo col contributo di Asl, Comunità montana, comuni associati, e notevoli contributi economici diretti ed indiretti di varia provenienza pubblica, senza la nostra supervisione a garanzia, come specifica struttura professionale, sanitaria e territoriale. Con queste premesse il Forteto presentò un progetto, sostenuto e molto caldeggiato dai vari enti citati, per divenire il responsabile del progetto di affido nel Mugello, gestendolo come promotore e utilizzando cospicue risorse pubbliche. Con miei pareri ufficiali, espressi forti dubbi sul progetto e per come era stato predisposto.”

– Dr. Marunti lei non ha mai proceduto ad affidamenti di minori al Forteto, però è andato in pensione nel 2010, 6 anni prima del previsto, cosa è successo?

“Riguardo all’affido, pur non avendo informazioni di reati consumati al Forteto, non mi convinceva il senso educativo e tutta l’impostazione generale. Come ho detto in diverse occasioni, le teorie erano a mio avviso assolutamente prive di sostanza ed anche i libri che venivano editi non avevano, a mio avviso, valore culturale. Nonostante questa evidenza, agenzie politiche e culturali si offrivano per importanti presentazioni pubbliche! Ricordo che una volta una accreditata simpatizzante del Forteto mi rispose che l’estensore forse non aveva capito bene i concetti. Per me i concetti erano ben espressi ma non erano assolutamente condivisibili. Ricordo a memoria un passaggio dove la differenziazione organizzativa ed affettiva tra uomini e donne veniva dichiarata necessaria per evitare conflitti (!). La discrezionalità operativa, se non guidata da interessi soggettivi, ma per il bene comune, è sempre utile e per i motivi già espressi ho ritenuto che nel caso del Forteto dovessi seguire il principio di maggior cautela e non rischiare possibili eventi, come quelli che si sono poi dimostrati. Diciamo che ho agito con intuito professionale e libertà di scelta, non avendo motivazioni diverse che non fossero solo quelle professionali, per aderire ai modelli Forteto. Riguardo al pensionamento ho lavorato per più di 40 anni effettivi in un settore difficile ed in una realtà sanitaria articolata, che mi ha dato anche tante soddisfazioni. Mi è sembrato più che sufficiente per potermi permettere di avere più tempo da dedicare ai miei numerosi interessi. Ho aspettato ad andare in pensione che si fosse consolidato quanto avevo faticosamente iniziato, quando mi si era finalmente presentata l’occasione per dar corpo ai miei dubbi, con specifiche contingenze che mi avevano permesso di dare il via alle indagini, per cercare di far venire in luce quanto poi è stato evidenziato. Oltre a questo, la scelta di andare in pensione è stata dettata anche da come sono organizzati nella Asl i servizi nei quali lavoravo e dalle risorse impegnate. Come sempre la prevenzione dovrebbe essere prioritaria e non solo attenersi alla “cura urgente”, ma per questo occorrono modelli professionali adeguati e risorse disponibili. Presentai alla Asl diversi progetti e tra questi uno per la semplificazione del carico amministrativo, ridondante nel nostro caso, che ci avrebbe permesso di avere più tempo per la clinica, ma furono lasciati nei cassetti.Come ho scritto in una pubblicazione: la Salute Mentale è ben altra cosa ed il benessere psicologico, l’equilibrio e le motivazioni alla vita si ottengono solo con un processo di crescita, individuale e sociale, anche riconoscendo e personalizzando il valore simbolico di ciò che ci accade e della risposta altrettanto simbolica, che può essere la malattia, finalmente uscita dal limitante concetto della malattia d’organo, ovvero dichiarata mentale. L’interazione uomo-ambiente è molto di più, ed anche i servizi sanitari dovranno offrire assetti organizzativi che siano professionalmente in linea con le reali necessità. Non esiste benessere senza maturità e competenza psicologica; sono la base dalla quale prendono avvio tutti i nostri comportamenti. In assenza le persone utilizzeranno la realtà come luogo di scambio per i propri conflitti irrisolti, riconosciuti solo come malattia, quando divengono troppo marcati, compromettendo il proprio benessere e quello della comunità. I Servizi, però, non devono avallare acriticamente questa posizione. Quando mi resi conto, non essendoci alternative, che non avrei potuto scegliere di stare prioritariamente dalla parte dell’utente, pur con attenzione al rapporto costi-benefici, piuttosto che accettare un quadro organizzativo aziendale deludente, ed utilizzare la mia posizione acquisita, tirando i remi in barca per vivere gli ultimi anni professionali di rendita, ho preferito fare una scelta, in linea con la mia modalità di intendere una professione all’interno del Servizio Pubblico, facendo domanda di pensionamento.”

– Malgrado la prima condanna dell’85 per i fondatori, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, con le accuse di sottrazione consensuale di minorenne, corruzione di minorenne e usurpazione di titolo (reato amnistiato) e la sentenza di Strasburgo che ha condannato il nostro Paese, i giudici del Tribunale dei minori hanno continuato ad affidare i bambini alla comunità: perché, secondo lei?

“Perché non hanno seguito adeguata prassi professionale, ma hanno preferito continuare a credere, per motivazioni che non conosco, salvo quanto detto al punto 4, che il Forteto fosse una struttura competente, un luogo di delizie. Anche nel corso del dibattimento giudiziario mi sembra che ne siano venute fuori di cose particolari. Questo dimostra che non sempre il ruolo è adeguato, senza una complessa valutazione individuale ed una maturità psicologica, all’altezza delle responsabilità: vale in qualunque settore che richieda il confronto con la sofferenza umana, la devianza e non solo in questi.”

– In 30 anni al Forteto sono passati un centinaio circa di minori, molti di loro sono stati abusati sessualmente, percossi, sfruttati sul lavoro, condizionati psicologicamente: potranno riuscire a convivere con l’orrore che hanno vissuto e vivere serenamente?

“Ho conosciuto diversi soggetti del Forteto. Penso che molti di loro abbiano le risorse e la consapevolezza per poter fare un confronto positivo tra le drammatiche esperienze vissute e la positiva realtà dell’oggi, dove finalmente le certezze cominciano a dare un senso alle loro vite ed a relegare la sofferenza ad una parte significativa della propria vita, ma non la sola. Ricordo che all’interno del Forteto si sono costruite nel tempo anche amicizie, affetti, conoscenze, legami importanti, ovvero elementi a valenza positiva: questi potranno stemperare ed essere di aiuto per superare le sofferenze subite. Non ultimo, ora c’è la soddisfazione di veder riconosciuti i propri diritti, anche se tardivamente. Il mondo delle certezze dell’oggi può rappresentare una base utile per superare i periodi angoscianti del Forteto. Certo la mente è una struttura complessa e non è facile fare previsioni, ma penso che buona parte di loro riusciranno a dare un senso a questa sofferenza. Si consideri che per crescere dobbiamo sempre confrontarci tutti anche con momenti di dolore, ma nel loro caso questo è stato sicuramente eccessivo.”

-Le vittime del Forteto avranno mai giustizia?

“Risposta difficile. Dipende, se per giustizia si intende un risarcimento economico, questo sarà possibile. Se si intende una condanna, si può valutare come diversi reati siano già decaduti. Immagino che spenti i riflettori molti, volontariamente o meno anche per difesa psicologica, tenderanno a scrollarsi il peso di questa complessa vicenda ed il Forteto, nel senso della macchia intricata di rovi, prenderà il posto dei fatti, trasformandoli in lontani ricordi. Già sta accadendo, con la poca memoria che molti degli interessati stanno dimostrando….. Così è la vita.”

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1 Commento su Il caso Forteto: parla il dr. Marunti che si schierò contro la “comunità degli orrori”, ma non fu ascoltato

  1. Desta sdegno ua tragedia annunciata, figuriamoci una tragedia conclamata e ignorata. Grazie Francesca per aver dato voce a queste vittime cui voce si è data e si darà sempre troppo poca; grazie dr. Manunti per la sua testimonianza, illuminante anche per quanto riguarda la cura del disturbo mentale.

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