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Cagliari, Tuvixeddu: la necropoli e il cemento.

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“Tutelare i monumenti rimasti e le zone di interesse storico-archeologico equivale a proteggere un patrimonio identitario fonte di inesauribile cultura, consente la prosecuzione di studi, scavi e dibattiti intellettuali e ci ricorda le nostre origini. Non è possibile vivere il presente e ancora meno guardare al futuro senza preservare il passato.” Così si legge nella pagina dedicata a Tuvixeddu sul sito della Regione Autonoma della Sardegna. Tuvixeddu è una grande necropoli fenicio-punica, l’ultima rimasta, che si trova a Cagliari, sul colle a cui da il nome, tra il quartiere di Sant’Avendrace e via Is Maglias. Fu utilizzata dai Cartaginesi tra il VI e il II secolo a.C.. Sono proprio le tombe a dare il nome al colle: tuvu in sardo significa buco. Tuvixeddu non è mai stato valorizzato dal punto di vista archeologico e turistico. E’ stato però utilizzato e abitato in periodi diversi. Nel secolo scorso Italcementi ci costruì una cava le cui operazioni di estrazione sono terminate solo negli anni 80. Inoltre durante il secondo conflitto mondiale le tombe furono utliizzate come rifugi antiaerei e come casa, da parte di chi la casa la aveva persa durante i bombardamenti della città. Fino ai primi anni del 2000 le cavità del colle erano abitate dai senzatetto. Nel 1999 però la Iniziative Coimpresa S.r.l. ottenne un nullaosta paesaggistico (nota prot. n. 3015 del 27 maggio 1999 del Direttore generale dell’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport è stato rilasciato il nulla osta paesaggistico – ex art. 12, Legge n. 1497/1939 – in favore del “Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di S. Avendrace” di Cagliari presentato dalla Iniziative Coimpresa S.r.l.;) per costruire sul colle una serie di immobili per complessivi mc. 388.600 consistenti in residenze private, uffici, servizi, zona sportiva, viabilità, etc. (nonché i servizi di completamento relativi al piano di edilizia residenziale pubblica della adiacente zona di Tuvumannu) e un parco archeologico-ambientale-sportivo di circa 22 ettari. Il nullaosta precedeva la modifica al PRG della città di Cagliari. Il procedimento fu impugnato davanti al TAR Sardegna con ricorso proposto dall’associazione “Friends of the earth international – Sezione italiana Amici della Terra – delegazione della Sardegna” (poi respinto), ed è stato oggetto di interpellanze da parte di alcuni consiglieri regionali. Nel 2000 la Coimpresa firmò l’accordo di programma per i lavori. La storia di Tuvixeddu nell’ultimo decennio è piuttosto movimentata. Cominciarono i lavori, poi il Piano Paesaggistico nel 2006 provò a fermarli. Esisteva già un vincolo del 1997, della commissione provinciale per le bellezze naturali. Dall’imposizione di quel vincolo al 2008 sono state trovate ben 421 nuove sepolture prive di tutela. Lo dicono gli agli atti del procedimento penale contro l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni, ormai fuori dal segreto investigativo, dove si legge: «Il piano di deposizione era in roccia, in altri casi in argilla pressata tale da costituire tombe a camera che sono andate completamente distrutte in sede di edificazione delle strutture edili». Quindi nell’area archeologica sono stati fatti danni irreparabili. Il gruppo Cualbu, di Coimpresa, ha sempre negato, ma le indagini fatte dalla Forestale e dalla procura della Repubblica hanno dimostrato il contrario. Cualbu ha anche chiesto 72 milioni di danni per il mancato adempimento dell’accordo di programma. Ricorsi, concessioni, accordi e ancora ricorsi. Un’odissea. A fine 2010 un nuovo accordo tra Comune, Regione e Soprintendenza per riprendere i lavori. Ieri però il Consiglio di Stato ha depositato una sentenza nella quale accogliendo il ricorso della giunta Soru e delle associazioni, decreta che sulla necropoli non si può costruire: si deve rispettare il vincolo di 50 ettari imposto dal Piano Paesaggistico del 2006. Sarà la parola fine al “caso Tuvixeddu”? Dovrebbe essere l’inizio di un percorso di recupero della ricchezza inestimabile che questo sito rappresenta, un primo passo verso la volontà di rendere davvero fruibile la necropoli ai visitatori, un segnale importante per rendere davvero Cagliari la “capitale del Mediterraneo”.

Veronica Atzei

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