CAGLIARI: “LA VARIANTE DI LUNEBURG” L’OLOCAUSTO DAL ROMANZO AL TEATRO

di Marcella Onnis

C’’era una volta un romanzo che diventò pièce teatrale … Che novità, si potrebbe dire: i libri che hanno fatto da soggetto per il cinema, la televisione ed il teatro sono numerosi. Tuttavia, non tutte le trasposizioni possono dirsi “riuscite” per cui quando il risultato è lodevole, è doveroso parlarne.

In questi giorni, al Teatro Massimo di Cagliari e, successivamente, al Teatro Verdi di Sassari va in scena “La variante di Lüneburg”, fabula in musica tratta dall’’omonimo romanzo di Paolo Maurensig, che ne ha anche curato l’’adattamento e la regia.

Protagoniste sempre e comunque le parole, anche grazie ad una scenografia scarna che, del rapporto libro-lettore, mantiene l’’intimità e l’’abitudine di lasciare immaginare al pubblico ciò che non è materialmente visibile.

Come anticipato, c’è però un elemento in più rispetto al romanzo: la musica. Le melodie, che mescolano elementi di novità alle sonorità tipiche del patrimonio culturale mitteleuropeo, si intrecciano in modo del tutto naturale con la trama, contribuendo sensibilmente ad accrescere l’’impatto emotivo.

Ma è soprattutto la bravura degli artisti presenti sul palco a far sì che le splendide parole dello scrittore goriziano arrivino dritte al cuore di chi guarda ed ascolta: il maestro Valter Sivilotti al pianoforte (autore, tra l’’altro, delle musiche); Marco Albonetti ai sassofoni; la soprano Franca Orioli; il coro “Arcei” di Siurgus Donigala diretto dal maestro Felice Cassinelli (che, nella seconda tappa isolana, lascerà il posto al coro “Vivaldi” di Sassari, preparato dal maestro Daniele Manca) e lo straordinario Walter Mramor, che con doti da vero camaleonte dà voce a tutti e tre i protagonisti della storia, oltre che ad alcune “comparse”. Infine lei: la regale Milva. E’ la pantera di Goro, con la sua voce ancora possente e vibrante, ad arrivare più di tutti e tutto al cuore del pubblico in sala. Memorabile il brano finale in cui, accompagnata dal coro che dà voce alle innocenti vittime del regime nazista, con dolci parole canta tutto il dolore del distacco: “Anche se il cielo vi chiama in alto, il vostro sguardo lassù resta incantato da ciò che avete amato”.

L’’Olocausto non è certo un tema nuovo, ma il recente dilagare di teorie negazioniste dimostra come, evidentemente, non se ne sia ancora parlato abbastanza. Se anche gli ebrei uccisi non fossero stati sei milioni ma seimila, non si sarebbe comunque trattato di un vergognoso sterminio? Se anche non fossero stati uccisi in camere a gas, forse che quell’’eccidio sarebbe meno grave? “La variante” di Maurensig ci ricorda che i numeri ed i dettagli contano fino ad un certo punto: l’’attenzione va rivolta alle idee, a quella crudele follia che può annullare tutto ciò che è normalità, che è capace di annientare la dignità di un essere umano, di trasformare un gioco come quello degli scacchi in strumento di morte e, persino, di rendere le stesse vittime complici dei loro aguzzini. Una follia che potrà sempre ritornare azione e che solo ricordando è possibile fermare.

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