Il ministro degli affari esteri iraniano Abbas Araghchi (a sinistra) stringe la mano al suo omologo svizzero Ignazio Cassis. Keystone Pool Afp / Fabrice Coffrini
Il Bürgenstock è tornato a essere il palcoscenico della politica mondiale: nonostante la forte diffidenza tra Stati Uniti e Iran, si sono svolti colloqui diretti e sono state prese decisioni preliminari su quanto discutere nei prossimi 60 giorni.
Mentre la Svizzera soffriva il caldo, nel fine settimana Stati Uniti e Iran hanno negoziato per ore nel resort nel canton Nidvaldo. In realtà l’incontro era previsto per venerdì, ma una firma anticipata dell’accordo da parte di Donald Trump e la diffidenza reciproca delle parti avevano causato ritardi. Il vicepresidente statunitense JD Vance è arrivato al Bürgenstock nelle prime ore di domenica mattina.
Le delegazioni hanno negoziato fino a dopo mezzanotte. Tuttavia, sui contenuti precisi è trapelato poco. È noto che Stati Uniti e Iran hanno concordato una tabella di marcia di 60 giorni per ulteriori negoziati. Inoltre, dovrebbero essere creati un canale di comunicazione diretto per lo stretto di Hormuz e un meccanismo per monitorare il cessate il fuoco in Libano, riferisce SRF citando fonti dei Paesi mediatori, Qatar e Pakistan.
La Svizzera è stata più di una semplice cornice pittoresca. Come scrive il Tages-Anzeiger, una task force del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) avrebbe lavorato senza sosta per organizzare i colloqui. Anche la polizia di Nidvaldo ha dovuto restare flessibile e prolungare più volte la propria operatività. Sul logo ufficiale del “Lake Lucerne Summit” manca tuttavia la bandiera svizzera.
Lunedì mattina la delegazione iraniana ha lasciato il Bürgenstock, cosa che secondo SRF era prevedibile. “La diffidenza è troppo grande”. Gli iraniani hanno rinunciato a una stretta di mano e a foto ufficiali con i rappresentanti statunitensi. I colloqui dovrebbero però proseguire a livello tecnico.
Il servizio proviene da www.tvsvizzera.it
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