Breve Storia di un Iter Burocratico nella Sanità

Nell’ambito della Protesica e Medicina Integrativa una procedura che ha penalizzato molti invalidi piemontesi…  oggi  superata

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e opinionista)

Circa un decennio fa, o poco più, gli invalidi piemontesi che avevano bisogno di sussidi ortesici e/o protesici dovevano seguire un iter burocratico lungo e tortuoso. Infatti, per ottenere un determinato presidio, le direttive erano impartite in base all’art. 4 del DM 332/99 secondo il quale “l’erogazione di assistenza protesica (…) è subordinata, fatta eccezione per le ipotesi disciplinate dall’art. 2, comma 1, lettere d) e d-bis), salvo i casi eventualmente individuati dalle Regioni, al preliminare svolgimento delle seguenti attività: prescrizione, autorizzazione, forniture e collaudo”, e all’epoca si richiedeva all’assistito il compimento di un percorso, così schematizzato e qui di seguito descritto. Fase 1: prescrizione del medico di famiglia per la visita specialistica; fase 2: prenotazione della visita specialistica tramite il Sovracup; fase 3: visita specialistica per la prescrizione degli ausilii; fase 4: contatto con l’officina ortopedica o negozio (convenzionati con il SSR) per la compilazione del preventivo; fase 5: consegna alla propria Asl di residenza della prescrizione con preventivo per ottenere la debita autorizzazione; fase 6: ritiro dell’autorizzazione preso l’Asl; fase 7: consegna al fornitore dell’autorizzazione; fase 8: ritiro dell’ausilio; fase 9: prenotazione della visita specialistica per il collaudo; fase 10: collaudo a titolo di “conforto” del bene ottenuto. Tale procedura rappresentava una spirale a dir poco snervante e, per certi versi, destabilizzante per l’invalido specie se con particolari difficoltà di movimento; e in caso di rinnovo degli ausilii l’invalido doveva seguire nuovamente l’iter burocratico rispettando i dieci passaggi procedurali. Per addivenire ad una miglioria dell’iter, ossia alla riduzione di alcune “tappe” della procedura, ci sono voluti alcuni anni e di incontri attraverso un Gruppo di Lavoro a cura dell’Assessorato alla Sanità e Assistenza della Regione in collaborazione con funzionari medici e alcuni volontari operanti nel settore (compreso chi scrive), rientrante nel Progetto “Modelli di riordino semplificazione procedure burocratiche nell’ambito dell’accesso, della qualità e della trasparenza dei servizi sanitari”. Oggi, per la verità ormai da qualche anno, tale procedura è semplificata con la riduzione di almeno la metà delle su descritte dieci fasi, a conforto e beneficio degli invalidi interessati e conseguente minor lavoro amministrativo dell’Assessorato. Ma durante i primi confronti intervenni perché non si addiveniva ad una soluzione razionale, affermando: «Continuo a dissentire il capitolo discusso in ambito del Gruppo di Lavoro, che non mi sembra esplicitare una procedura ulteriormente favorevole per i disabili che debbono ricorrere alla continua assistenza e fornitura protesica… Pazienza: il mio propormi nei confronti della Istituzione pare non sia servito minimamente… forse perché il mio esprimere è troppo diverso o anticonformista». Poi, finalmente, dopo diversi altri incontri, la valutazione ha preso un’altra piega e, di li a poco, la procedura in questione ha visto la luce della semplificazione e della razionalità; e a seguito di ciò, intervenni con la seguente osservazione: «… poiché la qualità della vita passa anche attraverso la qualità del diritto e di giustizia (più razionalità e meno “penalizzazione”), chi soffre il disagio dell’handicap necessita di più mirati accorgimenti e tutela (non sono pochi i disabili che possono essere considerati ulteriori “fasce deboli”, anche dal punto di vista economico”, oltre che di certezza nella appropriazione di regole che stabiliscono il principio di parità sociale».

In base a questa esperienza personalmente avrei da fare una rilevanza, in quanto prima dell’avvento del Federalismo con la Riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, in ogni Regione esisteva il Medico Provinciale, unica figura di medico (burocrate) deputato ad autorizzare la necessaria fornitura degli ausilii ortesici e/o protesici agli invalidi che ne facevano richiesta, e ciò, a suo insindacabile giudizio… o quasi! Da allora ad oggi c’è stato quell’intermezzo di iter burocratico durato alcuni anni che ha creato non poche difficoltà a molti, ma anche in considerazione del fatto che i fornitori (officine ortopediche e negozi) non erano, e non sono tuttora, obbligati ad avere la convenzione con la propria Regione per erogare una fornitura. Ciò significa che se per assurdo nessuno si convenzionasse, de facto l’invalido sarebbe costretto a pagare di tasca propria l’ausilio di cui ha bisogno. Ma perché rievocare questa “tappa storica”? Io credo che sia sempre utile richiamare alla memoria ciò che è stato con lo scopo di trarne insegnamento, anche se purtroppo ancora oggi, molti disabili soffrono di altre inadempienze, a cominciare da risicati sussidi economici e carenza di sostegno ai loro caregiver, per non parlare poi delle rinnovate visite fiscali da parte dell’Inps e delle Asl, cui devono sottoporsi molti invalidi nonostante la loro già conclamata patologia cronica e irreversibile. Come pure il fatto che a tali prime visite (o di controllo) in molti casi non è concessa la presenza di un loro accompagnatore; atteggiamento, questo, che non ha ragione di esistere in quanto se il l’invalido interessato dà il consenso, il suo accompagnatore (parente od estraneo) può presenziare e non… essere messo alla porta.  Un diritto che non tutti conoscono ed è quindi bene sapere che il “vezzo” di procedere alla visita da parte delle Commissioni medico-legali senza la presenza di un accompagnatore dell’invalido, rientra in una loro consuetudine a cui si ha diritto ad opporsi in quanto la stessa non è una legge!

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