Bracciodiferro e crème caramel
Nuvole gonfie come smisurate vele dentro un tramonto impossibile da raccontare che mi consegna a questa notte senza luna.
Nel porto ci sono soltanto io e, per una volta, lascio la cena in cambusa e scendo a terra: dovrebbe esserci una pizzeria poco oltre il molo. Le strade sono vuote: nessuno a godersi la dolcezza profumata di questa serata che le tivù e i picì buttano nel bidone senza nemmeno aprirla.
Entro nel locale e sono l’unico avventore: quando si dice il destino. Peraltro so che i ristoranti di paese si riempiono solo il sabato e la domenica: se non ci si può spiare le facce e i piatti (o le mogli) che gusto c’è?
Il locale è ben messo negli arredi, ma proprio di fronte a me troneggia un quadro identico a quello nella saletta del mio dentista così, mentre aspetto la pizza, ispeziono molari e premolari con la lingua.
Nel locale accanto, i bambini del gestore fanno un baccano infernale, ma è sempre meglio della musica in sottofondo. La pizza che mi portano si chiama Bracciodiferro, forse per il vigore che serve a tagliarla. Concludo con uno strano crème caramel senza caramello.
Per tutta la cena sto con due zanzare, le chiamo Gigia e Nerina e decidono di non succhiarmi il sangue: forse, quello strano crème caramel non ha convinto nemmeno loro.
Pago sedici euro e cinquanta ed esco. Per inerzia, le gambe mi portano dritto al porto.
Pensieri ormai incasinati dal sonno spiano la mia ombra che s’allunga e s’accorcia sotto i lampioni – da nano a gigante e ancora nano – a raccontare la mia vita.
Mentre scendo sul pontile si accende un riflettore: qualcuno s’è accorto di un ladro di silenzi.
Fulvio Musso
Sono nato a Bardi, con regolare concorso, quando questo potente feudo imperiale dominava fra Parma e Piacenza sotto l’impero di Carlo V. Ossia, tantissimi anni fa.
Suono racconti a orecchio e in rigoroso “taglio web”, cioè brevi e intensi perché la vera lunghezza di un brano è il tempo di riflessione o il momento di suggestione offerto al lettore.
Ogni altra parola su di me potreste trovarla nei miei racconti.
Incidentalmente scrivo qualche poesia… vi basterà evitarle.
(biografia tratta dal sito personale dell’autore)
