Borgo San Lorenzo, fiaccolata per la pace. Una lettrice descrive il suo disappunto.

Venerdì scorso, 4 marzo, a Borgo San Lorenzo si teneva una fiaccolata per la pace organizzata dai comuni del Mugello in collaborazione con ANPI (Associazione nazionale partigiani italiani).

Mi sono avvicinata al corteo con curiosità e anche con una sensazione di orgoglio nel vedere che c’erano tanti partecipanti, tra cui bambini, alcuni con i colori della bandiera ucraina disegnati sulle guance.

Purtroppo, è bastato poco per passare dall’orgoglio alla delusione.

All’inizio del corteo, subito dopo i cartelloni color arcobaleno di qualche metro con sopra la scritta “PACE”, vedo sventolare da alcuni uomini vestiti di rosso delle bandiere con disegnate la falce e il martello su sfondo rosso.

Resto allibita.

La manifestazione doveva avere l’obiettivo di trasmettere un’idea di pace, che senz’altro quelle bandiere non potevano simboleggiare, considerata tutta la sofferenza che il comunismo ha comportato al popolo ucraino durante il ventesimo secolo.

Parlo con alcune persone, tra cui alcuni assessori: mi dicono che non ci possono fare nulla, in quanto si tratta di una manifestazione aperta a tutti e ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero.

Sono ancora allibita.

La manifestazione prosegue e torna davanti al Comune, dove alcuni rappresentanti dell’ente tengono i loro discorsi, che – in buona sostanza – sono un bel inno alla pace e affermano il loro sostegno per l’Ucraina.

Subito dopo prende il microfono una rappresentante dell’ANPI.

Sono sincera, a quel punto il mio interesse è maggiore: chi meglio dei Partigiani può rappresentare i combattenti ucraini in questo momento?

E, invece, rimango nuovamente delusa.

L’ANPI è contraria all’invio di armi all’Ucraina – afferma la rappresentante – e, subito dopo, richiama l’art. 11 della Costituzione Italiana.

Senza  entrare nel merito dell’art. 11 della Costituzione, mi chiedo se coloro che si autoproclamano oggi partigiani abbiano  ascoltato, almeno una volta, i racconti di guerra dei nostri nonni.

Questi ultimi, con le armi e con il prezzo delle loro vite, hanno dato un contributo fondamentale alla cacciata dei nazi-fascisti dall’Italia e sono convinta che oggi avrebbero sostenuto la causa ucraina.

La nostra Costituzione è nata grazie al loro sacrificio e al loro sangue.

Siamo tutti pacifisti fino a quando una guerra non scoppia in casa nostra, ma a coloro che condannano l’invio di armi in Ucraina chiedo: che cosa proponete come concreta alternativa?

I cortei per la pace in stile “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, purtroppo, servono a ben poco.

Occorre agire ADESSO, facendo pressioni affinché il nostro Stato, l’Unione Europea e la NATO prendano provvedimenti forti e immediati contro l’invasione dell’Ucraina.

Abbiamo visto tutti come Putin si beffa delle sanzioni e che, anche in queste ore in cui dovrebbe esserci una tregua per consentire i “corridoi umanitari”, lui continua a bombardare senza soluzione dI continuità.

Se malauguratamente dovesse vincere in Ucraina sappiamo tutti che non si fermerà.

A quel punto non ci sarà più spazio per invocare la Costituzione e fare cortei di pace, a quel punto dovremo essere pronti a difendere il nostro Paese, proprio come stanno facendo oggi gli ucraini, e come in passato fecero i nostri nonni.

Allora forse non è più semplice aiutare adesso gli ucraini, piuttosto che doverci trovare nella loro stessa situazione?

Valentina Zecchi

Tutte l’opinioni presenti nel sito, corrispondono solo a chi la manifesta. Non sono necessariamente l’opinione della Direzione.

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