Blocco crediti Super Bonus, critiche da Lega Impresa

Il 2021 è stato l’anno record degli attacchi informatici verso le #aziende, con incidenze economiche su quest’ultime, che si accentuano se le società sono anche quotate in borsa.

Ulteriore problema che va a pesare sulle aziende, a seguito di un attacco informatico e la capacità di quest’ultime di poter rispondere in tempi rapidi al probelma creato, soprattutto a causa della carenza di #competenze IT al loro interno.

L’indagine The Global Cybersecurity Outlook 2022, cioè il rapporto annuale del World Economic Forum, evidenzia la diversa percezione di #sicurezza delle aziende che hanno i dirigenti e ed i responsabili della sicurezza informatica.

Secondo il 92% dei dirigenti intervistati, infatti le loro aziende sono #sicure e non rischiano attacchi infomatici, di contro solo il 55% dei responsabili della sicurezza informatica, concordava con la percezione della direzione.

Questo gap può essere indice di una visione distorta dell’azienda e delle sue reali necessità ed i reali rischi da parte di alcuni dirigenti.

Debolezze aziendali che rendono le aziende vulnerabili.

In questo caso dal punto di vista della #cybersecurity.

Ma questo esempio può essere applicato a qualsisi altro settore aziendale.

In Italia i settori principalmente colpiti da attacchi informatici sono stati i seguenti*:

Trasporti e Logistica: +108,7%

Professional, Scientific, Technical: +85,2%

News & Multimedia: +65,2%

Retail: +61,3%

Manufacturing: +46,9%

Energia / Utilities: +46,2%

*indagine Clusit primo semestre del 2021

La soluzione è un Ceck Up interno che parta dall’applicazione dei Sistemi di Gestione ISO 27001 per evidenziare all’attenzione della Direzione le reali criticità presenti in #azienda

Questo è un attacco forte alle imprese – afferma Rosario Mancino, segretario nazionale di Lega Impresa – che, in virtù di queste agevolazioni, hanno investito sul personale, quindi hanno assunto tante persone, hanno formato e specializzato i dipendenti, hanno investito in termini di attrezzature, acquistando i terreni per realizzare i magazzini e capannoni. Dunque questo blocco mette in ginocchio tutta quella economia edile che è portante per lo Stato italiano, infatti su questo settore si reggono quasi tutte le attività in Italia. Basta pensare al commercio (con l’acquisto di materiale edile), ai trasporti (con appunto il trasporto dei materiali), alla consulenza (i consulenti per la consulenza e per la formazione). Sottolineiamo che l’edilizia è trainante in Italia e fermare questo settore significa la fine di un Paese“.

Questo porta una grande crisi sia per le aziende in termini di produttività, di rientro degli investimenti sia per quanto riguarda le attrezzature che i dipendenti – sottolinea Paolo Provino, presidente di Lega Impresa – e mette anche in ginocchio l’economia per quanto riguarda i lavoratori perché fermando un settore in forte espansione, che è trainante ed importante per l’Italia, logicamente tanti contratti non verranno rinnovati ed altri dovranno cessare, non essendoci il lavoro. Quindi si andrebbe ad incrementare la disoccupazione e si andrebbe a creare cassa integrazione, quindi spese per lo Stato. Chi può si mette in mobilità, gli altri si mettono in disoccupazione, quindi è stipendiato dallo Stato per stare a casa. Dunque lo Stato ferma i lavori, non permette ai cittadini di lavorare, non cè più il lavoro e paga questi ultimi per stare a casa. Questa è la cosa più sbagliata, ci auspichiamo un ripensamento da parte di tutte le forze politiche per un futuro migliore per il Paese“.

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