Bip-Bip, una associazione Onlus nazionale per la prevenzione

logo dell'Associazione Onlus Bip-Bip per la prevenzione dei traumi cranici e spinali

I traumi cranio spinali all’origine di infortuni professionali, domestici e sportivi, ma soprattutto di incidenti stradali. Più informazione e “buon senso” per ridurne l’incidenza. Gli under 18 enni a maggior rischio.

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Il continuo progresso tecnologico non smette mai di evolversi anche (se non soprattutto) nell’ambito del trasporto come tutti i veicoli che, una volta rottamati per usura o per distruzione incidentale, si rinnovano sul mercato sempre più potenti, sofisticati e ricchi di optional tanto da “stuzzicare” sia gli adulti che gli under 18 enni, sia pur non ancora patentati. Un invito certo allettante per soddisfare il desiderio di avere una moto o una automobile (magari di grossa cilindrata), e provare l’ebbrezza della velocità con tutto il suo fascino e il suo peso di responsabilità, senza fare i conti con le relative conseguenze: sono sempre più in aumento gli incidenti stradali causando sempre più vittime e invalidità permanenti.

logo dell'Associazione Onlus Bip-Bip per la prevenzione dei traumi cranici e spinaliDa anni l’Associazione Bip-Bip per la prevenzione dei traumi cranici e spinali – Onlus (info@bip-bip.org), si dedica alla sensibilizzazione con svariate attività di informazione, anche video filmate, in particolare nelle scuole, la cui popolazione è notoriamente più a rischio… È una realtà di grande impegno sociale considerando la patologia traumatica in cui può incorrere la persona non solo per incidenti stradali, ma anche professionali e in ambito sportivo o anche domestico. Il trauma cranio spinale è un evento assai frequente: nei paesi sviluppati accadono ogni anno circa 250 traumi cranici per 100 mila abitanti, e nella popolazione a rischio la quota si raddoppia; in Italia occorrono circa 150 mila casi ogni anno.

Questo determina non solo un danno diretto con perdita della funzione di una determinata area cerebrale che viene coinvolta nella lesione, ma dà origine ad una cascata di eventi che si ripercuotono sul versante endocrinologico, cardiorespiratorio, immunologico e metabolico sia generale che cerebrale; oltre alle conseguenze di carattere sociale, economico e professionale. «Per far fronte a tali conseguenze come lo stato di coma, riduzione delle capacità cognitive e/o delle funzioni fisiche – spiega Michele Naddeo neurochirurgo al Centro Traumatologico Ortopedico di Torino, e presidente dell’associazione, peraltro anche un ottimo saxofonista che si esibisce per scopi sociali – oltre a favorire un maggior “impegno” nei vari ambiti sanitari e ospedalieri, l’associazione si propone di attivare un mirato programma di prevenzione esteso a chiunque (in particolare alla popolazione a maggior rischio: i giovani tra i 15 e i 25 anni), grazie anche ai progetti regionali di Educazione sanitaria e alle attività degli ospedali».

Per diminuire le conseguenze del trauma cranio spinale non è sufficiente lavorare al meglio in pronto soccorso, in sala operatoria e nei reparti di terapia intensiva e degenza; è indispensabile una prevenzione primaria nazionale impostata sull’informazione alla popolazione con un linguaggio più diretto, modificazione dei comportamenti, diminuzione dell’evento traumatico e del danno quando l’evento accade, più l’istituzione di una sorveglianza epidemiologica. Tra le attività sinora svolte dall’associazione ci sono corsi di promozione alla prevenzione agli insegnanti della scuola primaria e secondaria grazie ad un protocollo d’intesa con gli Uffici Regionali Scolastici; lezioni presso scuole guida e l’attivazione di monitoraggio dei neo patentati divisi in quattro fasce di età (dai 18 ai 21, dai 22 ai 24, dai 25 ai 30 anni in poi), per valutare la consapevolezza dei partecipanti in relazione ai propri limiti e alle proprie insicurezze.

Relativamente all’incidenza delle vittime di incidenti stradali i conducenti dei veicoli rappresentano l’entità maggiore, seguita dai passeggeri trasportati, e la fascia più colpita è quella compresa tra i 25 e i 29 anni. I pedoni rappresentano l’utenza più “debole” con circa il 17% dei morti e il 5% dei feriti, mentre la fascia di età più colpita è quella oltre i 70 anni, con conseguenze anche gravi ancorché l’impatto sia stato a bassa energia. Questo è legato alla diffusione della terapia antiaggregante-anticoagulante nella popolazione oltre i 65 anni.  Gli accessi al pronto soccorso per tipologia del soggetto coinvolto in un incidente stradale, è emerso in uno dei tanti convegni sull’argomento, sono rappresentati per il 10% da pedoni (25% con trauma cranico), 7% da ciclisti (18% con trauma cranico), 20% ciclomotoristi (16,8%), 12 motociclisti (19% con trauma cranico), circa il 50% automobilisti (26% con trauma cranico), 1,5% camionisti. Giugno e luglio rappresentano i mesi più a rischio, e il venerdì è il giorno della settimana dove si concentra il maggior numero di incidenti; il venerdì e il sabato notte rappresentano la percentuale più alta degli incidenti notturni pari al 45% dell’intera settimana. L’errato comportamento di guida rappresenta la causa più frequente di incidente stradale (oltre il 58%), ma gli incidenti a più alto rischio di morte sono quelli dovuti ad un anormale stato psico-fisico del conducente con un tasso di mortalità del 6,5% contro il 2% relativo agli incidenti generati dall’errato comportamento di guida. «Negli ultimi quarant’anni – precisa il clinico – la mortalità per incidente stradale è in diminuzione grazie all’avvento della TAC, miglioramento del sistema emergenza-urgenza, progressi in anestesiologia e rianimazione, campagne di informazione e educazione stradale, veicoli e strade più sicuri, l’uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini, e del casco, l’introduzione del limite legale dell’alcolemia e controlli sulla strada: patente a punti, limiti di velocità, etc.».

primo piano di un uomo con gli occhialiPer quanto riguarda gli incidenti domestici la quota annuale di mortalità è stimata intorno ai 10 mila casi; la morbosità è di non facile rilevazione in quanto tali infortuni sono denunciati o manifestati all’esterno solo in caso di lesioni che richiedono ospedalizzazione… La caduta risulta essere la causa principale in seguito ad infortuni domestici (in gran arte bambini e anziani) e del tempo libero nella misura del 40%. «I bambini più a rischio per infortunistica domestica, dove il trauma cranico rappresenta la prima causa di ricovero – prosegue Naddeo (nella foto) – appartengono a famiglie svantaggiate, con un solo genitore o con genitori molto giovani con livello di istruzione modesto e che vivono in abitazioni di dimensioni inadeguate o sovraffollate. Nell’anziano la caduta, che rappresenta il più frequente infortunio domestico, comporta elevati carichi di disabilità e aumento di mortalità. I principali fattori di rischio sono la carenza nutrizionale, l’inadeguatezza dell’ambiente domestico e presenza di barriere architettoniche, uso di farmaci che comportano la riduzione del livello di attenzione, mancanza di esercizio fisico, disabilità o malattia». Infatti, è da rilevare come negli ultimi anni la fascia d’età più colpita da trauma cranico stia aumentando e le cadute, anche accidentali, stiano “sorpassando” come causa gli incidenti stradali.

Elevati i costi sociali degli eventi traumatici. Per avere un’idea basti pensare che nel 2002, ad esempio, ammontavano a 34 milioni di euro. L’epidemiologia e la prevenzione sono azioni congiunte, ma se non si esplorano le realtà che ci circondano per progettare gli opportuni interventi, e se non si valutano le ricadute, non si potrà certo imparare evitando dogmi ed errori. E ciò richiede una sorveglianza continua del fenomeno trauma con osservatorio epidemiologico permanente. «Per raggiungere questi obiettivi – conclude il neurochirurgo – è importante una fattiva collaborazione di tutte le discipline coinvolte: prevenzione, emergenza, area critica e riabilitazione devono operare in concerto e gli educatori, le forze sociali ed i loro rappresentanti a livello istituzionale devono essere coinvolti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*