Bagheria: il falso mito del turismo secondo un lettore

Bagheria: il falso mito del turismo secondo un lettore

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore, M.P.O., che vuole dire la sua su Bagheria e le sue possibilità di sviluppo:

Il Falso mito del Turismo

Il rilancio di Bagheria passa attraverso il Terziario

Negli ultimi mesi questo angolo, per la bocca di alcuni suoi cittadini, sia nelle sue formazioni politiche che nelle sue formazioni cittadine, interpreta e paventa la chiave turistica come il necessario e improcrastinabile passaggio per la ripresa economico-strutturale della Città. Quanto di più illusorio e quanto di più superficiale si potesse pensare. Partendo nell’ordine, ecco una serie di motivi per cui è una strada ancorché praticabile, inaccessibile:

1  Il Turismo ha bisogno di rilancio infrastrutturali, cosa che al momento non è possibile realizzare.

2  C’è una forte carenza delle strutture ricettive, non localizzabili solo in strutture alberghiere, ma in una vera e propria insufficienza di luoghi atti alla ricezione primaria del turista.

3 L’idea malsana quanto illusoria di utilizzare le ville(alcuni ingenuamente pensano di aprirle) manca totalmente di una base, in quanto la maggior parte delle ville sono private, il loro utilizzo comporterebbe costi per l’amministrazione, e soprattutto resta aperto il dubbio della loro effettiva ricettività turistica (a  prescindere dal gusto estetico, delle attrattive barocche sono localizzabili in altre parti della Sicilia con una storia e un adeguato sistema che riesce a supportare la domanda del turismo culturale).

4 Il processo turistico comporta anche un humus culturale che di certo i Bagheresi, e la “Bagheresità” , non possiede. Seppur suscettibile di opinabilità, Bagheria nel corso degli ultimi anni ha offerto diverse attrattive che gli stessi bagheresi hanno puntualmente snobbato.

5 Seppur semplicisticamente, Bagheria è un paese dormitorio, nel senso che la maggior parte di chi ci vive non ci lavora, e torna a casa la sera con il totale disinteresse, vedasi le continue deresponsabilizzazioni che puntualmente il cittadino Bagherese offre quando si parla di problematiche interne.

Volendo essere più  chiari, e meno teoretici in ciò che si vuol comunicare, vista la rapida e quanto mai necessaria riqualificazione in senso metropolitano della città delle ville e dei limoni, il vero volano dello sviluppo cittadino è da rintracciarsi nel potenziamento dei servizi, in quanto Bagheria si appresta, secondo i piani futuristici dell’urbanistica di medio-breve periodo, a collegarsi a Palermo, deposito e ricettore naturale del golfo, linea di conduzione dell’intero comprensorio.

Bagheria, città dormitorio, deve poter ampliare l’offerta di servizi alle imprese del terzo settore, incanalare la strada dell’informatizzazione, costituire al suo interno un centro di organizzazione di eventi perenni, non riducendo il tutto ad attrattiva turistica bensì a potenziamento dell’area palermitana. Fare ciò significa innanzitutto delocalizzare attività palermitane nel territorio, defiscalizzare e incentivare con zone franche non solo per aree artigianali, significa dimenticare anche il mito dell’industrializzazione, cosa che neanche nell’età d’oro di Bagheria è mai esistita, vista la stupidità con cui hanno fatto fallire l’agroalimentare (riempendosi le tasche e costruendo case e casette certi galantuomini che passeggiano per il corso Umberto con quella spocchia da industriali decaduti).

Bagheria, gattopardianamente, dovrebbe ridurre i propri sforzi in senso sempre verticistico o provincialistico, e dovrebbe allinearsi ad una produttività legata allo sviluppo del terziario, terziario avanzato, di base privata, perché il pubblico è solo un cancro o un lavorificio come lo si voglia intendere. Ma viene da pensare, come si fa tutto ciò?

Sono stati scritti, elaborati innumerevoli trattati, è stato coniato il concetto economico strutturale di SVILUPPO LOCALE per intendere un modo federalistico di fare ricchezza, ma siamo onesti con noi stessi, Bagheria non avrà mai questo sviluppo fino a che non verranno depotenziate quelle famiglie che impongono il silenzio e la tranquillità di villeggiatura dalle nostre parti, l’economia non si riprenderà se non avremo un mercato libero, un mercato che sappia superare la solita zolfa dei negozi d’abbigliamento o di ristorazione, il servizio, la mentalità di imprenditori sul modello olandese è possibile scardinando i patriziati economici della città, rimodulando gli abusi di potere delle burocrazie anchilosate e oleate dalle solite mani.

Se sul finire del millennio scorso i Bagheresi si resero conto che il limone l’avevano “scaffazzato” troppo, è tempo che capiscono che quello da “scafazzare” è la mentalità che ha fatto buttare tonnellate di limoni per fregare lo Stato. E forse un giorno il Bagherese capirà che è meglio creare che “futtiri”…………..

Lettera firmata

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