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Aylan: una foto, un alibi improbabile

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di Francesca Lippi

 

 

 

 

 

La foto del piccolo Aylan ha colpito? Ha creato scompensi emotivi nella popolazione? Ha smosso le coscienze? Può darsi. Sicuramente non nei politici, al contrario di come vogliono farci credere. Pensiamo a tutte le foto e i video di migranti annegati, gonfi, deturpati dalla morte per affogamento. Alle tante foto di bambini, restituiti alla terra, con le loro madri che li tengono stretti in un ultimo abbraccio. Ce ne sono state miriadi di foto di questo genere. La mobilitazione europea di questi giorni per una foto? Seppur cruda e terribile, dopo tante morti? Ma fatemi il piacere, a chi volete raccontarla! Basta! Ci siamo forse dimenticati dei numerosi video sui bambini morti in Siria, colpiti dalle bombe dentro le scuole, nei mercati, sugli autobus. E a quelli in Iraq, in Afghanistan, in Africa. Nelle moschee, nelle madrasse, nelle chiese uccisi: dall’Isis e dalle bombe intelligenti, dal gas nervino, dalle bombe al fosforo, feriti da schegge di granata, da bombe carta, dai “pappagalli verdi” disseminati nelle strade dei loro paesi. Senza togliere nulla, ovviamente, al dolore che la foto di quel piccolo riverso senza vita sulla spiaggia, allo strazio del padre che è rimasto solo, dopo il viaggio della speranza, in fuga dalla Siria, perché sua moglie e i due fratellini di Aylan morti anch’essi annegati.

E oggi, dopo la visione del piccolo Aylan sulla spiaggia, vestito di tutto punto con tanto di scarpine che pare dormire, i nostri governanti, improvvisamente hanno avuto l’illuminazione! E si sono decisi ad accogliere i migranti. In testa la Merkel. Ma dai! Perché solo ora? Perché a tutto ciò è seguito un tam tam mediatico che gridava al miracolo, mentre da anni tante persone si battono affinché ogni uomo ed ogni donna siano considerati abitanti dello stesso pianeta terra ed in tal senso accolti e non considerati illegali, clandestini o quant’altro. Mentre scriviamo è partita la “marcia delle donne e degli uomini scalzi,” che manifestano per offrire solidarietà a chi cerca accoglienza fuggendo da guerre e povertà. Offrire accoglienza significa non accettare il divario economico sempre maggiore tra ricchi e poveri e promuovere una maggiore ridistribuzione delle ricchezze. A questa manifestazione hanno aderito politici di diversi partiti, artisti e associazioni, tra cui la nostra.

I migranti non servono, come si vuol far credere, al sistema. Al sistema serve una consapevolezza nuova di accoglienza non strumentale. Serve intervenire contro le guerre, qualsiasi guerra, contro la fame, la miseria, le carestie e dovevamo farlo da tempo, per cancellare guerre vergognose che pullulano nel nostro pianeta, utili solo ad arricchire chi commercia nelle armi e tutto l’indotto, il business dei soliti paesi, non necessariamente solo occidentali, che vanno a portare la pace, dopo aver fagocitato la guerra.

Serve oggi una accoglienza che permetta ai migranti di mantenere la propria dignità di persone, lontano dal mero assistenzialismo che deve avvenire soltanto nel primo step: il momento del loro arrivo nei paesi ospitanti. Poi occorre, in modo definitivo, trovare risorse per ospitati ed ospitanti, affinché, una volta per tutte, si possa rifuggire da quella “guerra tra poveri” tanto cara ai potenti. Che divide, che umilia, che imbarbarisce e infine arma gli uni e gli altri.

Serve la pace. Non la pace delle parole. La pace dei fatti.

Solo così potremmo cominciare a costruire un mondo equo, ove ci sia posto per tutti e i diritti di tutti siano rispettati. Il diritto alla vita. Innanzitutto. Che il piccolo Aylan non ha avuto.

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2 Commenti su Aylan: una foto, un alibi improbabile

  1. Lucia Bonanni // 13 Settembre 2015 a 20:29 //

    Davanti a certe sciagure non si può che rimanere impietriti! Ancor più impietriti che dallo sguardo della Gorgone. Ma dove sta un Perseo armato di coraggio che attraverso uno specchio di “Umanità” riesca e possa recidere quella testa tentacolare che semina morte e fa scempio di Innocenti. Vedere quel piccolo bambino prima sulla riva del mare, luogo che per lui avrebbe dovuto essere di allegrezza, e poi in braccio a quel soldato, mi ha fatto tornare in mente l’opera in cui il Maestro Giuliano Vangi raffigura la tragedia di Stazzema con una statua in bronzo, raffigurante un padre che tiene in braccio il proprio figlio nell’abbandono della morte. E mi tornano in mente anche i versi di Quasimodo in cui dice che l’uomo è ancora quello della fionda e della pietra. E dalla preistoria fino ai giorni nostri non è cambiato niente…
    La pace… utopia della storia… il diritto alla vita… negazione assoluta… accoglienza… dignità…che cosa sono…! Amare considerazioni, le mie, amare come la realtà dei fatti che mi si para innanzi.
    Cosa deve ancora succedere su questo sassolino vagante nel cosmo che gli uomini chiamano Terra?
    Bellissimo articolo quello che scrive Francesca Lippi!
    Lucia

  2. Marcella Onnis // 14 Settembre 2015 a 16:50 //

    Grande Francy!

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