

di Francesca Lippi
L’aumento arriverà, ma non basta
Nel 2025 gli stipendi dei docenti italiani cresceranno di qualche decina di euro netti al mese. Il tam tam mediatico presenta cifre al lordo e non al netto, confondendo i lettori. Quindi, anche se il piccolo aumento che arriverà nelle buste di docenti e Ata può costituire un passo avanti, la sostanza non cambia : l’Italia continua a essere tra i Paesi europei che pagano meno i propri insegnanti, soprattutto nella scuola primaria. Lo dicono i dati internazionali e lo confermo anch’io da insegnante di scuola primaria.
Gli aumenti non colmano il divario. Lo sfiorano appena.
Il confronto europeo è impietoso
Secondo i rapporti OCSE e le analisi europee più recenti, un docente italiano guadagna molto meno rispetto ai colleghi di Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda. Il problema non è solo economico: è culturale. È l’idea che la scuola sia un servizio “dovuto”, non un investimento. È la convinzione che educare sia una vocazione, e che la vocazione basti a riempire il frigorifero. Invece, non funziona così. Il benzinaio non ti rifornisce di benzina e nemmeno il macellaio ti incarta le fettine per vocazione. Loro lavorano. E il personale della scuola, no?
Ma la verità è che la scuola si regge su persone che ogni giorno fanno un lavoro complesso, emotivo, intellettuale, spesso solitario. E che meritano di essere riconosciute, non solo celebrate a parole.
La mia vita da maestra: ciò che gli stipendi non raccontano
Quando horipreso ad insegnare ero una signora di 55 anni con un registro in mano e un mondo da imparare. Quando ho finito, ero una donna che aveva attraversato generazioni di bambini, famiglie, cambiamenti sociali, riforme, tagli, mode pedagogiche, emergenze. In pochi anni il registro cartaceo è diventato obsoleto, e d’obbligo siamo arrivati a quello digitale. E’ arrivata la pandemia e noi docenti siamo entrati a passi lunghi e ben distesi nel web: per insegnare, consolare, capire, riempire solititudini anche attraverso uno schermo.
Posso affermare senza incertezze di aver insegnato a leggere, ma anche a ad allacciarsi le scarpe. Ho insegnato a scrivere, ma anche a chiedere scusa. Ho insegnato la storia, ma soprattutto a non avere paura del futuro.
Eppure, per tutto questo, lo stipendio non è mai stato proporzionato alla responsabilità civili, penali, formative ed educative di noi docenti. Non lo è oggi, non lo sarà domani con gli aumenti del 2025.
Perché ho scritto un libro sui maestri
Ho scritto un libro perché volevo restituire dignità a una categoria che troppo spesso viene raccontata solo attraverso stereotipi: fannulloni, privilegiati, sempre in vacanza. La realtà è un’altra: i maestri sono artigiani di umanità, custodi di infanzie fragili, mediatori culturali, psicologi improvvisati, amministratori di conflitti, spesso infermieri, mamme e babbi, nonne e nonni, e “amici più grandi”, confessori, cuochi, pasticceri. Ma soprattutto: creatori di futuro.
Nel mio libro racconto ciò che non entra nelle statistiche:
- le lacrime nascoste in bagno
- gli abbracci, i sogni, gli sfottò
- le risate che salvano una giornata
- le famiglie che ti affidano tutto
- i bambini che ti cambiano la vita
- le ferite che ti porti dietro anche quando hai chiuso il registro online
È un libro che oggi, con gli aumenti 2025, diventa ancora più attuale. Perché dimostra che il problema non è solo quanto guadagniamo, ma quanto valiamo agli occhi del Paese.
Gli aumenti servono, ma non bastano
Gli aumenti 2025 sono un segnale politico, non una soluzione. Servono per respirare un po’, ma non per vivere meglio. Servono per dire “ci siamo accorti di voi”, ma non per colmare un divario europeo che resta enorme.
La scuola italiana ha bisogno di:
rispetto sociale
stipendi dignitosi
formazione continua
stabilità contrattuale
classi meno affollate
tempo per preparare, correggere, pensare
E soprattutto ha bisogno di una narrazione nuova: quella che riconosce ai docenti il ruolo che hanno davvero.
Una conclusione che è un inizio
Non scrivo questo articolo per lamentarmi. Lo scrivo perché amo la scuola, e perché so che può essere migliore. Lo scrivo perché ho visto cosa succede quando un bambino trova un adulto che crede in lui. Lo scrivo perché gli aumenti 2025 sono un’occasione per riaprire un discorso che l’Italia rimanda da troppo tempo.
Se vogliamo una scuola più forte, dobbiamo iniziare da chi la tiene in piedi ogni giorno. E non basta dirlo: bisogna dimostrarlo.




