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Asgardia sarà la prima nazione dello spazio

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Sonde spaziali? Democratizzare lo spazio? Diventare cittadini dell’universo? Vivere lontani dalla terra? Sembrano tutti argomenti per un ottimo film di fantascienza ma quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutto è totalmente reale. Si chiamerà Asgardia e, secondo molti, sarà la prima nazione dello spazio anche se per ora resta poco più di un progetto.
L’idea è portata avanti da molti e, anzi, oramai il gruppo conta persino la presenza di parecchi scienziati e legali esperti nel settore che ne hanno dato l’annuncio pochi mesi fa ad una conferenza stampa di Parigi. Tra i partecipanti al progetto anche il russo fondatore dell’Aerospace International Research Center di Vienna, Igor Ashurbeyli, uomo d’affari e nanoscienziato che di recente è stato insignito di una medaglia d’onore da parte dell’Unesco per il suo lavoro nello sviluppo di dispositivi microelettrici, sistemi informatici e tecnologie.
“Dobbiamo lasciare la Terra perché è nella natura umana”, ha detto al sito statunitense Business Insider Ram Jakhu, professore della McGill University, con oltre trent’anni di esperienza in leggi spaziali, e uno dei finanziatori del progetto. “L’umanità si è spostata dall’Africa e ha popolato l’intero Pianeta. Qui le risorse finiranno”.
Il nome “Asgardia” deriva da un’antica città mitologica posizionata tra i cieli ed abitata dagli dei Norreni (tra cui Thor e Odino) e come obiettivi avrebbe di democratizzare le tecnologie spaziali, proteggere la Terra da pericolosi asteroidi e promuovere la pace.
Insomma, questa iniziativa sta convincendo non poche persone nel mondo e sempre più finanziatori e scienziati si stanno aggregando tanto che si comincia già a parlare di “cittadinanza spaziale” la quale è stata offerta ai primi 100.000 utenti che si sarebbero iscritti al sito ufficiale del progetto, numero già ampiamente superato (http://asgardia.space/citizenship).
In un’intervista rilasciata al Guardian Igor Ashurbeyli ha appunto spiegato che “quando avremo raggiunto tale numero di richieste potremo chiedere ufficialmente alle Nazioni Unite di riconoscerci come uno Stato”. Con tanto di bandiera: se avete un’idea in merito, potete sottoporla. Il primo passo sarà quello di lanciare un satellite robotico entro i prossimi 18 mesi, da far seguire eventualmente da una stazione spaziale permanente. I finanziamenti attuali per il progetto restano, tuttavia, ancora ignoti.
Di fronte ad una iniziativa di simili proporzioni, però, si presenta un problema: al momento, l’Outer Space Treaty, il trattato internazionale alle fondamenta del diritto internazionale aerospaziale, stabilisce che la responsabilità degli oggetti spediti nello spazio è dello Stato che li ha lanciati, un problema non indifferente dato che questo team punta all’indipendenza. Niente che però non si possa risolvere secondo i sostenitori di Asgardia che ritengono, infatti, di poter costituire un precedente, e spostare tale responsabilità alla “nazione spaziale stessa”.
Perché se è vero che la conquista del cosmo non è più appannaggio solo di Usa e Russia, è anche vero – prosegue Ashurbeyli – che “le agenzie spaziali esistenti rappresentano gli interessi dei loro paesi e non ci sono così tanti paesi nel mondo ad avere agenzie spaziali”. Così il progetto vuole “democratizzare” le tecnologie spaziali e “fornire accesso a tali tecnologie a chi non ce l’ha”, conclude il nanoscienziato. Nonché liberare lo spazio “dalle restrizioni del controllo statale che attualmente esiste”, aggiunge il gruppo nel comunicato stampa rilasciato.
Insomma, le basi e le idee promettono bene anche se il tutto per ora non è che una vaga idea e per il momento si è visto poco di realmente sostanziale.
“Ci sono formidabili ostacoli da superare. Ciò che stanno chiedendo è una completa revisione dell’attuale quadro normativo”, ha commentato Christopher Newman, esperto di legge spaziale dell’University of Sunderland, al quotidiano britannico.
I sostenitori, però, continuano a credere in questo ideale e in questa battaglia, solo il futuro sa cosa ci riserberà questa storia nei prossimi anni.

Lorenzo Toninelli

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