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Fratel Arturo Paoli scrive ai giovani lucchesi

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Riceviamo e pubblichiamo:

Cari giovani

È a voi che penso di dirigere questo messaggio. So che in questo momento sono apparsi dei segni conflittivi nella relazione adulti – giovani: questa rivalità è stata segnalata più volte. Nella mia lunga esistenza credo di essere stato fedele alla generazione ascendente nel tempo, nonostante il decorrere degli anni. Ho sempre cercato di informarmi sui cambi e le novità che il tempo necessariamente ci porta accogliendo anche le conseguenze dolorose, cercandone le cause perché non voglio sfuggire l’impegno preso che porterò avanti fino alla mia fine.

Sento il dovere di mantenere in alto il prestigio della nostra patria, erede di un passato nobile e ammirato. E non posso nascondere gli attentati a questo prestigio con comportamenti osceni, inaccettabili, attribuibili a qualità umane più che scadenti. Vorrei fare mio l’invito che ci viene da un periodico inglese di grande autorità: “In the name of God and Italy, go!”. Un grido che porto nel cuore da tempo: nel nome di Dio e dell’Italia, vattene! E andatevene cortigiani di un capo corrotto.

Ma questo passaggio oscuro della nostra storia non deve scoraggiare voi giovani. Ogni generazione della gioventù lucchese è stata raggiunta da sfide altrettanto dure ma meno avvilenti, come le guerre che lasciavano delle ferite profonde che ci richiamavano a portare speranze e a mettere le nostre esistenze giovanili a disposizione di coloro che volevano ricominciare a vivere un’esistenza senza rimpianti.

Come sapete Lucca in tempi non molto lontani fu una provincia con molte famiglie provate dalla povertà. I lucchesi di allora accolsero la sfida e non si scoraggiarono, partirono con l’angoscia nel cuore. E un perenne ricordo del loro attaccamento alla terra e del lacerante distacco, si può oggi trovare in un foro che qualcuno introdusse nella porta sinistra della nostra cattedrale. E non per un vandalismo ma per dare la capacità a chi partiva di notte, col cuore lacerato, di introdurre uno sguardo implorante al nostro Volto Santo, il protettore che lungo i secoli ha posato il suo sguardo sulle nostre vicende.

Questi pellegrini onorarono la nostra patria anche se dovettero affrontare molti sacrifici e anche molte calunnie quando accaddero dei fatti criminali. Attraverso il lavoro tenace e la fedeltà a una cultura scesa in loro fin da bambini, onorarono l’Italia. E oggi potete vederli seguire per gratitudine la tradizionale processione di Santa Croce. Via presto in nome di Dio e dell’Italia! È tempo che l’Italia che voi avete disonorato passi nelle mani della gioventù e che questa generazione di giovani si senta sfidata da un’urgenza di riportare l’Italia alla sua dignità perduta, che una storia gloriosa e anche marcata di sacrifici e sofferenze le aveva meritato nel consesso delle Nazioni sorelle d’Europa.

Arturo Paoli

9 novembre 2011


Nella foto, Fratel Arturo Paoli immortalato da Davide Dutto


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