APPLAUSI IN ECCESSO: UN’INVADENZA SENZA LIMITI

Concorrenti e pubblico televisivo come alleanza di un mal costume in ascesa, a fronte di un lessico che spesso è meglio non sentire…

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Il nostro Paese, come del resto anche tanti altri, si entusiasma facilmente: dalle performance di un suo idolo (sportivo, cantante o attore) alle annunciate novità di un determimato prodotto; come pure per un beniamino politico in procinto di compiere la scalata verso il ponte di comando… ancorché incantatore di folle. E per dirla tutta, non sono pochi i nostri connazionali che sono facili agli applausi per una qualunque iniziativa, sia essa ludica o istituzionale; un rituale che sconfina nell’enfasi, se non anche nel retorico. Tra gli esempi più recenti in seguito al discorso del rieletto presidente Mattarella, lo scrosciare degli applausi ha rasentato l’esagerazione, della durata di alcuni minuti; un’ovazione forse meritata ma a mio parere per la circostanza un minimo di contegno e sobrietà non gli avrebbe certo tolto onore e visibilità ma, come ben sappiamo, gli effetti “età-rielezione” (con suppliche) hanno richiesto quegli applausi tanto da far arrossare il palmo delle mani. Insomma, una coreografia esibizionistica di rito che, a memoria, forse nessun suo predecessore ha ricevuto. Ma la platealità va ancora oltre. Si prenda ad esempio la partecipazione ai vari quiz televisivi (uno vale l’altro) durante i quali il pubblico presente in studio è tenuto ad applaudire a piè sospinto. Osservando per mera curiosità critica il programma televisivo su RAI 1 “Soliti ignoti – Il ritorno”, condotto dall’eclettico Amadeus, il pubblico aficionado (quasi sempre le stesse persone) applaude ad ogni battuta del conduttore, e del concorrente solitamente personaggio noto, per un totale di almeno 70-80 volte in 40 minuti di trasmissione. Spontaneità o azione a comando? Può essere l’una o l’altra, ma sta di fatto che parecchi minuti della trasmissione trascorrono proprio solo in applausi, oltre a battute di spirito che fanno certamente parte del copione; ma personalmente, anche se le ho comprese non mi hanno suscitato né emozione e tanto meno ilarità. Dicasi altrettanto per il programma “Avanti un altro” su Canale 5, condotto dal plateale sornione e a dir poco esuberante Paolo Bonolis, con molte presenze in studio di pubblico ed ospiti vari (talora intrattenitrici a volte in costume di scena molto succinto) e, durante i brevi colloqui con il concorrente, non di rado ci scappano (si fa per dire) battute che vanno al di là dell’ironia, per sconfinare in sottointesi e allusioni di pessimo gusto… con qualche evidente imbarazzo per tutti, o quasi e, ovviamente, con la compiacenza del pubblico che applaude sempre più divertito. Per non parlare poi del lessico che, dire italiano, è un’offesa a Dante Alighieri e ai puri del buon esprimere. Ed ancora. In altre trasmissioni televisive che producono programmi come “Amici”, notissimo intrattenimento (pomeridiano o serale) seguito soprattutto dai teen-ager, che anche in questo caso applaudono rumorosamente esplodendo in urla incontenibili, meritandosi l’appellativo di gratuiti adulatori. Come pure il programma “Uomini e Donne”, un intrattenimento pomeridiano offerto da Canale 5 con tanto di pubblico di giovani e attempati ospiti in cerca dell’anima gemella… E che dire del programma del sabato sera “C’è posta per te”? Un vero e proprio serial di proposte di ricerca o re-incontri tra persone (spesso imparentate) che, per i più svariati motivi, cercano di avvicinarsi o riavvicinarsi, e a volte con scene strappa lacrime e altre da sceneggiata pseudo teatrale che se, pur consenzienti, il concetto di privacy (alla faccia della Legge tanto invocata) è alquanto disatteso in discordanza con il veccho detto: «I panni sporchi si lavano in famiglia». Tali prodotti televisivi vanno avanti da anni con proposte di più edizioni, magari con qualche prospettiva in più per i partecipanti… Dicasi altrettanto per “Forum”, il programma d’intrattenimento del palinsesto Mediaset che va in onda tutti i giorni su Canale 5 e Rete 4, alla cui conduzione si sono alternati più soggetti al femminile… A mio avviso, proprio perché i dibattimenti sono ad opera di istrionici (e patetici) “attori” più o meno improvvisati per recitare la parte (con la presenza di giudici veri), ovvero cause ispirate a fatti reali, fanno sorgere più dubbi circa l’autenticità degli stessi, e non mi sembra un programma da dare in pasto al pubblico, peraltro già disturbato dalle molteplici ed effettive realtà di cronaca e conseguentemente giuridiche… Inoltre, tale programma, proprio perché impostato su basi recitative, peraltro compensate con un adeguato rimborso spese, in non poche occasioni i “contendenti” (istruiti “ad hoc”) si lasciano andare in epiteti e comportamenti a dir poco irriverenti, spesso urlando e inveendo, sia nei confronti della “Corte” che del pubblico presente e dei telespettatori. Una sorta di liceità a dir poco discutibile: imitare “realtà di cronaca dai risvolti legali” attraverso un programma di intrattenimento e assai spettacolare, a mio parere non aiuta a comprendere meglio e di più ad esempio, i concetti della colpa o della ragione, di un reato, di una sentenza, etc,… anzi! E anche in questo caso, quando i contendenti si scambiano battute di “poco spirito”, gli applausi del modesto pubblico presente sono garantiti.

Per anni ho partecipato a molti congressi e conferenze come uditore, giornalista, relatore e/o moderatore, più volte con la presenza di personaggi illustri nel campo della cultura e della scienza medica, ma mai si sono verificate manifestazioni oltre un certo contegno, in onore dei quali gli applausi più contenuti sono stati più che sufficienti… Dunque, oggi, come ha scritto un lettore di Libero il 12 febraio scorso, «… si applaude dappertutto, in ogni situazione, tanto da far nascere il dubbio che stia cambiando il concetto stesso di applauso, come se si trattasse quasi di esprimere una soddisfazione o un consenso da atmosfera da studi televisivi, dove si applaude di continuo e a comando». Una scarsità di compostezza dettata da quella esaltazione che non mi pare sia preludio alla formazione di uomini e donne di confortante maturità, sia pur considerando doverose eccezioni. Studiando e ristudiando la biografia e l’autobiografa del dottor Albert Schweitzer (1875-1965), un vero protagonista dei valori culturali, umani ed etici del secolo scorso che tutti dovremmo conoscere, si deduce, ad esempio, che le particolari ragioni che lo indussero a dedicarsi per tutta la vita al prossimo nella giungla del Gabon, suscitarono qualche perplessità persino tra i suoi famigliari per quanto apprezzassero il suo innato spirito umanitario, e gli applausi al termine delle sue conferenze e delle sue esibizioni come organista durante alcuni suoi rientri in Europa, c’è da credere che furono forse intensi ma più composti. Egli non amava il clamore tant’è che per molti anni ben pochi sapevano della sua missione filantropica, e quando nel 1953 tenne il discorso sulla Pace ad Oslo dove fu invitato per ritirare l’om0nimo premio Nobel, vi furono 30 mila persone ad attenderlo, e sono convinto che pur suscitando una grande attesa, dato il particolare evento, la compostezza del pubblico non sarebbe da mettere in discussione. Ma si sa, altra cultura ed altri tempi dai quali la gran parte delle successive generazioni non ha imparato… colpa anche, se non soprattutto, dei mezzi di comunicazione televisivi, sempre più invadenti tanto da “disturbare” lo spirito umano di molti, giovani e adulti. Unica consolazione, la possibilità di cambiare canale o di spegnere il televisore. Se questa non è una imposizione (sia pur indiretta) che cos’è? Tra i miei aforismi compare il seguente: «Gli adulatori sono abili lettori del pensiero: ci dicono proprio quello che pensiamo di loro. Ed è per questo che è meglio evitarli».

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