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L’angolo di Full: “Prima o poi l’amore arriva…”

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ballerini in baleraPrima o poi l’amore arriva…

Per un caso sinistro, il garzone Giacinto aveva perduto un braccio. Il sinistro.
L’aveva perso per disattenzione, causa comune a molti smarrimenti. S’era distratto per patemi d’amore e l’arto era sparito. Inghiottito dall’ingranaggio della betoniera.
Gli impiantarono un braccio da manichino con una pinza inox al posto della mano. Torcendo la spalla a destra, la pinza si chiudeva, torcendola a sinistra, si riapriva. In breve ebbe un bel torace.
Coi jeans attillati e la mano inox in tasca, Giacinto rimaneva un gran figo e il sabato notte, in balera si esibiva.
L’amore va, l’amore arriva.

A volte lo accompagnava un vecchio zio che aveva ormai suonato i settanta, ma nel buio dei balli lenti faceva ancora la sua porca figura. Dove la notte dura sei mesi avrebbe spopolato, gli assicurava una matura bracciante moldava e, insieme, fuggirono nel paese delle renne dove il sole ormai moriva.
L’amore va, l’amore arriva.

Giacinto, intanto, provava la lambada e il meneito con la mano in tasca ballando con Teresita che aveva occhi verde abisso in cui perdersi per sempre. E per sempre, in un meneito, perse una lente verde-abisso e l’iride da diva.
L’amore va, l’amore arriva.

Per consolarla Giacinto le mostrò il braccio da manichino e le comprò una nuova lente. Saranno il nostro segreto, giurarono. Adesso li chiamano il Braccio e la Lente.
Scatenata in ogni ballo, Teresita non faceva che perdere occhi verde-abisso e quando, in un fox-trot, conobbe un ottico di Cassano Magnago, fu passione a prima vista che le lenti garantiva.
L’amore va, l’amore arriva.

La titolare della balera, affascinata e persino turbata dall’abilità di Giacinto nello stappare, pepsi, chinotti e crodini con la sua mano-pinza, lo assunse come barman e con lui sperimentò ogni altra  applicazione inox, sia pratica che lasciva.
L’amore va, l’amore arriva.

fulvio musso      Intanto, trascorsi i sei mesi di buio, lo zio era tornato dal paese delle renne portando con sé un nuova zia che, a Giacinto, sembrò molto più bella e giovane della matura moldava con cui era fuggito. Al buio si fa confusione, spiegava lo zio a chi stupiva.
L’amore va, l’amore arriva.

Era il tormentone dell’estate cantato dalla vedette dell’orchestra che aveva lenti blu-tormento in cui perdere per sempre ogni cuore alla deriva.
Prima o poi l’amore va,
prima o poi l’amore arriva.

Fulvio Musso

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