L’angolo di Full: “Dopo la burrasca”

Dopo la burrasca

Nuvoloni neri sui quattro punti cardinali: il cielo ha issato la sua bandiera di corsaro. La baia si svuota in un momento. Tutti verso una qualsiasi via di fuga e alcune barche, forse, finiranno in bocca alla burrasca. Rimane solo un vecchio motorsailer*, a cento metri. In coperta vedo una coppia matura e, come per un tacito accordo, salpiamo entrambi l’ancora, ma solo per ridossarci un po’ di più al costone che ci protegge, poi torniamo ad ancorarci. L’uomo mi guarda e alza il pollice. “Ok”, rispondo con le dita a occhiello. Aspetteremo che passi, purché non giri il vento. Piove a raffiche e scende il buio nonostante l’ora diurna. Intravedo appena la sagoma del motorsailer col fanale di rada che appare e scompare nell’incavo dell’onda e mi rendo conto di quanto stia ballando anch’io. Le prime volte, il buio diurno fa paura, come quello notturno ai bambini. Poi s’impara a verniciarlo in tinte più chiare. Questi miei compagni d’ancoraggio devono essere dei bravi verniciatori.

Finalmente il cielo comincia a riaprirsi. Stufo di ballare, decido di andarmene. Mentre salpo lancio un saluto di tromba ai due del motoveliero e li scorgo fra le brume che si sbracciano per me. È un gesto che mi fa star bene.
Metto lo scafo in planata e dopo mezz’ora di salti entro nel porto turistico che mi ospita. Qui il vento è ancora teso, ma c’è un raggio di sole.
Quelli che erano scappati stanno arrivando solo adesso… chissà dov’erano finiti. Mi metto comodo all’ormeggio per assistere di soppiatto allo spettacolino dell’attracco. Quando si manovra in spazi stretti, la differenza sostanziale fra guidare l’auto o la barca, sta nel fatto che la strada sta ferma e l’acqua no. Ma se si aggiunge il vento, l’onda e l’inesperienza di chi pratica poco la nautica, le manovre possono assurgere a spettacolo comico, specie se il tempo è inclemente come oggi.
Il primo ad arrivare è un gommone (coppia con figlioletto). Il pilota non contrasta abbastanza il vento per cui non riesce ad accostarsi al pontile nonostante l’aiuto del marinaio di terra che si protende per afferrarlo. In breve finisce nel basso fondale, così decide di saltare in acqua e spingere il natante a mano. Chissà come se la caverebbe se fossimo in gennaio!

Da gennaio a dicembre, non c’erano limiti di stagione per noi due. Quanto vagabondare con la mia compagna! Di giorno e di notte, col bello e col brutto tempo. Lei decisa e impavida, più per incoscienza che per virtù. Io responsabile e riflessivo, più per esperienza che per vocazione. Formavamo un buon equipaggio. Poi la grave malattia ad impedirle la barca.
Ed eccomi qui, da anni ormai. Non so rinunciare alla mia passione ma, senza bussola, non so bene che fare e dove andare, talmente demotivato d’assumere a spettacolino queste manovre, come una comare.

Arriva un’altra coppia. Dopo qualche tentativo spengono il motore e decidono di accostare a remi. Ma ognuno voga per conto suo sino a quando il marinaio di terra riesce ad agganciarli con una gaffa.
Sono tutti un po’ buffi da vedere, ma se volgo la prospettiva al cuore, trovo bello questo loro prodigarsi. Attraccare è fondamentale, dopo ogni burrasca. E, prima o poi, imparerò ad arrangiarmi anch’io.

 

Fulvio Musso

 

* motorsailer: veliero ben motorizzato

 

3 thoughts on “L’angolo di Full: “Dopo la burrasca”

  1. Sono arrivata alla conclusione che rileggere è meglio del leggere: maggior gusto, a patto che si sappia scrivere come fai tu!!Ciao Fulvio, a presto!

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