L’angolo di Full: “Amputazione d’amore”

un albero spezzato

un albero spezzatoAmputazione d’amore

Quando l’incidente scoppia, tutto cambia.
Dapprima non lo si accetta. Poi, pian piano, ci si accorge che si può campare anche senza un braccio, senza una gamba, o col volto deturpato. Anche alla cecità si fa l’abitudine.
La cosa meno facile è abituarsi alla mutilazione dell’intimità col proprio compagno.

Quando capitò, ero una donna relativamente giovane.
Vivevo una relazione amorosa non più fresca e temevo di perdere per sempre i gesti affettuosi, gli impeti sensuali, i momenti di ardente felicità che erano stati essenziali al mio amore e al mio equilibrio come l’aria è essenziale alla vita.
Generalmente si fa qualche passo, l’uno verso l’altro, quanti ne bastano a una parvenza di recupero. Poi l’atto diventa routine e pian piano, rinuncia, sino a scordare com’era stato prima. Come succede ai vecchi coniugi che, del lontano fidanzamento, ricordano qualche episodio, ma non i fremiti e i sospiri, caldi e lontani come l’ultimo giorno d’estate.

Sorprendentemente, fu proprio il mio partner a moltiplicare le sue attenzioni per me come un giullare innamorato inventa l’impossibile per conquistare il cuore della bellissima principessa.

Anche stasera sgancio gli attacchi del mio arto artificiale e lo ripongo accanto al letto mentre lui s’incanta ad ammirare la mia silhouette sospesa su una gamba sola e la paragona a quella elegante delle poetiche gru che ricamano i tramonti sulle lagune. Poi cerca, con garbo, d’imitarne le plastiche pose per convincermi di quanto sono bella.
Quando ci corichiamo, lui nasconde subito una gamba sotto il lenzuolo per aderire il più possibile alla mia figura. Entrambi abbassiamo il lume sul comodino. Io, per sfumare nella penombra la mia mutilazione, lui per mitigare l’insolente diversità del proprio corpo bellissimo e intatto.
Poi mi si avvicina e m’accarezza dolcemente sussurrandomi parole sempre nuove e incredibili: tu sei la mia febbre, la mia linfa, tu sei la mia patria… e sembra stupirsi per come io accetto e ricambio il contatto con quella sua sfrontata, arrogante integrità fisica.
Infine, con quattro braccia e tre gambe, ci avvinghiamo e ci amiamo.

primo piano di Fulvio Musso    Però, non è sempre così. A volte mio marito russa così forte da dissolvere il mio sogno d’amore e quel mio fantastico partner.
Questa notte non riesco a riprender sonno così mi alzo e cerco inutilmente la mia protesi accanto al letto.
Allora ricordo che non esiste alcuna protesi perché la mia mutilazione non riguarda la gamba.
Per quanto atroce, il mio incidente è soltanto un’ordinaria amputazione d’amore.

Fulvio Musso

3 thoughts on “L’angolo di Full: “Amputazione d’amore”

  1. Molto sottile e profonda questa “analisi” intima… bellissimo brano. Come sempre rinnovo i miei complimenti !!

  2. Non esistono rimedi per le amputazioni interiori; quando la luna si sfascia, i cocci non si rincollano più!
    Magistrale come sempre il tuo scrivere, caro Full!
    Un caro saluto e buona settimana per tutti noi/voi.
    ciao, Lucia

  3. I migliori anni della nostra vita…
    (la sto ascoltando adesso)
    Zero… in condotta!Il 7 l’ho anche avuto!
    ciao, L.

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