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Ancora atti intimidatori contro attività antimafia

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Ennesimi atti di intimidazione ai danni delle attività antimafia: a farne le spese sono stati, stavolta, il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino a Latina e la pizzeria NCO – Nuova Cucina Organizzata di San Cipriano d’Aversa, a Caserta. Il primo è stato parzialmente devastato da un incendio doloso nel pomeriggio del primo gennaio, mentre nel ristorante casertano sono stati esplosi ieri diversi colpi di pistola sul portone e sulla facciata.

Entrambe le realtà operano all’insegna dei valori della legalità in un territorio a forte densità mafiosa: il Villaggio di Latina è un terreno confiscato che ospita ogni estate centinaia di ragazzi nell’ambito dei campi di volontariato estivi organizzati dall’associazione Libera ed era stato vittima di un altro grave attentato nell’ottobre del 2011. Il ristorante di San Cipriano d’Aversa invece svela già nel proprio nome lo stampo antimafioso dell’attività e le difficoltà a cui ogni giorno è esposto:  NCO , che sta per Nuova Cucina Organizzata, è infatti una provocazione dell’acronimo NCO, Nuova Camorra Organizzata.

Questi due episodi sono i primi del 2013 ma solo gli ultimi di una lunga lista di atti intimidatori subiti dai terreni confiscati alle mafie: solo per fare alcuni esempi l’estate scorsa vennero incendiati diversi ettari di uliveti a Castelvetrano, le arance di Belpasso a Catania, l’orzo di Capo Rizzuto; due anni fa l’auto di Calogero Parisi, presidente della Cooperativa Lavoro e Non Solo, in Sicilia, venne vandalizzata e i trattori di alcune cooperative antimafia calabresi rubati.

Gli attentati dei giorni scorsi avvengono a poche ore dalle dichiarazioni di Don Ciotti riguardo alle difficoltà che oggi attanagliano le imprese confiscate alla mafia; in un’intervista a Repubblica aveva dichiarato: ’I numeri parlano molto chiaro: sono soltanto pochissime imprese quelle che resistono e tutte le altre prima o poi muoiono. Questa è una situazione che grida vendetta”. Secondo il fondatore dell’Associazione Libera: “sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un’aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. E poi ci sono state reti di complicità, ci sono stati ritardi, ci sono stati silenzi. E qualcuno che doveva metterci la testa su queste cose, la testa non ce l’ha messa. Per questo è giusto dire che è una situazione che grida vendetta”.

Secondo il rapporto del 2011 a cura dell’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati alla criminalità organizzata sono più di diecimila i beni confiscati in Italia dal 1996 ad oggi, più dell’80 % dei quali si concentra al Sud, in prevalenza in Sicilia.

 

 

Grazia D’Onofrio

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