Gaza- Foto di Archivio di www.ilmiogiornale.org
di Francesca Lippi
A dirlo sono le dichiarazioni delle ONG, tra le quali troviamo Amnesty International la quale, in un post su Instagram, riporta quanto segue: – A tre mesi dal cosiddetto “cessate il fuoco” continua il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese di Gaza. Oltre 400 persone sono state uccise in attacchi dirette, altre ancora sono morte per il crollo degli edifici o per il freddo. –
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Da Amnesty International riportiamo quanto segue: “A tre mesi dall’inizio del “cessate il fuoco” continua il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e, nel silenzio generale, le persone continuano a essere uccise o muoiono per le condizioni di vita sempre più allo stremo. In questi tre mesi infatti oltre 400 persone sono state uccise in seguito ad attacchi israeliani diretti. Come se non bastasse, chi si ripara negli edifici danneggiati dai bombardamenti israeliani rischia la vita e i genitori disperati lottano per tenere i figli al caldo nelle tende. Il mese scorso 25 palestinesi sono morti a causa del crollo delle loro case, per lo più a Gaza City e il Ministero della Salute di Gaza ha anche segnalato la morte di sette bambini per ipotermia. Durante l’ultima tempesta del 13 gennaio, altre quattro persone sono morte a causa del crollo di edifici e un bambino è morto per ipotermia. Non possiamo permettere che la lenta morte dei palestinesi nella Striscia di Gaza diventi una cosa normale. Israele deve porre immediatamente fine al suo crudele e illegale blocco e consentire la distribuzione degli aiuti senza restrizioni. Il divieto imposto alle organizzazioni umanitarie deve essere revocato. La comunità internazionale deve agire ora per costringere Israele a rispettare i propri obblighi previsti dal diritto internazionale.
INTANTO LA DIPLOMAZIA internazionale tenta nuovi spiragli, ma senza grandi risultati, perché della popolazione gazawa, ormai, non interessa più niente a nessuno. Ed è proprio la popolazione civile che continua a pagare, ancora una volta, il prezzo più alto. Gli ospedali sono al collasso, gli sfollati non hanno riparo, non hanno cibo e l’emergenza umanitaria non trova soluzione.
Le ultime ore hanno visto nuovi bombardamenti nelle aree centrali e meridionali, con migliaia di civili costretti a spostarsi ancora una volta in cerca di un riparo.
Le strutture sanitarie, già allo stremo, non riescono più a garantire cure adeguate. Mancano medicinali, carburante, acqua potabile. Le agenzie umanitarie parlano di una crisi senza precedenti, aggravata dall’impossibilità di far arrivare aiuti in modo continuativo.
Sul fronte diplomatico, si registrano timidi tentativi di mediazione, ma senza risultati reali. La comunità internazionale continua a chiedere corridoi umanitari sicuri e un impegno concreto per proteggere la popolazione civile, sempre più vulnerabile.
Ma ormai siamo nella fase 2, nel “BOARD OF PEACE” quello in cui si comincia a spianare le macerie per ricostruire. E lo si fa già cominciando da Rafah, mentre la voce dei palestinesi resta inascoltata. Ma il progetto immobiliare di Trump e Company deve continuare seguendo la programmata tabella di marcia.
Che cosa importa se, residence e alberghi di lusso saranno costruiti sulle macerie e sulle ossa di migliaia di palestinesi, dei quali più di 25mila bambini?
Intanto la Cisgiordania subisce le violente invasioni dei coloni armati fino ai denti, che picchiano, sparano impuniti, deportano uomini, donne e bambini nelle carceri israeliane, per poi utilizzare buldozer e ruspe al fine di abbattere case, scuole ed edifici pubblici di proprietà dei palestinesi.




