ALLE SOGLIE DEL BIENNIO DI PANDEMIA

Il dovere di conoscere gli eventi storici e le responsabilità di una pandemia: due libri di una “verità” che ci perseguita e al tempo stesso ci disorienta. Intanto le relazioni sociali si sono alterate a causa di un “invasore” che si sta combattendo con vaccini e (più o meno) adeguati comportamenti sociali; ma pochi sono gli sforzi di instaurare e mantenere un dialogo, resi ancor più ostici dall’individualismo e dalla non solidarietà.

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e opinionista)

Quasi due anni fa, nel novembre 2019, un 55enne cinese residente nella provincia di Hubei veniva infettato da un virus sconosciuto che sarebbe stato poi battezzato Sars-CoV-2 (della famiglia dei Coronavirus), una malattia che ha preso il sopravvento sul pianeta umano. E ancora viviamo nell’incertezza sulle origini della sua intromissione nella popolazione umana, nonostante (e forse è per questo) si siano fatte diverse ipotesi, talune non prive di certezze come quelle denunciate nella pubblicazione L’infinito errore – La storia segreta di una pandemia che si doveva evitare (Ed. La nave di Teseo, 2021, pagg. 648, euro 20,90) dello scrittore e giornalista Fabrizio Gatti, che a mio avviso varrebbe la pena approfondire. Ad esempio l’autore, sia nel suo libro che in una intervista rilasciata a Fanpage (23/4/2021), sugli errori sintetizza: «Tra quelli commessi dai governi occidentali a cominciare da quello italiano che, per tutelare gli interessi economici e politici che stavano emergendo tra l’talia e la Cina, hanno omesso misure di prevenzione fondamentali che ci avrebbero protetti dal contagio, cosa che però non è avvenuta. Siamo stati i primi ad entrare nell’epidemia e l’Italia è il trampolino attraverso cui l’epidemia diventa pandemia. Tra tutti gli errori emerge anche la decisione (13/1/2020) del Governo  italiano di raddoppiare i voli con la Cina da 108 a 216 a settimana, proprio negli stessi giorni in cui a Wuhan si cominciava a morire e il contagio stava uscendo dalla Cina, di conseguenza il virus ha cominciato a muoversi con le persone». Una “intrusione asintomatica” attraverso i turisti cinesi e in particolare attraverso migliaia di lavoratori che sono rientrati dalle famiglie senza nessuna forma di precauzione come la quarantena. «L’altro grande errore – fa notare l’autore dell’opera-denuncia – è consistito nel non aver ascoltato la segnalazione del 21/1/2020 dell’allora capo della Protezione Civile che informava il premier Giuseppe Conte sulla pericolosità dell’arrivo massiccio di turisti cinesi, mentre in Cina era in corso una pericolosa epidemia. Come sull’analogia tra il nuovo Coronavirus e l’epidemia di Sars, di cui avevamo già conosciuto la pericolosità nel 2003». Molti i capitoli che compongono l’opera, come l’altrettanto emblematico dedicato ai numerosi percorsi delle vicende nostrane, sulle quali a mio avviso credo si debba stendere un velo pietoso in particolare per quanto riguarda il coordinamento dei provvedimenti e la loro gestione.

Una ulteriore testimonianza ci viene offerta dalla poetessa e scrittrice cinese Fan Fang (1955) con il libro Wuhan – Diari da una città chiusa (Rizzoli editore, 2020, pagg. 397, euro 13,90 unitamente al quotidiano la Repubblica, e con la postfazione di Michael Berry, direttore del Center for Chinese Studies dell’Università della California, e la traduzione dall’inglese di Caterina Chiappa. Un vero e proprio diario-racconto dell’inizio della pandemia contro ogni censura; ossia eventi, testimonianze, notizie, date e annotazioni come quella del 9/2/2020 in cui precisa:  «La vita è dura, ma noi troviamo sempre un modo per andare avanti. Vorrei dire ai miei cari censori su internet: dovreste lasciar parlare le persone di Wuhan, dovreste permettere loro di dire ciò che vogliono. Si sentirebbero meglio se potessero liberarsi dal peso che hanno sul cuore. Siamo in quarantena da più di dieci giorni e abbiamo già visto un sacco di cose orribili. Se non ci permettete di dare libero sfogo al nostro dolore, se non ci permettete di piangerci addosso almeno un po’ o di riflettere su ciò che sta accadendo, allora significa che volete farci impazzire! Ma lasciamo perdere. Non risolveremo i nostri problemi impazzendo. E nemmeno da morti ci considereranno. È meglio non parlare di certe cose». Una testimone diretta, non remissiva, che ha avuto il coraggio di raccontare senza filtri a un Occidente (un po’ sordo e un po’ cieco), ciò che sarebbe successo a breve nel mondo. Insomma un lungo e dettagliato elaborato prima sui social e servizi di microblogging come Weibo e WeChar, postato a cadenza giornaliera facendo così crescere la comunità dei lettori suoi concittadini, costantemente informati sulla reale situazione nella città; e oggi anche in versione cartacea. Ma citando una chiosa si chiede: cos’è una catastrofe? «Una catastrofe – sintetizza – è quando un ospedale nel giro di due giorni riempie un intero fascicolo di certificati di morte, mentre di solito impiega alcuni mesi. Una catastrofe è quando il carro funebre che trasporta i cadaveri al forno crematorio, invece di caricare una singola bara carica un mucchio di corpi chiusi nei sacchi. Una catastrofe non è quando uno dei tuoi famigliari muore, ma quando un’intera famiglia viene spazzata via nel giro di alcuni giorni o settimane. Una catastrofe è quando rimani a casa in attesa che l’ospedale ti avverta che si è liberato un posto letto, e quando succede sei già morto». Lapidarie e inconfutabili constatazioni che riguardano molti Paesi, oggi troppo distratti dagli effetti economico-finanziari… trascurando, in parte, il recupero e il mantenimento dell’integrità dei rapporti umani.

Relazioni sociali “fuori controllo”

Evidenziare le relazioni umane alterate dal malefico nemico virale è certamente non meno importante, sia perché la pandemia è ancora in corso con casi infetti, ricoveri e deceduti, sia perché è ancora profondo il dolore di quei familiari che non hanno potuto dare l’ultimo abbraccio ai loro cari che non ce l’hanno fatta. Ma perché fare il punto su ciò? Credo sia doveroso riflettere anche sul fatto di come si sono evoluti in questo periodo i rapporti sociali (anche familiari), aspetto che nel frattempo un po’ ovunque è stato preso in considerazione, esternando illazioni e  qualche azzardato giudizio. Personalmente, nel mio modesto peregrinare quale “osservatore” delle problematiche sociali in cui la sofferenza non è quasi mai assente, e quale divulgatore-opinionista, ho potuto constatare che non sono pochi i casi di discrepanze che si sono venute a creare tra concittadini, amici, vicini di casa, famigliari, colleghi, figure istituzionali, etc. Alcune voci di piazza, ad esempio, lamentano soprattutto insofferenza in generale, e in alcuni casi anche tra pazienti e i propri medici di famiglia; insomma, il modo di comunicare, le reciproche comprensione e “sopportazione” si sono modificate non poco, tanto da maledire ulteriormente il nemico virus. Ma parte di questi rapporti umani “alterati” si sono accentuati anche in tutti (o quasi) coloro che sono affetti da determinate patologie, e quindi non da Sars-CoV-19, e che hanno incontrato particolari difficoltà nel continuare a farsi curare, in particolare per la sospensione delle visite e degli esami programmati (eccetto le condizioni acute gravi) a causa del lockdown e delle relative circostanze di restrizione. A tutto ciò si aggiungano la crisi del lavoro e conseguenti problemi economici (e aggiungerei anche politici!), per non parlare di episodi di convivenza “forzata” e la conseguente depressione (sia in giovani che in adulti) per il mancato sfogo dei liberi movimenti, interruzione e/o limitazione delle proprie attività. È pur vero che i mezzi di comunicazione come il telefono cellulare, la televisione, internet e i vari social hanno contribuito in qualche modo a distrarre, ma ciò evidentemente non è bastato e ancora non basta perché l’uomo sostanzialmente è nato per relazionare e quindi socializzare (misantropi, eremiti e criminali a parte) e, se impedito, ne consegue una alterazione della sua psiche e quindi del suo comportamento.

Ed è altrettanto vero che anche altre malattie severe condizionano l’animo umano, ma vivere una esperienza come quella di una pandemia (peraltro a mio avviso non gestita nel modo più opportuno, a cominciare dalla comunicazione, come da sempre sostengo), metterebbe a dura prova anche le menti più eccelse e stoiche come quelle di filosofi o persone in odore di beatitudine. Eppure, studiosi e vari esperti credo stiano analizzando il problema, ma non mi è dato a sapere a quali iniziali conclusioni siano giunti; evidentemente anche per loro cercare di capire e valutare queste situazioni in cui l’umanità è incorsa, credo non sia semplice. È comunque triste, mi si perdoni la retorica, osservare questa ulteriore “disgregazione” sociale sia pure imposta dagli effetti pandemici, ed è ancora più deprimente non essere dotati (a parte qualche rara eccezione) di quel sufficiente self control, di quelle razionalità e autodeterminazione che insieme potrebbero costituire il supporto per continuare a convivere  più o meno serenamente. Ma va anche detto che un ulteriore contributo per continuare a restare uniti e a relazionarci, è (o sarebbe) possibile dialogando e confrontarci con le comuni esperienze, traendo da esse gli aspetti migliori della nostra personalità; a condizione, però, di rifuggire dall’orgoglio e da ogni forma di prevaricazione in ossequio al concetto: l’unione è solidarietà, e la solidarietà è la cura di molti mali. Infine, personalmente suggerisco che è saggio ed ulteriormente utile riflettere ad ogni fine  giornata, e chiederci quanto si è stati utili o lesivi nei confronti  di se stessi e del prossimo, la cui risposta ci è data dalla propria coscienza… alla quale non si può mentire! E a quest’ultimo proposito agli irriducibili anti vaccinisti (ad eccezione di quelli affetti da particolari patologie che sarebbero “incompatibili” con la vaccinazione anticovid), vorrei rammentare che nulla è più spaventoso di un’ignoranza attiva che, in questo caso, è un (meraviglioso) rifugio che protegge da tutte le ribellioni, da tutte le riflessioni e da tutte le proteste della coscienza.

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