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Alimentarsi in modo adeguato

Continuano le proposte tematiche dell’Associazione Più Vita in Salute, volte alla prevenzione delle più comuni ed importanti patologie.

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di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

donna con un bel sorrisoCos’é un bel sorriso? Una momentanea espressione del volto o una espressione di un istantaneo benessere interiore? L’una e l’altra, si potrebbe dire, ma anche un’emozione che si manifesta sul viso in modo naturale, che emerge dalla bocca e dagli occhi; un gesto che rimane impresso nella memoria e trasmette il buon umore. Sono questi gli “incipit” dai quali ha in parte preso spunto la relazione dell’igienista dentale Alice Alberta Cittone, all’incontro “Prevenire: la scelta di chi si vuol bene” che si è tenuto nei giorni scorsi a Torino a cura della Associazione Più Vita in Salute”, presieduta dal dott. Roberto Rey. In effetti una bocca sana e un sorriso “adeguato” sono indici di valutazione e interpretazione della persona, di tutto l’organismo… anche attraverso una sana alimentazione. «La carie e la parodontite, ad esempio – ha esordito Cittone – non permettono la corretta alimentazione causate dai batteri. Nel nostro Paese il 42% non va dal dentista, solo il 34% dei bambini viene visitato da questo specialista e il 66% non si sottopone a visite di prevenzione dentale e del cavo orale. Nella popolazione torinese il 53% (con più di 50 anni di età) è affetta da parodontite severa e il 41% riguarda i soggetti fra i 30 e i 40 anni».

La prevenzione orale quotidiana ossia la pulizia della bocca, della lingua, dei denti e delle gengive è quanto si raccomanda ed è altrettanto importante la riduzione degli zuccheri, più attenzione agli effetti collaterali dei farmaci, oltre a non incorrere nello stress; e questo vale sia per chi ha tutti i denti naturali che chi ha protesi dentarie, oltre a sottoporsi a periodici controlli da professionisti accreditati. Le argomentazioni dell’incontro hanno preso in considerazione anche come una sana alimentazione può prevenire la malattia aterosclerotica, ben approfondita dal nutrizionista Andrea Bosusco, sottolineando come da sempre i clinici ed altri operatori sanitari del settore ci ricordano che la particolare tipologia e la distribuzione dei nutrienti nella dieta mediterranea, corrispondono a quell’equilibrio ideale in grado di comporre ed indirizzare l’alimentazione verso una prevenzione mirata realmente efficace delle più importanti e diffuse patologie croniche, come ad esempio la cardiopatia ischemica aterosclerotica, o l’ipertensione arteriosa. Su questo argomento il relatore ha fatto ulteriori approfondimenti precisando che la prevenzione più concretamente ha inizio in età pediatrica inviando i soggetti dallo specialista di riferimento, magari su “sollecitazione” del proprio pediatra di base, ben sapendo, tra l’altro, che per alcune patologie le condizioni da considerare sono la familiarità, la predisposizione genetica, errate abitudini alimentari (merendine, bibite ricche di zuccheri, etc.).

«Ma la prevenzione, in realtà – ha spiegato il relatore – può essere attuata in epoca prenatale in quanto la salute del futuro nascituro dipende anche dalla madre, ossia se ha fatto prevenzione per se stessa con una sana alimentazione, favorendo nel contempo un buon sviluppo del feto, soprattutto a livello neurologico. Come è noto, l’aterosclerosi può manifestarsi anche in giovane età, ma se la dieta è sana ed equilibrata unitamente ad un adeguato stile di vita, il rischio di andare incontro ad un episodio aterosclerotico può ridursi al minimo». A questo riguardo, secondo Bosusco, molto utile sarebbe un vademecum, ossia una sorta di guida alla corretta alimentazione, con l’individuazione iniziale di rivedere l’uso degli alimenti più sani e non propriamente quelli “confezionati”, che sovente contengono grassi od altri ingredienti “non propriamente indicati”, peraltro di scarsa qualità.

ortaggiSul concetto dei cosiddetti alimenti funzionali è intervenuto il dietista Simone Accomazzo, ricordando le origini della loro “descrizione” che risalgono agli anni ’80 da parte dei giapponesi; mentre in Europa hanno fatto il loro esordio concettuale e di diffusione a partire dal 1996, a cura dell’International Life Science Institute (ILSI), il cui approccio scientifico é basato sulle evidenze a sostegno dello sviluppo di prodotti alimentari che si possono definire alimenti funzionali. Quindi, il cibo come medicina: analisi dei principali alimenti funzionali e delle loro corrette modalità di assunzione è quanto ha illustrato il relatore, precisando che nella nostra cultura occidentale si tende più a curare che a prevenire le malattie sia pur con ottime diagnosi, somministrazione di farmaci mirati, etc.

Ma da circa tre lustri c’è stato un cambio di mentalità che andrebbe però orientata seguendo l’indicazione “il cibo come medicina”, magari adottando gli alimenti funzionali. «Sino ad oggi – ha spiegato – l’alimento è considerato per mantenere le funzioni dell’organismo, ma dagli anni ’80 c’é stata un’inversione di rotta nel concepire che il cibo è in grado promuovere e migliorare la salute adottando il concetto della riduzione del rischio di patologie al di là dei nutrienti di base». Quindi, un alimento funzionale è un alimento naturale a cui può essere aggiunto, rimosso o modificato un componente; ma il concetto fondamentale è che i funzionali sono veri e propri alimenti in grado di prevenire i fattori di rischio delle malattie croniche, i cui componenti attivi principali sono le vitamine, i minerali, le fibre, i grassi polinsaturi come gli omega 3, e gli estratti vegetali come i polifenoli. Alimenti che possono migliorare la fisiologia dell’apparato gastroenterico, prevenire infiammazioni, stimolare la riparazione epiteliale e “competere” con i microrganismi patogeni. «Seguire una alimentazione varia ed equilibrata – ha concluso Accomazzo – è quanto di meglio si possa suggerire, con particolare attenzione per gli alimenti funzionali nelle giuste quantità, poiché si possono prevenire parte di patologie croniche, mentre non sono del tutto indicati gli integratori in ottica di prevenzione di queste malattie. Ma è anche bene mantenere un peso-forma, ridurre il consumo di grassi, sale e zuccheri, bere invece molta acqua; avendo nel contempo l’accortezza di un moderato uso di alcol e di variare la scelta dei propri cibi».

logo AigoSecondo le statistiche in Italia le malattie gastroenterologiche sono la prima causa, o tra le prime cause, di ospedalizzazione. Patologie che, secondo l’Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO), in fase di urgenza hanno una mortalità del 2% quando sono trattate in Unità di Gastroenterologia contro il 5% in Unità non specializzate. Ma a parte questi dati, il gastroenterologo torinese dott. Floriano Rosina ha fatto il punto sulla prevenzione delle principali malattie gastrointestinali. Tra queste, ad esempio, il tumore del colon, che rientra nelle campagne di screening come prevenzione secondaria per individuare precocemente la lesione che può diventare tumorale. «In ambito gastroenterologico, in un soggetto con una familiarità per tumore dello stomaco – ha spiegato il relatore – è opportuna una gastroscopia, in quanto vi è la predisposizione che può favorire la cancerogenesi dell’helycobatter pylori, ma è anche utile in soggetti che sono affetti da reflusso gastroesofageo cronico in quanto il 30-40% dei casi va incontro ad un danno della mucosa dell’esofago (esofago di Barret). Una ulteriore prevenzione, soprattutto per il tumore del colon, consiste nel sottoporsi alla colonscopia tradizionale e, a questo riguardo, va detto che il polipo del colon rappresenta lo stadio iniziale di sviluppo della forma tumorale; considerando nel contempo altre formazioni polipoidi che sono ulteriori lesioni di carattere ostruttivo (occlusione intestinale), emorragie, etc.».

Ma perché occuparsi del tumore del colon? Secondo il clinico perché è il secondo tumore più frequente in Europa, e perché ancora elevata è la percentuale di mortalità (50% dei soggetti diagnosticati in fase avanzata): se non occlude e se non anemizza è praticamente un tumore asintomatico, e questo determina sì un vantaggio dal punto di vista del benessere generale ma nello stesso tempo non favorisce l’individuazione per una diagnosi precoce; oltre al fatto che questo tipo di tumore aumenta con l’avanzare dell’età. «Sempre in fatto di prevenzione – ha concluso Rosina – è consigliabile una alimentazione ricca di frutta e verdure e povera di carni rosse, ed evitare il sovrappeso. Sottoporsi allo screening promosso dalle proprie Asl per la popolazione, ricerca occulta nelle feci, con il beneficio della riduzione del rischio di mortalità del 15-30%, e se sottoposti alla rettosigmoidoscopia il rischio si riduce del 27%. Ma non meno importante è la steatosi epatica (fegato grasso), presente in soggetti per lo più in sovrappeso e affetti da diabete, in quanto potrebbe degenerare in cirrosi e in un tumore».

Ma quali i segreti della longevità? Un aspetto, questo, appetibile del genere umano tenendo presente che non esistono “elisir” di lunga vita ma, come ha rammentato lo psicologo e naturopata Angelo Musso, la nostra salute è regolata dalle risposte del nostro sistema immunitario, e negativamente condizionata dagli “alterati” fattori ambientali che possono in qualche modo influire; nonché stili di vita non adeguati, alimentazione non corretta, eccessivo stress, e una dieta ipercalorica. «Per non parlare, poi – ha precisato –, delle demenze e dei disturbi vascolari e delle innumerevoli tossicità. Mentre sono utili la riabilitazione cognitiva da parte di psicologi, la musico-terapia di gruppo in quanto il suono è il potere vibrazionale delle cellule nervose; come pure l’adozione di filosofie e di religioni, praticare sport e protendere verso un sano ottimismo come il pensare che c’é sempre una soluzione ad ogni problema che aiuta a vivere meglio…». Suggerimenti che richiamano il detto irlandese: «Vent’anni per crescere, quaranta per lavorare, e gli ultimi venti per essere felici».

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