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Albert Bruce Sabin: a vent’anni dalla scomparsa del grande scienziato

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Ricordare il pioniere del vaccino orale antipolio è un dovere per contribuire a combattere l’ignoranza e rendere il mondo intero polio free

di Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

Il 3 marzo di venti anni fa moriva per scompenso cardiocircolatorio, nella clinica Georgetown di Washington, il prof. Albert Bruce Sabin. Sconfisse in tutto il mondo la poliomielite realizzando un vaccino vivo attenuato in grado di provocare la formazione di anticorpi che debellino gli eventuali virus vivi della paralisi infantile presenti nell’organismo. «Un buon ricercatore deve avere un’enorme curiosità, tenacia e una grande onestà. Se una sua scoperta gli sembra troppo bella per essere vera, ci sono buone possibilità che non lo sia». Così Sabin, lo scienziato americano di origine polacca, si esprimeva ai giornalisti quando lo avvicinavano per intervistarlo sulla realizzazione del suo vaccino e sul perché non avesse mai ricevuto il nobel. A questo proposito in una intervista dichiarò: «Sono stato candidato diverse volte, ma evidentemente c’erano altri che lo meritavano più di me…». È stato uno dei più grandi ricercatori della medicina (della virologia in particolare) del secolo scorso. A lui l’intera umanità deve la preparazione del vaccino attenuato orale contro la poliomielite, che sviluppò a partire dalle ricerche sulla coltivazione dei virus in terreni cellulari. Dimostrò l’innocuità dei suoi virus attenuati assumendoli egli stesso e somministrandoli alle proprie figlie, e si impegnò, successivamente, nella diffusione del vaccino. Non è stato il primo contro la poliomielite, ma egli ha dimostrato (dopo non poche umiliazioni) importanti prerogative rispetto al precedente vaccino Salk a virus ucciso, tanto da farlo adottare soprattutto in molti Paesi in via di sviluppo, dove le condizioni ambientali e climatiche facevano della poliomielite una malattia altamente endemica e mortale.

Albert Sabin era nato nei ghetti di Bialystock, in Russia (oggi Polonia), il 26 agosto 1906. Figlio di un artigiano ebreo, emigrò a 15 anni in America. A 20 anni era uno studente modello di Odontoiatria alla New York University, ma dopo aver letto “I cacciatori di microbi” di Paul de Kruif, ne rimase affascinato tanto da cambiare Facoltà. Nel 1931 si laureò in Medicina e andò a lavorare all’Università di Cincinnati, nell’Ohio, e divenne assistente del dottor William Park. Ma perché scelse di studiare proprio la poliomielite? «Iniziai quasi per caso. – affermò più volte –Avevo appena terminato gli studi alla Facoltà di Medicina a New York, nel 1931. Un mese dopo scoppiò l’epidemia di polio. Avevo già fatto ricerche sulla poliomielite, una malattia che allora uccideva migliaia di persone… Fu il mio maestro, il dottor Park, a consigliarmi di studiare la polio (quindi non per mia scelta). Fu l’unica volta che feci qualcosa sotto suggerimento di qualcun altro, invece che per mia decisione». E fu proprio in questo periodo che il giovane virologo fece la sua prima scoperta, una scoperta che avrebbe rivoluzionato completamente le conoscenze del tempo sulla natura del virus poliomielitico. Allora si credeva che questo albergasse nel tessuto polmonare, essendo stato ripetutamente riscontrato a livello delle tonsille e della faringe; inoltre, pur essendo noto che esso compare frequentemente nelle feci dei pazienti infettati dal virus, i medici non pensavano che potesse vivere nell’intestino. Sabin dimostrò (nel 1939) che la sede prediletta del polio virus è proprio l’intestino, e che non si trattava pertanto di un virus “respiratorio” bensì “enterico”. Durante la seconda guerra mondiale lavorò come ufficiale medico dell’esercito americano, nel Pacifico, in Africa e in Italia; ma anche in Palestina, dove l’esercito lo mandò per studiare alcune malattie endemiche che colpiscono i soldati alleati di stanza nel Medio Oriente, e sua fu la realizzazione di tre vaccini contro altrettante forme di encefalite. In seguito realizzò il vaccino contro la poliomielite (che porta il suo nome), grazie al quale Germania Est, Russia, Polonia e Cecoslovacchia furono i primi Paesi al mondo a non avere più nessun caso nelle statistiche. Seppur con ritardo gli USA seguirono il nuovo corso e il 1962 e il 1963 furono gli anni della svolta e del riconoscimento scientifico dello scienziato polacco.

Albert Sabin, che nella sua lunga carriera aveva ricevuto quaranta lauree “honoris causa” in varie parti del mondo, fa parte di quella schiera di persone destinate a far breccia nel cuore della gente: per le sue caratteristiche di uomo, scienziato e filantropo, dopo la realizzazione del vaccino (dalla quale non ha mai voluto guadagnare un dollaro, rifiutandosi di brevettarlo per contenere così il prezzo e far sì che potesse giungere a chiunque), si è dedicato a vari importanti studi immunologici, per sconfiggere il cancro e il morbillo, seguendo la linea maestra che già gli diede la vittoria sulla polio: non tanto colpire il male, quanto attivare le difese organiche naturali. Poiché tutti dobbiamo morire, è stato una volta chiesto ad Albert Sabin: che differenza fa andarsene per cancro o per un infarto? «Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. – rispose semplicemente – La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi nel sonno senza soffrire». Per cinque anni consecutivi, dal 1985 al 1989, è venuto a Torino (che nel 1986 gli ha riconosciuto la Cittadinanza Onoraria) per partecipare ad una serie di “Incontri internazionali multidisciplinari sullo sviluppo”, durante i quali ci fu possibile parlargli, stargli accanto in diversi momenti della giornata, fruire della sua grande disponibilità e simpatia. Del grande scienziato, mancherà a molti il sorriso rassicurante, paterno. E a chi lo ha avvicinato (compreso chi scrive) mancherà anche quella stretta di mano, calda e forte. Per tutte queste ragioni ho voluto ricordarlo anche a nome di chi lo ha troppo presto dimenticato… Come pure intendo rammentare che la Nigeria, il Sudan,  il Pakistan e l’Afganistan sono i Paesi che ancora lottano per controllare la trasmissione del virus della polio, e che da tempo è in corso una campagna per la vaccinazione grazie a molti volontari, 12 dei quali in Nigeria sono stati uccisi dagli Islamisti che considerano la vaccinazione causa di infertilità. A noi tutti il pensiero di solidarietà, con l’invito a diffondere l’importanza della cultura della vaccinazione.

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