
di Erika Bastogi*
C’è una parola che il governo Meloni ha trasformato in arma giuridica: favoreggiamento. Favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Suona tecnico, neutro, burocratico. In pratica significa questo: se aiuti una persona migrante in difficoltà, rischi di essere denunciato.
Non è un’iperbole. È quello che sta accadendo.
I numeri
Nel 2024, 142 difensori dei diritti umani in Europa hanno affrontato procedimenti giudiziari per aver agito in solidarietà con i migranti. Di questi, 88 per attività legate al soccorso in mare. In media ogni processo dura circa tre anni.
Nel 2025 almeno 110 persone sono state sottoposte a procedimenti giudiziari in diversi Stati membri per aver agito in solidarietà con persone migranti. Le condotte contestate riguardano il soccorso in mare, la fornitura di beni di prima necessità, il trasporto di persone in difficoltà, l’assistenza legale o psicologica.
Tre anni di processo. Per aver dato da mangiare a qualcuno. Per averlo trasportato. Per averlo assistito psicologicamente.
Cosa si rischia concretamente
In molti casi, le persone coinvolte non sono attivisti strutturati, ma cittadini comuni o professionisti che, per lavoro o scelta personale, entrano in contatto con persone migranti.
Il reato di favoreggiamento è formulato in modo volutamente ampio. Nella pratica è stato contestato a:
— Volontari di ONG che salvano vite in mare
— Membri di equipaggio che non hanno rispettato le indicazioni sui porti di sbarco
— Persone che hanno trasportato migranti in macchina
— Chi ha distribuito cibo e vestiario in zone di frontiera
— Avvocati e operatori sociali che hanno fornito assistenza
Il trucco del processo
Un dato importante: oltre il 90% dei casi monitorati è ancora pendente o si è concluso senza condanna definitiva. Questo suggerisce che in molti casi la base giuridica delle accuse è debole — ma i procedimenti stessi costituiscono già una forma di punizione.
Leggilo di nuovo. Non servono condanne. Il processo è la punizione. Tre anni della tua vita, le tue risorse, la tua energia, la tua reputazione — tutto consumato per difenderti da un’accusa che probabilmente cadrà. Nel frattempo hai smesso di fare volontariato. Questo è l’obiettivo.
Un caso emblematico: la nave Ocean Viking, per la quale le sanzioni imposte tra il 2023 e il 2024 hanno comportato oltre 500 giorni complessivi di fermo operativo e più di un milione di euro di costi aggiuntivi. Fermare le navi non con le condanne — con i fermi amministrativi, le sanzioni, la burocrazia. Stessa logica.
Il decreto Cutro: la cornice legale
Il governo ha presentato il decreto Cutro come una risposta ai trafficanti di esseri umani. La realtà giuridica è più complessa — e più pericolosa.
Le pene fino a 30 anni si applicano al reato aggravato con morte come conseguenza — pensato formalmente per chi organizza e dirige traffici di migranti che culminano in una tragedia. Fin qui Gemini aveva ragione.
Ma c’è un elemento che cambia tutto: in Italia il reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare è punito senza alcuna eccezione umanitaria. Nessuna.
Significa che la legge italiana non distingue tra il trafficante che lucra sulle vite umane e il volontario che dà un passaggio a un migrante in difficoltà. Entrambi commettono favoreggiamento. L’eccezione umanitaria esiste in altri paesi europei. In Italia no. È una lacuna talmente grave che il Tribunale di Bologna ha sollevato la questione davanti alla Corte di Giustizia UE, chiedendo se questa assenza di esimente umanitaria violi la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Le pene per un operatore umanitario sono inferiori a quelle di un trafficante. Ma non esiste nessuna protezione legale per chi agisce per ragioni umanitarie. Sei perseguibile. Punto.
Perché riguarda tutti
Questo non è solo un tema migratorio. È un tema di libertà civile. Quando lo Stato decide che la solidarietà è un reato, sta dicendo qualcosa di preciso sulla società che vuole costruire. Sta tracciando un confine non tra legale e illegale, ma tra chi merita aiuto e chi no. Tra vite che contano e vite che non contano.
E una volta stabilito il principio — che aiutare qualcuno può essere reato — qualcosa si rompe in modo irreparabile. Non solo nel codice penale. Nell’anima di un paese.
La solidarietà non è un’ideologia. È la cosa più antica e istintiva che esista nell’essere umano. È quello che ti spinge ad allungare la mano quando qualcuno cade. È quello che ha tenuto in piedi le comunità nei momenti peggiori della storia — le guerre, le pestilenze, le carestie. Ogni civiltà degna di questo nome si è costruita su quel gesto: vedere l’altro, riconoscerlo, aiutarlo.
Quando uno Stato criminalizza quel gesto, non sta facendo politica migratoria. Sta facendo qualcosa di molto più profondo e molto più pericoloso: sta cercando di riscrivere cosa significa essere umani. Sta insegnando a guardare dall’altra parte. Sta allenando una società all’indifferenza come virtù civica.
E l’indifferenza, la storia ce lo ha insegnato ogni volta con il sangue, non si ferma mai a chi era il bersaglio iniziale.
- (già fondatrice di spin___killer)




