L’articolo, è tratto da “Scomode Verità” e redatto da Alessandro Di Battista
L’8 novembre del 2000 veniva assassinato dalle forze di occupazione israeliane un bambino palestinese di 15 anni nei pressi del valico di Karni, un valico tra Gaza e Israele ormai chiuso da anni. Si chiamava Faris Odeh.
Faris Odeh divenne il simbolo della resistenza popolare palestinese quando venne immortalato mentre lanciava una pietra verso un carro armato israeliano. Quella foto venne scattata il 29 ottobre del 2000.
Faris Odeh era nato a Gaza City, quando la Striscia era occupata da Israele. Quando esplose la seconda Intifada decise di partecipare agli scontri con gli occupanti sionisti. Il padre glielo proibì; una volta addirittura lo chiuse in casa per evitare che andasse in prima linea, ma Faris Odeh fuggì dalla finestra. In quei giorni sua madre era preoccupatissima: lo cercava in continuazione e lo trovava sempre in prima linea a lanciare pietre ai soldati israeliani. Da una parte l’esercito più potente del Medio Oriente, con carri armati sofisticatissimi, e dall’altra ragazzini con le pietre. Questa è la realtà da decenni in Palestina.
Il 29 ottobre 2000, come detto, il fotografo dell’Associated Press Laurent Rebours scattò la fotografia che lo rese famoso in tutto il mondo.
Quando, il 1° novembre del 2000, il cugino diciassettenne di Odeh, Shadi, un poliziotto palestinese, venne ucciso durante uno scontro con gli israeliani, Faris giurò che si sarebbe vendicato.
Una settimana dopo, esattamente l’8 novembre di 25 anni fa, mentre si chinava per raccogliere una pietra, Faris Odeh venne assassinato da un cecchino sionista con un colpo al collo.
I suoi compagni riuscirono a prendere il corpo e a trasportarlo in ospedale solo un’ora dopo, ma era già morto. I terroristi sionisti da decenni ammazzano bambini e ragazzi palestinesi. La storia non è iniziata il 7 ottobre.