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A Torino manifestazioni, testimonianze, proposte e stimoli con lo sguardo amorevole verso l’infanzia

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Luci che illuminano un cammino verso la libertá attraverso i segni della speranza e della pace 

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico e volontario in ambito sociale)

Anche quest’anno è trascorso tra molte iniziative dalla valenza sempre artistica e sociale all’interno della Casa Circondariale (C.C.) Lorusso e Cutugno, nella assidua frequenza dei volontari dell’Associazione “La Brezza” (onlus), presieduta da Lucia Sartoris Ferrero, a fianco di un gruppo di persone detenute che sempre più si cimentano nell’arte pittorica, scultorea e di intrattenimento letterario. A coronamento di fine anno è in previsione un evento che va sotto il titolo di “Scambi di luce” che si terrà il 4 dicembre (alle ore 15.00) presso l’Ufficio del Turismo di Torino (via Garibaldi angolo piazza Castello). In tale occasione verranno offerte le lampade dal direttore della C.C. Giuseppe Forte, dal Presidente del VSSP Silvio Magliano, dal cantautore romano Niccolò Fabi e dai volontari, lampade realizzate nei vari padiglioni del penitenziario dalle persone  detenute che frequentano i laboratori di espressività; oltre un centinaio delle stesse verranno offerte ai vari negozianti di via Garibaldi e della città, che hanno aderito all’iniziativa, e che le esporranno per tutto il periodo natalizio come segno di speranza e di pace. «Il progetto “Scambi di luce” – spiega la presidente – è stato ammesso al Bando a scadenza unica indetto dal Centro Servizi per il Volontariato (VVSP), e rientra nella Campagna di promozione del “Volontariato una buona idea”, a cui ha aderito il cantautore romano Niccolò Fabi». L’iniziativa proseguirà alle ore 18.00 presso il Circolo dei Lettori in via Bogino n. 9 per la presentazione di un nuovo progetto (“Pullman Colorintesta”), continuità e finalità di quello precedente, da parte del direttore del carcere Giuseppe Forte, del presidente del VVSP Silvio Magliano, di Niccolò Fabi, della dr.ssa Emanuela De Vita, in rappresentanza dell’IVECO, e dell’architetto Emanuela Zutta, ideatrice  del progetto del giardino area verde, e dei volontari de’ La Brezza. «In tale occasione – spiega ancora Sartoris Ferrero – si richiederà alla cittadinanza di partecipare attivamente alla realizzazione del cortile area verde ubicato presso la Casa Circondariale di Torino, necessario a collocare e rendere fruibile il Pullman Colorintesta, dono dell’IVECO nel 2011, in seguito completamente ristrutturato nel laboratorio “Arte espressione del Sé” presso il padiglione “A”, rendendolo luogo di gioco e di cultura per i bimbi in visita ai propri famigliari detenuti, che successivamente diventerà Ludoteca della Città. Ed è così che il pullman COLORINTESTA è stato realizzato con amore e passione, pronto per essere collocato nell’area stabilita dalla Direzione (direttore Dr Giuseppe Forte, vice direttrice Dr.ssa Francesca Daquino), che desidero ringraziare unitamente a tutte le persone che hanno lavorato all’attuazione del progetto».

Rappresentazioni ancorché “avvalorate” dagli elaborati di alcune persone detenute partecipanti al laboratorio del padiglione “A”, dove insieme in una stanza/laboratorio, abbiamo dato spazio ad alcune “libere”riflessioni, espresse spontaneamente su un semplice pezzo di carta, dettate da quella ispirazione che in qualche modo ci accomunava, uniti dalla stesso sentimento e finalità: liberi di esprimere quello che il cuore ci dettava poiché lo stimolo era unicamente interiore, con il bisogno e il diritto di dire qualcosa per …qualcuno, per la collettività. Domenico ha scritto: «Avete mai visto gli occhi smarriti di un bimbo costretto dalle circostanze, aggirarsi nella sala colloqui di un carcere? Ore e ore di attesa per abbracciare un famigliare, ore passate in luoghi non adatti a lui. Eccolo, per lui, un pullman pieno di colori, di giochi e disegni non è altro che una premessa di un sorriso». Ha scritto, invece, Roberto: «Giornalmente nelle sale d’attesa, per andare a colloquio, ci sono tantissimi bambini che non sanno come passare il tempo. Riflettendo su questo nasce l’idea. Perché non creare uno spazio tutto loro dove potersi divertire? Ed allora si è pensato ad un pullman adibito a ludoteca. Nel luglio 2011 è arrivato qui in istituto un autobus dismesso delle linee urbane di Milano. La sua livrea era di un orribile color carota e macchie di ruggine facevano capolino in vari punti. È stato un amore a prima vista. Ci siamo rimboccati le maniche e lo abbiamo restaurato completamente, in attesa che venisse collocato in uno spazio più idoneo. Ma ahimè, questo spazio a tutt’oggi non è ancora disponibile e i bimbi continuano ad annoiarsi nelle sale d’attesa».

Altrettanto riflessive le espressioni di Francesco: «Il carcere con le sue storture e le zone d’ombra, la carenza di sensibilità… Chi vive la condizione di privazione della libertà non bada a se stesso…, piuttosto pensa ai propri figli o ai figli degli altri, alle famiglie, ai parenti. Con questo pensiero che corrode l’animo si è pensato di intervenire per alleviare l’attesa, anche solo per poco tempo, durante le visite dei famigliari ai propri congiunti. Ci è balenata l’idea di chiedere un pullman dismesso, da demolire. L’idea era buona! E così anche lo stesso istituto ha acconsentito alla “strana” richiesta. È stata una grande emozione vederlo arrivare, sbuffando l’esausto gasolio dallo scappamento. Per un certo periodo ha dato ricovero anche ad alcuni gatti del cortile. Abbiamo messo molto impegno nella sistemazione del pullman, poi è stato parcheggiato per diversi mesi. Con la stessa caparbietà con cui l’abbiamo desiderato: insistiamo e non demordiamo, affinché venga sistemato nel luogo appropriato, per la gioia dei bambini». Più sintetico il contributo della volontaria Chiara: «Che un luogo di detriti si riveli, tra il cigolio di un’altalena e qualche capriola, uno spazio fatto di gioco ed entusiasmo. Vedere come del sogno trattenga l’immaginazione e della vita l’intenzione».

La volontaria Lucia, ha scritto: «Un desiderio comune, come rendere gioioso l’Ufficio Colloqui dell’Istituto, e per questo sono nati disegni, pannelli pieni di colore; successivamente il giornalino Colorintesta, e poi un … luogo! Un luogo dove i bambini possano giocare con i volontari che da anni li intrattengono nell’Ufficio Colloqui. Inizia così un sogno: perché non un pullman dove poter giocare, leggere, dipingere? Da qui la richiesta della volontaria Anna Maria Ainardi all’IVECO, anzi prima l’idea/sogno portata alla Direzione e in seguito l’approvazione e la condivisione dell’allora direttore Pietro Buffa, quindi la donazione dell’IVECO. Arriva il pullman in un giorno di pioggia all’interno della Casa Circondariale nel luglio 2011. Tante le persone del laboratorio di espressività artistica del padiglione “A” che lavorano a quel pullman arrugginito. Giorni e giorni di impegno per dare a quel sogno la massima bellezza in grado di trasmettere gioia e allegria ai bimbi che qui vengono in visita ai propri famigliari. E il luogo dove collocarlo non sarà solo una piazzola, ma un giardino con giostre e altalena per poter giocare anche d’estate e non solo con i volontari, ma anche con i propri cari».

Affiancandomi alle persone detenute e ai volontari de’ La Brezza, più modesto e conclusivo il mio personale contributo volto a “sostenere” l’iniziativa, valorizzarla e diffonderla, che qui riproduco: «L’esperienza di un vissuto, se messa in pratica, assume un significato di concretezza e utilità specie se il contesto è sociale e umanitario, come ad esempio, la realizzazione di un mezzo che “ospita” figure animate e vivaci per un fantasioso intrattenimento pedagogico. Significativa è la collocazione del pullman “dismesso” all’interno della C.C. Lorusso e Cutugno, che ben si presta a questo scopo, un’opera che vanta il merito della sua presenza in questo Istituto, contribuendo ad un rapporto, sia pur di breve durata, tra persone che vivono nello stesso momento un’esperienza di particolare impegno emotivo e psicologico. Per questo, colori e fantasie che scorrono sulle pareti interne di questo mezzo, un tempo in giro per il mondo, l’essere abitato da piccoli “visitatori” oltremodo testimonianza di ulteriore sofferenza, ma anche di insegnamento e speranza per un ritorno alla vita insieme. Si tratta, a mio parere, di “rivalorizzare” la Persona, perché in essa c’è la sua dignità. Ecco, la dignità: un concetto che è sovente disatteso e sempre più “svalorizzato”; ed è bene ribadire che la dignità è un bene che accompagna l’uomo sin dalla sua venuta al mondo e mai si può estinguere”.

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