Foto by Uday Faisal
Oggi il giornale riporta quanto scritto da Alessandro Di Battista nella newsletter della sua associazione, “Schierarsi”, che mostra la recente situazione a Gaza, anche grazie alle notizie del corrispondente di Al Jazeera, Hani Mahmoud. L’orrore non ha fine ed è evidente, ormai, che i palestinesi debbano essere tutti eliminati. (F.L.)
Continua la mattanza dei bambini e dei giovani palestinesi. Tre giorni fa la donna, madre e cristiana (costretta dai bombardamenti dell’unica chiesa cattolica di Gaza), ha condannato gli “ingiustificabili attacchi israeliani contro la popolazione”. Poi è tornata a rifugiarsi nel suo consueto silenzio che gronda del sangue dei bambini palestinesi.
Lei sta zitta mentre le bestie di Satana sioniste uccidono. Soltanto ieri i soldati dell’IDF (la peggiore organizzazione terroristica al mondo) hanno ucciso oltre 100 civili palestinesi. 40 di questi erano in attesa di un po’ di farina.
Il corrispondente di Al Jazeera, Hani Mahmoud, ha detto che molti feriti arrivati all’ospedale Nasser presentavano sui loro corpi ferite compatibili con attacchi di droni riempiti di chiodi. “I missili lanciati dai droni sono pieni di chiodi, metalli e schegge che esplodono ad alta velocità, causando emorragie interne. Questi attacchi sono in aumento e prendono di mira grandi folle, nei mercati o mentre fanno la fila per l’acqua”.
Avete letto bene. Israele lancia droni pieni di chiodi per ferire (dunque uccidere, visto il collasso del sistema sanitario di Gaza) più civili possibile e risparmiare munizioni. Li vogliono semplicemente uccidere tutti.
Mentre a Gaza si consuma il genocidio, in Cisgiordania va avanti la pulizia etnica. Ieri è stato ammazzato un ragazzo di quattordici anni. Si chiamava Amro Kabah. È stato ucciso a Yabad, Cisgiordania settentrionale, da soldati israeliani che – come riportato da Haaretz (giornale israeliano) – hanno aperto il fuoco e poi hanno impedito ogni soccorso.
I terroristi israeliani hanno ostacolato l’ambulanza, impedendole di raggiungere il ragazzo. Il padre ha provato a salvarlo, a raggiungerlo, a chiamarlo. Lo hanno aggredito. Lo hanno arrestato. Sì, hanno arrestato il padre di un ragazzino in fin di vita, colpevole di volerlo abbracciare, di volerlo salvare. Solo dopo l’arresto del padre, l’ambulanza ha potuto finalmente avvicinarsi ad Amro. Ma era troppo tardi. È stato dichiarato morto poco dopo il trasporto in ospedale.
Poi l’IDF ha sigillato con blocchi di cemento l’ingresso del villaggio di Yabad. Come a dire: punizione collettiva per chi vive lì. Per chi ha il torto di esistere, di respirare da palestinese.




