Il prof. Sabin con Bodini
Lettera-ricordo di chi lo ha conosciuto e non lo ha mai dimenticato

Caro Prof. Sabin, scrivere una lettera a Te, che ormai hai conquistato la pace eterna, può sembrare anacronistico, se non addirittura assurdo. Ma l’intenzione che coltivo da quando ci hai lasciati supera questo aspetto apparentemente utopistico. Da quando Ti ho conosciuto negli anni ’80 – precisamente dal 1985 al 1989 – invitato più volte a Torino per presiedere importanti convegni scientifici, conservo di Te il ricordo più bello e profondo, un ricordo che la mia mente e il mio cuore difficilmente riusciranno a rimuovere, nonostante il tempo trascorso.
Avendo seguito le molteplici relazioni che hai presieduto, onorando il folto pubblico e i Tuoi esimi Colleghi provenienti da ogni parte del mondo, il mio coinvolgimento – da profano, sia pur agli esordi del giornalismo – mi ha fatto entrare timidamente in un mondo vastissimo, all’interno del quale la Tua autorevolezza si è imposta con rigore non solo scientifico, ma anche, se non soprattutto, umano.
Ricordo gli scroscianti applausi non solo al Tuo ingresso nelle platee congressuali, ma anche ogni volta che prendevi la parola per rievocare qualche passo del Tuo rigoroso iter scientifico, sempre accompagnato da un monito ai potenti del mondo affinché adottassero il Tuo prodigioso vaccino e potesse giungere a tutti i bambini del pianeta. Il Tuo rimprovero-invito era sempre pacato, privo di acredine, perché gli astanti comprendevano la bontà del Tuo messaggio. Non a caso fosti invitato più volte a portare la Tua testimonianza, rievocando il frutto dei sacrifici condivisi con i Tuoi esimi Collaboratori.
Ogni volta giornalisti e curiosi Ti avvicinavano per un’intervista, una dichiarazione, o anche solo per una foto ricordo: richieste alle quali, con umiltà e spontaneità, non Ti sei mai sottratto.
Fra quei momenti, in occasione di una pausa congressuale nel 1986, fosti ospite in Comune per festeggiare il Tuo 80° compleanno. Fu proprio in quell’occasione che ebbi la “fortunata” opportunità – in realtà un mio desiderio profondo – di poterti avvicinare, sentendo il bisogno-dovere di ringraziarTi idealmente a nome dell’umanità intera per il beneficio da Te donato… non avendo voluto brevettare la Tua scoperta.
Ricordo di essermi presentato così: «Buongiorno, Prof. Sabin. Sono un poliomielitico di prima dell’avvento del Suo vaccino, e volevo idealmente ringraziarLa a nome della collettività». Con un sorriso paterno mi hai risposto: «E adesso come stai?». «Bene, grazie», dissi.
In quell’istante il fotoreporter scattò due immagini che conservo gelosamente come ricordo imperituro. Da allora mi sono dedicato alla conoscenza approfondita della storia della poliomielite in tutti i suoi percorsi, come pure delle varie fasi della Tua vita umana e professionale. Oggi, senza tema di smentita, posso ritenermi un Tuo biografo.
Negli anni mi sono attivato per ricordare ovunque il Tuo nome, la Tua storia, la Tua scienza e soprattutto la Tua bontà. A pieno titolo, ritengo Tu possa essere annoverato tra i massimi esempi dell’evergetismo: quella forma di filantropia non fine a se stessa, ma animata dal più totale coinvolgimento verso il bene comune… nonostante molti tendano a dimenticare.
Dal 1993 so che riposi nel cimitero di Arlington, accanto alla Tua ultima compagna di vita, Heloisa, che – è bene che il popolo lo sappia – ha continuato a dar vita alla ricerca ispirata dal Tuo esempio. Fu co-fondatrice dell’Heloisa Sabin Foundation, uno dei membri fondatori del Sabin Vaccine Institute, ricoprendo il ruolo di fiduciaria e poi fiduciaria onoraria dal 1993 al 2016.
Oggi, 3 marzo, a trentatré anni esatti dalla Tua scomparsa, ho voluto ricordarTi scrivendoTi idealmente questa mia breve lettera, con l’auspicio che le future generazioni di medici possano conoscerTi… e magari diventare Tuoi discepoli.
Con affetto, Ernesto Bodini




