Ci sono 200 miliardi di galassie ma il cielo notturno è buio: perché?

Ci sono 200 miliardi di galassie ma il cielo notturno è buio: perché?

 

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Sulla grandezza spropositata dell’universo ormai non ci sono più dubbi e neanche sul numero di galassie esistenti e osservabili al momento il quale dovrebbe aggirarsi tra i ben 100-200 miliardi.

E se invece non fosse così?

Un team internazionale di astronomi, guidato da Christopher Conselice, professore di astrofisica presso la University of Nottingham, nel Regno Unito, è riuscito a dimostrare che, in realtà, il numero di galassie osservabili si aggirerebbe tra i 2 bilioni di miliardi vale a dire duemila miliardi.
Un numero ancora più sbalorditivo che aumenta l’altrettanta sbalorditiva immensità dell’universo sopratutto se si pensa che, con gli strumenti tecnologici attuali, siamo capaci di studiare direttamente solo il 10% di questo impressionante numero di galassie mentre le altre resteranno ignote fino a quando non saremo in grado di sviluppare strumenti più potenti. La notizia è stata annunciata nella rivista scientifica Astrophysical Journal e il modo con cui sono riusciti a giungere a questa conclusione è sorprendente. Gli scienziati hanno, infatti, combinato i dati e le immagini catturati da Hubble con quelli provenienti da studi e ricerche precedenti e le hanno in seguito convertite in un modello tridimensionale, con lo scopo di effettuare misure accurate del numero di galassie in momenti diversi della storia dell’Universo. Il ricorso a nuovi modelli matematici ha poi permesso agli scienziati di inferire l’esistenza di galassie che l’attuale generazione di telescopi non è ancora in grado di osservare.
Gli scienziati hanno, infine, ”riavvolto” la storia dell’Universo fino a 13 miliardi di anni fa, osservando che le galassie non si sono distribuite uniformemente nel tempo. Svariati miliardi di anni or sono, per esempio, nel giovane Universo c’erano 10 volte più galassie in un dato volume di spazio di quante ve ne siano all’interno di un volume simile oggi. La maggior parte di queste erano relativamente piccole e deboli, con masse simili a quelle delle galassie satelliti che circondano la Via Lattea.
“Questo è molto sorprendente in quanto sappiamo che, nel corso dei 13,7 miliardi di anni di evoluzione cosmica dal Big Bang, le galassie sono cresciute attraverso la formazione di stelle e fusioni con altre galassie”, ha spiegato Christopher Conselice, responsabile del progetto. “Trovare più galassie in passato implica che deve essere avvenuta una significativa evoluzione per ridurre il loro numero attraverso la vasta fusione dei sistemi”.
Oltre a ciò lo studio risponde al paradosso di Heinrich Wilhelm Olbers  l’astronomo tedesco che  agli inizi del 1800 si chiese: “Come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’universo?”.
Il team di ricercatori è riuscito alla fine a trovare una risposta adeguata ovvero:  anche se vi è una tale abbondanza di galassie che, in linea di principio, ogni punto del cielo ne contiene una parte, la maggior parte di queste sono invisibili all’occhio umano e anche dei telescopi moderni a causa di una serie di fattori: lo spostamento verso il rosso della luce, la natura dinamica dell’Universo e l’assorbimento della luce da parte della polvere e dei gas intergalattici. Come dire: “c’è luce, ma noi non la vediamo”.

Lorenzo Toninelli

 

Fonte: Wired.it

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