33 anni fa la chiusura del Giornale di Calabria : un dibattito per ricordare questo “delitto editoriale”

33 anni fa la chiusura del Giornale di Calabria : un dibattito per ricordare questo “delitto editoriale”

Riceviamo e pubblichiamo:

 

8 luglio 1980 ,”delitto editoriale” in Calabria. 33 anni dopo la chiusura del Giornale di Calabria dibattito sull’informazione.

“Sto venendo a consegnarvi le lettere di licenziamento”. Era il  pomeriggio di un torrido sabato di  inizio luglio del 1980, quando  rimasi gelato dalla “doccia fredda” della  telefonata del  commercialista  Di Donna, Amministratore  della GISI srl, editrice  del “Giornale di Calabria”. Il direttore Ardenti era in ferie. Per questo Di Donna parlò con me, che ero il Capo Redattore del giornale. Sapevamo che c’erano dei problemi. Non immaginavamo un provvedimento così drastico. Doloroso. Era l’inizio della fine di una esperienza editoriale che 33 anni dopo continua ad essere al centro dell’attenzione. Il 14 settembre, per iniziativa di Giosi Mancini, figlia del grande leader della sinistra italiana Giacomo Mancini, che ha fatto nascere il quotidiano calabrese,  si terrà un “Incontro all’Aria Rossa“  su “Giornali e informazione in Calabria, da ”Il Giornale di Calabria” ad oggi”. Paolo Guzzanti parlerà del suo ultimo libro e del suo impegno professionale come Capo Redattore del quotidiano. Scrive Giosi: ”Paolo Guzzanti nel libro ”Senza più sognare il padre” dedica alla nascita de ”Il Giornale di Calabria” pagine importanti e narra l’esperienza vissuta nella sede di Piano Lago dal 1973 fino a quando Eugenio Scalfari lo assunse a Repubblica, nel 1976. Oltre 40 anni da allora…cosa è cambiato in Calabria nella stampa e nei giornali?”.

Il  “Giornale di Calabria” è stato eliminato perché troppo scomodo. Aveva affrontato con grande coraggio i problemi più gravi della Calabria, dalla cementificazione delle coste alla  crisi occupazionale, dalla paralizzante presenza della criminalità organizzata ai ritardi nella realizzazione delle infrastrutture necessarie per lo sviluppo economico. Battaglie di civiltà in difesa delle donne. Impegno costante per la crescita culturale e la nascita dell’Università della Calabria. Grandi inchieste firmate da Paolo Guzzanti, Antonio Di Rosa, Francesco  Faranda, Pantaleone Sergi. Un progetto editoriale innovativo. Giornale che faceva opinione. I lucidi  editoriali  del direttore Piero Ardenti davano al quotidiano autorevolezza e prestigio. In costante crescita il numero dei lettori. Una positività calabrese che è stata interrotta bruscamente con  un “delitto editoriale”  che ancora oggi grida vendetta. Giornalisti e tipografi si sono opposti con tutte le loro forze  alla chiusura. Inutilmente. La Sir di Rovelli, proprietaria della testata, era entrata in crisi dopo le inchieste della magistratura sull’impiego dei finanziamenti ricevuti dallo Stato. L’aveva rilevata l’Eni. Vicepresidente era il cosentino Leonardo Di Donna, fratello dell’amministratore della GISI. La “Nuova Sardegna”, pure di Rovelli, venne salvata. Il Giornale di Calabria no. Quattro mesi di autogestione non sono bastati per impedire la fine.

Quella del “Giornale di Calabria “ è stata indubbiamente una importante esperienza di informazione regionale. Che ha lasciato il segno. Ha rotto il monopolio della Gazzetta del Sud, quotidiano che si stampava a Messina. Ha dato la possibilità a tanti giovani  di diventare giornalisti e di  iniziare un cammino che li ha portati ai vertici dell’informazione nazionale, sia nella carta stampata che in tv, nella radio e nelle agenzie di stampa. Quante firme prestigiose dalla “nidiata di Piano Lago”!  Il giornale l’aveva voluto Giacomo Mancini, un  illuminato uomo politico che guardava molto lontano. Lo sviluppo di una regione si costruisce con seri investimenti sull’industria culturale. Il “Giornale di Calabria” con l’Università della Calabria  davano  perciò concretezza a questa idea. Eravamo all’inizio degli Anni Settanta. Si parlava di programmazione economica e si agiva. Con decisione. Più fatti. Meno parole. Il 1° aprile 1972 arrivava nelle edicole calabresi il primo numero del Giornale di Calabria, stampato a Roma, nella tipografia di Momento Sera. Dopo 15 mesi, il 31 luglio 1973 usciva dalla rotativa di Piano Lago di Mangone (Cosenza) la prima copia del giornale stampata in Calabria. Il direttore Piero Ardenti  aveva così titolato il suo  editoriale: “SIAMO IN CALABRIA”.

Questo il testo:  

“Questo è il primo numero del nostro quotidiano che esce in Calabria: dall’aprile 1972 ad oggi sono trascorsi circa quindici mesi, necessari per superare le grandi difficoltà tecnico organizzative inerenti al funzionamento, pieno, della tipografia di Piano Lago. Né si può dire – e ne sono testimoni tutti coloro che hanno lavorato in queste ultime  frenetiche ore con noi – che ogni difficoltà sia stata superata completamente e nel migliore dei modi.

 Stiamo lavorando, infatti, in condizioni difficili, rese più ardue da compromessi tecnici che abbiamo dovuto adottare, da soluzioni di emergenza, in attesa di una sistemazione definitiva di opere che non dipendono da noi, o dalla nostra volontà, ma dalla condizione in cui si deve operare nella regione sotto il profilo dell’organizzazione industriale.

I lettori vorranno, a questo proposito, scusare errori, imperfezioni, sbavature della cui esistenza siamo consapevoli per primi: ma l’alternativa a questi errori, a queste deficienze tecniche, era ed è ancora oggi la sospensione dell’uscita del giornale in Calabria sino alla fine di settembre, o ancora dopo. Abbiamo scelto, invece, la via dell’uscita dopo aver apprestato le soluzioni più immediate, urgenti e fondamentali: alla perfezione tecnica – ammesso che sia raggiungibile – arriveremo strada facendo e con l’appoggio di tutta l’opinione pubblica.

Ma, come direttore del giornale, devo anche ricordare che la decisione di stampare nella nostra sede tipografica il giornale, ribadendone quindi chiaramente il carattere regionale e calabrese – come abbiamo sempre coerentemente sostenuto dal primo giorno di vita – ha avuto carattere prioritario e precedenza assoluta.

Questo per chiudere definitivamente certe polemiche esterne che non hanno avuto senso. Non vi è stata, nella nostra decisione, altra preoccupazione se non quella di tenere fede agli impegni assunti dal primo numero, alle sollecitazioni che ci sono pervenute da ogni settore pubblico della vita regionale, fosse esso politico, amministrativo, sindacale.

Un giornale vive e si sostanzia di coerente fedeltà agli impegni programmatici che esso si pone, e pone ai suoi lettori: il nostro impegno principale è sempre stato quello di creare un giornale “regionale”, fatto materialmente in Calabria, che potesse quindi collaborare attivamente al decollo della regione. Mantenere oggi questo impegno, crediamo, significa assolvere fedelmente all’impegno che ciascuno di noi ha preso con se stesso e con gli altri al momento stesso in cui ha iniziato la propria attività nel “Giornale di Calabria”.

Gli altri problemi sono a questo subordinati.

Per circa quindici mesi abbiamo portato avanti un discorso sulla Calabria che ha oggettivamente risentito, in sede tecnico-organizzativa, delle distanze, delle difficoltà logistiche inerenti ai problemi della stampa provvisoria del giornale a Roma. Ora superiamo questa fase: le dimostrazioni di solidarietà, di consenso, che ci sono venute da ogni  ambiente per queste decisioni ci hanno commosso, perché hanno confermato l’attaccamento dei calabresi ad un giornale che essi considerano già “loro” e che deve diventare sempre più espressione degli interessi della regione e delle sue popolazioni, e può divenirlo nella misura in cui  in cui – materialmente – esso sia realizzato in Calabria.

Proprio a questo plebiscito di consensi ci riallacciamo per chiedere comprensione per i nostri difetti: il decollo di una regione non è mai facile, le difficoltà di un’impresa qualsiasi(anche editoriale) confermano le deficienze delle infrastrutture regionali ai fini dell’industrializzazione. Ma queste deficienze possono e debbono essere superare con atti di coraggio.

E’ quello che facciamo, con questo primo numero calabrese.

Da oggi, quindi, questo giornale è ancora più “calabrese”. E vuole esserlo giorno per giorno sulla più stretta collaborazione con la pubblica opinione regionale”.

Dal primo numero calabrese  del  31 luglio 1973alla chiusura  a metà ottobre del 1980. Amara conclusione di un sogno stupendo. L’8 luglio 1980 la prima pagina del “Giornale di Calabria” dava la brutta notizia:Scatta oggi il provvedimento della GISI. Giornalisti e poligrafici in cassa integrazione”. E poi il titolo a caratteri cubitali, in rosso: IL GIORNALE DEVE VIVERE ! , con questo occhiello:” Uno strumento essenziale per la nostra regione”. Quindi il comunicato dell’assemblea dei lavoratori ed una nota informativa del direttore Ardenti. 

La Calabria ha bisogno della sua voce democratica.

Il Giornale deve vivere. Perché una regione senza un quotidiano è una realtà monca. Certamente senza una sua autentica voce. Sicuramente subalterna. Inevitabilmente soggetta agli altri. La Calabria ed i calabresi tutti questo lo sanno. L’hanno imparato in questi primi nove anni di vita della testata quando hanno puntualmente trovato il LORO quotidiano nelle edicole. Sempre puntuale agli appuntamenti più importanti.

Quelli a fianco dei lavoratori in lotta(dai tessili ai chimici, agli elettrici, agli edili, ecc.) dei giovani in cerca di una prima occupazione, delle battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto), dello sviluppo economico e sociale della regione(infrastrutture civili ed industriali) e di quello culturale (Università della Calabria), della difesa del grande patrimonio delle sue coste e delle sue zone interne, della lotta contro la repressione del dissenso e contro la delinquenza organizzata e la mafia. Della crescita civile e democratica della regione. E infine della presenza costante sulla trincea dell’antifascismo,dalla vicenda dell’assassinio di Adelchi Argada a quelli più recenti dei militanti comunisti Valarioti e Losardo.

In questi nove anni di vita il Giornale di Calabria è per tutto questo diventato di fatto e non solo nella etichetta, il quotidiano dei calabresi.

E’ per questo motivo che i giornalisti ed i poligrafici del “Giornale di Calabria” vogliono che il giornale non interrompa le sue pubblicazioni. Perchè vogliono che la Calabria mantenga la sua voce democratica. Per questo sono impegnati con tutte le loro energie in questa lotta. Perché il giornale deve vivere.

L’assemblea dei lavoratori

***

Questa la comunicazione ai lettori scritta dal direttore Ardenti.

CONTINUEREMO CON IL NOSTRO IMPEGNO DI SEMPRE

Nella giornata  di ieri,giornalisti e tipografi del “Giornale di Calabria” sono stati impegnati da una serie di riunioni sul futuro di questa testata. I nostri lettori sanno che il giornale attraversa una fase difficile caratterizzata da un passaggio di proprietà su cui si sta discutendo a Roma e sulle cui modalità di effettuazione sono impegnate anche le organizzazioni sindacali nazionali sia dei giornalisti che dei tipografi.

In attesa che questo passaggio si concretizzi la GISI srl , editrice dall’aprile del 1972 della testata, è stata messa in liquidazione, per cui debbono anche attuarsi le procedure di legge richieste in simili casi.

Giornalisti e tipografi ritengono che sia necessario, comunque, non perdere neppure un giorno nell’uscita delle pubblicazioni anche per garantire il carattere pluralista dell’informazione in Calabria.

Questa esigenza comporta l’uscita anomala del numero di oggi, iniziato nella tarda serata in tipografia.

Nella giornata di oggi saranno definite, in accordo con le organizzazioni nazionali dei sindacati, le modalità di uscita del giornale nei prossimi giorni e la possibilità stessa che esso esca per far fronte agli impegni editoriali e alle esigenze di una corretta informazione dei calabresi, ai quali chiediamo di comprendere  le ragioni di questo impegno e di sorreggerci con il loro appoggio.

Il “Giornale di Calabria” deve vivere:che questa esigenza sia concreta risposta a tutte le solidarietà che abbiamo ricevuto ci pare fuori dubbio e fuori discussione. In questo momento vi chiediamo di trasformare la solidarietà verbale in solidarietà operante acquistando il giornale anche se esso, oggi, esce con un contenuto di emergenza. E’ un contenuto realizzato in maniera affrettata da tipografi e giornalisti, ma esprime chiaramente la loro e la vostra volontà.

Grazie a tutti dell’appoggio che ci viene dato e che ci verrà dato, anche, speriamo, nei prossimi giorni.

Ai lettori il nostro saluto e la testimonianza del nostro impegno che intende concretizzarsi anche domani e nei prossimi giorni in maniera più articolata e tradizionale per un quotidiano”.

Il “passaggio di proprietà” auspicato, purtroppo non c’è stato. Non è mai mancato l’impegno  dei giornalisti, dei tipografi e dei lettori che nei mesi della difficile autogestione hanno continuato ad acquistare il giornale ,crescendo di numero giorno dopo giorno. A metà ottobre la sospensione delle pubblicazioni. Scarseggiava la carta, in via di esaurimento le scorte di inchiostro, di piombo e di gasolio. Dal tetto, che aveva bisogno di urgenti e costosi lavori di manutenzione l’acqua “scendeva” nelle stanze. L’assemblea decise lo stop, auspicando il concreto intervento di quanti avevano espresso ampia solidarietà. Per questo non ci fu nessun “messaggio di addio a lettori” sull’ultimo numero stampato a Piano Lago. Dall’ottimismo all’amara constatazione che non c’erano più le condizioni per la ripresa. E questo perché  le parole  non sono diventate fatti. Come avviene frequentemente in Calabria. La sospensione si tramutò in chiusura definitiva. E la voce scomoda venne messa per sempre a tacere!

Domenico Logozzo

(nella foto)

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